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C.r. Puglia 01.12.17
TIPO FILE: Video
Revisione
Speaker : PRESIDENTE.
Buongiorno a tutti. Prima di procedere con l’ordine del giorno, diamo per approvato il verbale della seduta precedente.
Ha chiesto congedo Saverio Congedo.
A seguito del coordinamento formale è stato necessario riscrivere il primo periodo del comma 1 dell’articolo 8 dell’atto n. 37, la legge regionale dell’altro giorno. Ai fini della pubblicazione della legge ho necessità di leggere la riscrittura dell’articolo 8 (Consultazione): “Il dialogo, il confronto, la consultazione, ogni altra manifestazione di interessi in quanto produttivo di collaborazione tra Regione Puglia e associazioni di categoria, le strutture anche singolarmente intese, nonché le associazioni che rappresentano interessi collettivi diffusi o sociali anche di singola materia sono previsti e tutelati dalla presente legge. Quindi, è aperta a tutti coloro che dimostrino, attraverso idonea documentazione, di tutelare gli interessi di un numero di persone almeno pari a 60”.
Questo prescrive l’articolo 48 del Regolamento interno. Non dobbiamo fare nessun adempimento. Il relatore è d’accordo.
Procediamo con i punti all’ordine del giorno.
Il primo punto è l’ordine del giorno sul servizio idrico integrato, a firma di Colonna ed altri. Questo serve per concludere la procedura sulla sessione monotematica sull’Acquedotto.
Procediamo al voto. Si può votare contro. L’importante è che votiamo. Collega Pendinelli, voti contro, altrimenti viene meno il numero legale. Non fate i bambini.
Presenti 29, votanti 27, favorevoli 20, contrari 7, astenuti 2.
È approvato.
Passiamo al secondo punto all’ordine del giorno: monotematica su “Vertenza ILVA”.
La parola al primo firmatario della richiesta, collega Liviano D’Arcangelo.
Chiedo al pubblico di fare un pochino di silenzio. Informo che qui non sono ammessi né applausi né interventi. Bisogna ascoltare, come farò io, silenziosamente il dibattito.
Prego, consigliere Liviano D’Arcangelo.
Speaker : LIVANO D’ARCANGELO.
Grazie, Presidente e consiglieri.
Devo dire la verità, avrei apprezzato in questo momento la presenza del Presidente Emiliano, che in qualche maniera è protagonista...
Speaker : PRESIDENTE.
Il Presidente Emiliano è impegnato in una riunione con la Confindustria regionale e mi chiede di poter cominciare. Arriverà fra poco. Sono le ore 12,30.
Speaker : LIVIANO D’ARCANGELO.
Ovviamente, ognuno sceglie le priorità che ritiene opportune. Tutte le priorità sono legittime, evidentemente.
Provo a fare una breve sintesi di questa importante vicenda legata all’ILVA, almeno una breve sintesi delle vicende recenti. Il 5 giugno 2017 il Ministro Calenda ha firmato il decreto che autorizzava i commissari straordinari del gruppo ILVA in amministrazione controllata a procedere all’aggiudicazione dell’azienda al gruppo acquirente Am InvestCo Italy S.r.l. avente come soci ArcelorMittal e il gruppo Marcegaglia, che in verità nel recente passato lo aveva già investito a Taranto, rinunciando, di fatto, alla sua attività imprenditoriale e lasciando a casa da ormai quattro anni numerosi dipendenti, che – detto per inciso – continuano ancora per poco a ricevere ammortizzatori sociali.
Oltre alla proposta del gruppo acquirente, c’era stata un’altra proposta di acquisto dal gruppo denominato Acciaitalia, capitanata dall’imprenditore italiano Jindal, di cui facevano parte, tra gli altri, anche Cassa depositi e prestiti e altri.
I criteri di aggiudicazione, cioè i criteri in virtù dei quali si è optato per il gruppo Mittal piuttosto che per l’alternativa, erano l’offerta del prezzo di acquisto, che aveva una valenza del 50 per cento per l’individuazione della proposta vincente, e poi il piano industriale, il piano occupazionale, il piano ambientale, che però hanno una valenza, nei criteri che hanno portato a scegliere quel gruppo acquirente vincente, decisamente inferiore secondo i criteri di valutazione del Governo.
Il 29 settembre il Governo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, ha emanato il piano ambientale relativo allo stabilimento ILVA che è stato considerato da ARPA Puglia, dalle associazioni ambientaliste e dagli enti locali incompatibile con la salute dei cittadini.
Il 6 ottobre 2017, con una lettera inviata ai sindacati, il gruppo vincente ha informato di volere occupare 10.000 dipendenti, di cui 7.600 a Taranto, a fronte dei 14.000 attuali, creando così di fatto un esubero di circa 4.000 dipendenti, di cui 3.300 dipendenti a Taranto, e di voler assumere ex novo questi 10.000 dipendenti, escludendo, almeno in prima battuta, la continuità del rapporto di lavoro intrattenuto con i dipendenti in relazione al trattamento economico e alle anzianità ed escludendo, altresì, il godimento dei diritti dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. I 4.000 lavoratori in esubero, secondo le indicazioni del Governo, sarebbero destinati a restare in carica con l’amministrazione straordinaria dell’ILVA, ai fini di effettuare le bonifiche all’interno della stessa, ma oltre le indicazioni del Governo non ci sono conferme da nessuna parte rispetto a questa ipotesi.
Successivamente, il gruppo acquirente ha dichiarato di accettare, dopo la trattativa del Governo con i sindacati, i livelli retributivi e le anzianità dei lavoratori assunti.
Il 16 novembre 2017 il Governo, su richiesta del Comune di Taranto, ha istituito un tavolo specifico per l’ILVA di Taranto con i rappresentanti del Comune e della Regione. Il 28 novembre la Regione Puglia e il Comune di Taranto hanno presentato ricorso al TAR di Lecce avverso il piano ambientale. Il 29 novembre il Ministro ha dichiarato che se il TAR di Lecce accoglie il ricorso l’amministrazione straordinaria procederà allo spegnimento dell’ILVA.
Questa è la storia recentissima della vicenda dell’ILVA, un’impresa che a Taranto genera oltre il 75 per cento del PIL e la quasi totalità del traffico merci in entrata e in uscita dal porto di Taranto.
Questa è la storia recentissima di un’azienda che dà lavoro e che dà morte, che dà pane e che dà sofferenze e malattie, di un’azienda che impedisce ai bambini residenti nel quartiere Tamburi di andare a scuola nel giorno dei wind days, anche quando, per ironia della sorte, quei giorni coincidono con le giornate a tutela dell’infanzia, come è successo l’altro giorno.
Questa è la storia recentissima di un’azienda a cui la città di Taranto è legata ad oggi ancora a un doppio filo d’appartenenza: siccome il futuro dell’azienda ora è legato a una decisione del TAR, che ci sarà tra un mese o due, o non sappiamo quando, anche il futuro in questo momento storico della città di Taranto è paradossalmente legato alla decisione di un tribunale amministrativo.
Taranto, quindi, è una città dal destino incerto, dal futuro condizionato da una decisione del TAR.
Noi non abbiamo dubbi, o almeno io non ho dubbi, sul fatto che il piano ambientale, come dice il Presidente, fosse inadeguato rispetto alle aspettative – l’ARPA l’ha detto in tutte le lingue possibili – e che la proposta di Jindal fosse qualitativamente migliore sotto questo profilo, anche perché introduceva nel processo produttivo la decarbonizzazione, che al Presidente e che a molti di noi, almeno come progressiva introduzione, sta a cuore. Non abbiamo dubbi che il piano occupazionale potesse essere ulteriormente migliorabile, e a questo era destinata la trattativa di Governo e sindacati.
Quindi, le valutazioni sul piano ambientale e le valutazioni sul piano occupazionale che fa il Presidente noi ci sentiamo di condividerle e di farle nostre. Stiamo parlando delle aspettative di vita e di lavoro di una città che sembra paradossalmente sempre costretta a dover decidere di dare priorità all’una o all’altra opzione, quali fossero alternative, quando invece evidentemente l’una e l’altra, il lavoro e la vita, l’ambiente e la salute, sono l’essenza della vita di ogni uomo e di ogni comunità.
Se non abbiamo dubbi – e non abbiamo dubbi davvero – sulle valutazioni di merito fatte dal Presidente e dalla Giunta, qualche dubbio, però, in verità sul metodo che è stato scelto di seguire ce l’abbiamo. In realtà, stiamo parlando del ruolo della politica, e cos’altro è la politica se non il luogo di confronto permanente, della ricerca di dialogo, di mediazione, di sforzo di sintesi tra mondi diversi, tra interessi diversi? Cos’altro è se non lo strumento attraverso cui si tende, nel rispetto delle diversità e con il confronto, a cercare il bene comune?
Allora, se questo è vero, e questo a nostro parere è vero, è difficile comprendere perché la politica decida di delegare di fatto il futuro di una comunità alla sentenza di un tribunale amministrativo. Io ho paura che l’emotività della città, che la pancia, che gli umori talvolta rischino di condizionare le Istituzioni, e quando le Istituzioni sono condizionate dalla pancia e dagli umori delle comunità, dall’emotività delle comunità, in verità la storia ci insegna che non fanno grande strada. Certamente non è il nostro caso, ma, siccome siamo tra amici, io la mia paura la condivido con voi.
La politica delle Istituzioni credo che non possa rinunciare a salvaguardare a sé stesso un ruolo pedagogico, educativo, non può lasciarsi trasportare, non può essere il luogo dell’emotività, perché in verità altrimenti voteremmo tutti i 5 Stelle, che sono gli interpreti migliori e maggiori dell’emotività delle comunità. Noi, ovviamente, siamo altro, nel rispetto più profondo per tutti.
Allora, se il Ministro Calenda sbaglia a fare minacce, forse sbagliamo anche noi a rinunciare al dialogo e al confronto. Se il Ministro Calenda simula tavoli probabilmente inefficaci, a noi spetta l’onerosa responsabilità di cercare comunque il dialogo e il confronto.
Questo credo in verità che sia il nostro ruolo e il nostro compito, sposando ciecamente i meriti delle questioni che poniamo, ma conservando forse il dubbio sul metodo che seguiamo.
È imbarazzante per me che sono di Taranto, ma anche per gli altri colleghi, immagino, essere fermato quotidianamente da tante persone, sia amici della questione ambientale che amici della questione lavoro, sia quelli che sposerebbero per tutta la vita la chiusura che quelli che invece vogliono che resti aperta perché danno priorità al lavoro.
Persone che ti chiedono notizie, persone che ti fermano, che immaginano che tu, stando dentro, sappia quali sono le scelte, e avere la sensazione di non sapere che cosa dire, salvo quello che leggi dai giornali. E poi sentire dire che la Regione ha deciso, quando tu di quelle decisioni non ne sai davvero nulla.
Io mi permetterei di invitare tutti quanti noi a condividere maggiormente le scelte, magari con i consiglieri del territorio, magari con i Capigruppo di ogni partito di maggioranza e di opposizione. Ora, al di là del metodo, la questione che ci sta a cuore è il futuro della nostra comunità. Sta a cuore a noi di Taranto, ma sta a cuore a tutti noi, a prescindere dal luogo dove siamo nati.
Allora forse dobbiamo chiarirci se immaginiamo questo futuro con l’IVA o senza l’ILVA. Tutte le scelte sono legittime, ma non al buio, e non facendo la guerra alle Istituzioni a forza di Twitter con il Governo nazionale.
Noi davvero, detto questo, assolutamente proviamo a camminare insieme, a condividere le scelte e a fare il tifo per le scelte che questa maggioranza e questo Consiglio faranno. Io ho fatto un ordine del giorno; è disponibile, ma lo consegnerò solo se il Presidente e se la maggioranza lo riterranno opportuno, perché comunque mi adeguo alle scelte del Consiglio e della maggioranza. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Non ho iscritti a parlare. Sta arrivando, mi ha comunicato che sta arrivando. Consigliere Borraccino.
Speaker : BORRACCINO.
Presidente, colleghi, un tema caldo e particolare come questo, molto atteso dalla città di Taranto, ma penso non soltanto dalla città di Taranto, ma dalla Puglia e da chi guarda nella nostra nazione con attenzione ai temi dell’ambiente, ai temi della salute, ma anche al futuro della siderurgia italiana.
Di questo, infatti, oggi, ci stiamo occupando e stiamo parlando. Parliamo certamente di un atto, di un atto importante che entra prepotentemente e con forza nel dibattito che già da molte settimane, col collega Liviano, che era il primo firmatario, il sottoscritto e altri colleghi consiglieri regionali, avevamo chiesto di discutere in un Consiglio regionale monotematico. Consiglio che si sarebbe dovuto svolgere alcune settimane fa, ma che questioni burocratiche di funzionamento del Consiglio regionale hanno portato a spostare di alcune settimane.
Questo spostamento per certi versi è stato provvidenziale, perché ci ha consentito di trovarci anche con un elemento importante, nuovo che, ripeto, entra con forza all’interno del dibattito. Ma non vorrei che questo elemento – mi riferisco, Presidente e colleghi consiglieri, al ricorso al TAR promosso dal Presidente della Regione Puglia – che è il ricorso al TAR del Presidente della Giunta, è il ricorso al TAR della Giunta regionale, ma ha fatto bene il collega Liviano a dirlo, non è il ricorso al TAR del Consiglio regionale, e men che meno è il ricorso al TAR della maggioranza, perché questo tema non è stato condiviso con nessuno. Non è stato condiviso con i consiglieri della maggioranza, ed un elemento così importante e così forte avrebbe dovuto vedere da parte del Presidente della Regione Puglia, nella migliore delle ipotesi, un confronto almeno con i consiglieri tarantini di entrambi gli schieramenti. Ripeto: questo è un elemento importante, che rischia di deformare il dibattito non soltanto che noi oggi qui stiamo affrontando e che avrà delle ricadute politiche non secondarie, ma che riguarda, ripeto, anche il futuro della siderurgia italiana oltre, ancora una volta, ed è bene sempre ribadirlo, anche se lo diamo per assodato, la salute dei cittadini di Taranto.
Io non ho certezze su questo tema, e invidio chi ha certezze e chi con grande sicurezza definisce le proprie azioni come azioni quasi infallibili. Io penso che su questo tema, su un tema importante come quello del futuro dell’azienda, come quello del diritto al lavoro di 14.000 dipendenti, che si intreccia con il sacrosanto diritto alla vita, alla salute di centinaia di migliaia di persone della provincia di Taranto, e non soltanto della città di Taranto, penso che richieda una riflessione in più, richieda una riflessione maggiore, richieda quel senso dell’umiltà dell’ascolto di tutte le parti in causa che non ci può portare a difendere a spada tratta una decisione.
Parliamo dell’autorizzazione integrata ambientale, parliamo del nuovo accordo che vede un gruppo indiano, un gruppo che fa da padrone nel mondo nella produzione di acciaio, acquistare l’ILVA di Taranto. Parliamo delle ricadute che ha in termini di lavoro, ma parliamo anche di un conflitto – è inutile sottacerlo, saremmo falsi – che vede contrapposto il nostro Presidente della Regione al Governo centrale sulla gestione di questa pratica.
Io non vorrei che in questa guerra fra giganti che c’è tra il Presidente della Regione e il Presidente del Consiglio dei ministri a pagarne le conseguenze fosse la città di Taranto e i cittadini di Taranto.
Invito il Presidente della Regione ad avere un ruolo istituzionale, ad avere un ruolo del rispetto delle sue funzioni per poter servire al meglio i cittadini della provincia di Taranto, che, mai come in questo momento, hanno bisogno di un Consiglio regionale, di un Presidente della Regione che possa essere al loro fianco a tutela di una salvaguardia importante dei livelli occupazionali, ma anche dei livelli di salute dei cittadini.
Da questo punto di vista noi, invece, presenteremo un ordine del giorno, aperto a chi lo vorrà firmare, aperto a delle modifiche, a degli emendamenti, nella voglia di stare insieme e di uscire con un ordine del giorno condiviso.
Questo ordine del giorno, che io depositerò, che, ovviamente, per non annoiare e per non perdere minuti importanti, non leggerò, ma che dopo il mio intervento consegnerò alla Presidenza per poi farne copia e distribuirlo ai colleghi consiglieri regionali, vede un excursus storico di quello che è successo in questi anni a Taranto e nel rapporto che c’è stato da parte della Regione Puglia, partendo da quando l’ILVA, l’Italsider ha aperto i suoi battenti sino a quando, alla metà degli anni Duemila, ci sono stati i primi provvedimenti legislativi di controllo delle emissioni inquinanti. Sino a quegli anni non c’era assolutamente nulla, o meglio c’era l’autocertificazione dei dati che l’azienda faceva senza il controllo dell’ARPA, senza strumenti importanti e senza leggi di cui si è dotato successivamente, negli anni a seguire, il Consiglio regionale, questo Consiglio regionale, negli anni 2009, 2010, 2011, 2012; strumenti importanti che hanno, per certi versi, anche sostituito l’azione che ci doveva essere da parte dei Governi nazionali che su questi temi, invece, erano clamorosamente latitanti.
Questo Consiglio regionale, la Regione Puglia si è dotata di una legge sulle emissioni delle diossine, che ha visto un contrasto forte con il Governo e con l’allora Ministro dell’ambiente Prestigiacomo che chiedeva di ritardare l’entrata in vigore di quella legge, che chiedeva di emendare e di innalzare quegli elementi, quei dati, che ricordo a tutti quanti furono abbassati di quasi cento volte, perché furono portati per legge a 0,4 nanogrammi per metrocubo. Successivamente, fu approvata la legge contro un altro genere di emissione inquinante molto pericolosa, quella del benzopirene. Sino, poi, ad una legge importante, che ci invidiano in tutta Italia, che è quella della valutazione del danno sanitario. Una legge innovativa, una legge che ha visto per molti mesi il confronto degli uffici dell’ARPA, dell’ISPRES, chiaramente del Consiglio regionale, per arrivare ad una legge che, per certi versi, purtroppo, non è applicata a livello nazionale.
Noi, con quest’ordine del giorno, chiediamo che, quando ci sarà la nuova autorizzazione AIA, sia contemplata negli elementi di valutazione la valutazione del danno sanitario. Noi chiediamo questo. Chiediamo che ci sia il rispetto delle leggi regionali, perché quelle leggi regionali sono state fatte per tutelare i lavoratori, innanzitutto, che lavorano lì dentro. Non dimentichiamo che, oltre ai cittadini che stanno qualche centinaia di metri fuori da quelle mura, ci sono 15.000-16.000 persone, tra lavoratori diretti e dell’indotto, che passano 8, 10, 12 ore al giorno lì dentro e che, quindi, sono più esposti loro, in primis, rispetto agli abitanti del quartiere Tamburi. E poi per la tutela degli abitanti del quartiere Tamburi della città di Taranto, che deve sperare che non soffi il vento da nord per i tanto famigerati e dannosi wind day che obbligano nella nuova prigione i cittadini del quartiere Tamburi a non poter uscire di casa, a dover chiudere le scuole quando soffia il vento che spinge le polveri dei parchi minerari all’interno della città, nel cuore della città, per scelte sbagliate degli anni passati, dei decenni passati, che hanno visto, purtroppo, adesso ricadute negative sui cittadini di Taranto.
L’obbligo della politica è quello di riuscire a trovare una soluzione, di riuscire a mettere insieme gli interessi dei lavoratori con gli interessi dei cittadini che vivono a ridosso di quella fabbrica. Per questo noi chiediamo al Presidente della Regione Puglia il ritiro del ricorso al TAR. Noi pensiamo che il futuro della città di Taranto, il futuro della siderurgia italiana, il futuro dei lavoratori, il futuro di centinaia di migliaia di abitanti che vivono nell’hinterland, nel raggio di 20 chilometri da quell’azienda, quindi non soltanto Taranto, anche Massafra, Crispiano, Statte, Montemesola, non possa essere affidato ai giudici del TAR.
Penso che la politica debba fare uno scatto in avanti. Deve essere quello della discussione, dello spingersi ad una discussione estrema, a portare il Governo a confrontarsi su questo tema, ma che non può essere affidato ad un ricorso, che può avere elementi nefasti sul futuro immediato di quello che sta per avvenire all’interno di quell’azienda, con la copertura dei parchi minerari, con le azioni di bonifica di quell’azienda.
Per questo noi oggi chiederemo, come quinto punto di questo ordine del giorno che sto per presentare, il ritiro del ricorso al TAR promosso dal Presidente della Regione.
Chiederemo, inoltre, al Presidente della Regione, che delegheremo, di farsi promotore presso il Governo nazionale del rispetto della legge sulla diossina, del rispetto della legge sul benzopirene, del rispetto della normativa per quanto riguarda la valutazione dell’impatto ambientale.
Chiederemo anche l’istituzione di un organismo importante, il Consiglio di sorveglianza, previsto dalla legislazione italiana nell’ambito dello Statuto dualistico, che prevede che i rappresentanti dei lavoratori e i rappresentanti degli enti locali, con pieno potere, possano stare all’interno del Consiglio di amministrazione per decidere e per valutare tutto quello che sarà messo in campo per quanto riguarda il risanamento ambientale, ma anche per quanto riguarda i contratti di lavoro.
Non è un mistero, su questo tema, che noi stiamo sperimentando con mano quello che significa il Jobs Act, quello che potrebbe significare se i nuovi contratti di lavoro dell’ILVA di ArcelorMittal fossero stipulati rispetto a quella normativa che regola il mercato del lavoro, con un risparmio di 70 milioni annui per l’azienda, ma con una busta paga più magra di circa 600 euro per ogni lavoratore. Significherebbe la povertà di un tessuto sociale che già paga a caro prezzo tutti gli squilibri economici e sanitari su quel territorio.
Per questo, noi chiediamo, con questo ordine del giorno, questi punti all’ordine del giorno: il rispetto delle leggi regionali; il rispetto della valutazione del danno sanitario all’interno dell’autorizzazione integrata ambientale; l’istituzione del consiglio di sorveglianza per consentire agli Enti locali, che spesso sono stati tenuti fuori da ogni decisione, e ai rappresentanti dei lavoratori di poter decidere sul futuro di quell’azienda, che ci rendiamo conto essere straordinariamente impattante, ma che nello stesso tempo oggi rappresenta il punto del mercato del lavoro più grosso, il livello di occupazione più alto per la città di Taranto. Su questo certamente non possiamo giocare, come non si può giocare sulla salute dei cittadini tarantini allo stesso livello, perché sono due elementi e due princìpi fondamentali, quello del diritto al lavoro e quello del diritto alla salute, che debbono essere rispettati. Chiediamo, infine, con forza il ritiro del ricorso al TAR fatto dal Presidente della Regione in questi giorni.
Grazie per l’attenzione.
Speaker : PRESIDENTE.
Prego, consigliere Abaterusso.
Speaker : ABATERUSSO.
Grazie, Presidente.
Io utilizzerò pochi dei minuti che sono a disposizione del mio Gruppo per fare un breve excursus sulle ultime vicende che hanno riguardato l’ILVA, a partire dal momento in cui i commissari governativi hanno deciso di procedere con una gara per assegnare la gestione dell’ILVA e la proprietà.
Il Governo nazionale – stiamo parlando di vicende di qualche mese fa – ha chiamato la Cassa depositi e prestiti, cioè praticamente la cassaforte del nostro Paese, lì dove ci sono i risparmi di tantissimi italiani, e ha detto: voi partecipate alla gara, componendo un raggruppamento. Tutti hanno pensato in quel momento che il Governo aveva l’idea di metterci una mano pubblica nel prosieguo dell’attività dell’ILVA. Nel momento in cui lo stesso Governo ha segnato i risultati della gara, ha fatto vincere i concorrenti al raggruppamento che il Governo stesso aveva tentato di mettere in campo attraverso, appunto, la partecipazione pubblica.
Già questa è una vicenda assai bizzarra, che andrebbe esplorata, verificata. Ci sarebbero delle domande sul perché il Governo prima decide di partecipare e poi fa vincere i concorrenti. Insomma, oggi non è più tempo di farsi queste domande, perché all’indomani dell’assegnazione al gruppo concorrente a quello che aveva messo su il Governo i dati dicono che la nuova società, i vincitori della gara, si presenta al tavolo del Governo e presenta più o meno questo piano: richiesta di rinvio di tutto ciò che c’era da fare, che era già peraltro scritto nell’offerta con cui si erano presentati alla gara, e soprattutto ci sono due questioni importanti che ci riguardano da vicino, ovverosia dei 14.000 dipendenti in forza all’ILVA tra Taranto e Genova 4.000 si mettono fuori a fare altro tipo di lavoro e 10.000 vengono licenziati, con la proposta di essere riassunti con le nuove norme previste dalle leggi in vigore, approvate dal Parlamento italiano, togliendo quindi a oltre 10.000 persone il diritto all’anzianità e anche tagliando fortemente le loro retribuzioni.
Il Governo, sdegnato, di fronte a questa proposta, da parte della nuova società che è chiamata a gestire l’ILVA sblocca la trattativa, e di fatto, la chiude. Ancora oggi la trattativa è bloccata perché non si possono accettare queste condizioni. Questa è la reazione sdegnata e violenta del Ministro Calenda e dei componenti il suo ministero, dimenticando che la possibilità affinché il nuovo gruppo potesse addivenire a quella proposta gliel’hanno fornita proprio i rappresentanti del Governo italiano. È il Jobs Act, infatti, quello che prevede esattamente quello che il nuovo raggruppamento ha fatto. Quelli hanno detto: sì, ma noi non è che siamo contro legge, noi stiamo utilizzando la legge che lei, ministro, ha fatto approvare, che voi Governo, che voi maggioranza che sostiene questo Governo avete approvato appena qualche anno fa, comunque in questa legislatura. Da lì la trattativa è bloccata.
Subito dopo è intervenuta, come è noto, a tutti quanti noi, una… Peraltro, nella cordata che ha vinto la gara, nel raggruppamento che ha vinto la gara, è presente, come è stato detto, il gruppo Marcegaglia che non solo è uno dei principali gruppi presenti nel mondo della produzione di acciaio, ma era anche il principale debitore, il più grosso debitore nei confronti della gestione ILVA, con un conflitto di interessi gigantesco. Se fosse successa a qualcuno di noi una cosa del genere, quantomeno sarebbero venuti i carabinieri, ma lì è tutto possibile.
Successivamente, proprio su questo argomento, è notizia di qualche settimana fa, è intervenuta l’Unione europea, e l’Unione europea ha detto esattamente questo: blocchiamo tutto, c’è un’indagine in corso, in quanto la condizione perché si possa procedere – più o meno sono queste le parole – definitivamente all’aggiudicazione della gara, quindi al fatto che il gruppo che ha vinto possa diventare proprietà di ILVA è che il gruppo Marcegaglia sia messo da parte per una serie di vicende, la prima tra le quali era questo, la concentrazione, nelle mani di un solo gruppo, di un potere in un… Perché poi il sospetto è che qualcuno all’interno di questo gruppo, se non l’intero gruppo, avesse come intendimento quello di prendersi le quote, perché nel campo dell’acciaio vigono le quote, come nel campo dell’olivicoltura, del tabacco, quando c’è, di prendersi le quote e magari andare a prodursele altrove. Ecco la motivazione, secondo noi è un sospetto ma non credo sia molto lontano dal vero, di utilizzare il Jobs Act, perché siccome lì sono previsti i contratti a tempo, finché c’è un progetto, e poi dopo si può tranquillamente licenziare, il sospetto, che rimane ancora oggi per quanto mi riguarda, è che qualcuno volesse prendersi le quote di quello stabilimento e andare a produrle altrove.
Ma diciamo che qui siamo nel campo del sospetto. La situazione in realtà oggi qual è, quindi? L’Unione europea ha bloccato di fatto l’assegnazione della proprietà; in più, è intervenuto, è notizia di queste ore, ne stavamo parlando i colleghi che sono intervenuti prima di me, il ricorso da parte del Comune di Taranto e da parte della Regione Puglia su tutta una serie di vicende, due in particolare. Io non voglio entrare nel merito del ricorso. Io dico soltanto alcune cose: intanto, secondo me, noi dovremmo far sì che da questo Consiglio… Io non voterò, così come abbiamo fatto per il Consiglio monotematico sull’Acquedotto, allo stesso modo dico, su questo argomento, che noi non voteremo nessun ordine del giorno né nessuna mozione, perché il nostro compito non è quello di declamare la nostra posizione; è anche quello – giustamente ognuno di noi espone la propria situazione –, ma il nostro compito, quello del Consiglio regionale, intendo, nel momento in cui si sono chieste la convocazione e la discussione su questo tema così importante, è quello di lavorare per addivenire a una soluzione possibilmente unitaria, ma comunque la più larga e condivisa possibile, in maniera tale che chi ha la responsabilità di guidare il governo di questa Regione, possa, come noi chiediamo, e lo dirò successivamente, chiedere di poter partecipare a pieno titolo non con posizioni personali al tavolo governativo con i rappresentanti sindacali e l’azienda, ma avendo dietro di sé una posizione forte, che rappresenta la Puglia, perché il Consiglio regionale rappresenta la Puglia.
Io allora chiederei, vorrei chiedere che noi ci si possa battere perché intanto si riapra immediatamente il tavolo di discussione su questo argomento, con alcuni punti che sono le priorità di cui si sta discutendo: il problema occupazionale, i lavoratori che lavorano all’interno dell’ILVA, i posti di lavoro, non si toccano. Questa è la prima questione che noi dobbiamo porre, così come non si tocca né la loro anzianità, né il loro salario. Non deve slittare e saltare l’accordo di programma che è stato fatto per ILVA Genova. Al centro di questi argomenti di questo tavolo deve esserci, ovviamente, anche e soprattutto la questione ambientale che riguarda Taranto.
Su questi quattro argomenti noi dobbiamo far sì che il Governo e l’azienda siano inchiodati e questi temi devono essere quelli su cui bisogna ragionare e su cui bisogna trovare un consenso.
Credo che la Regione si debba far carico di questo. Il Presidente Emiliano e l’assessore competente si devono far carico di questo. Devono obbligare le parti in causa a ritornare al tavolo. Io non so che effetti può avere il ricorso che il Presidente Emiliano e il Sindaco di Taranto hanno instaurato. Non sono esperto. Io vengo dalla politica e rimango sempre convinto che le questioni che riguardano i cittadini non si affrontano nei tribunali, ma è una mia opinione, non voglio né condizionare né dare insegnamenti agli altri.
Le questioni che attengono alla politica si affrontano con la politica e la politica molte volte, anzi, quasi sempre, come diceva qualcuno più bravo di me, è l’arte dell’impossibile, oltre ad essere l’arte più difficile. Se uno professa l’arte di cantautore, di scrittore tu sei libero di prenderlo, ascoltare la canzone, piuttosto che il libro di lasciarlo in libreria. Ma se uno professa l’arte della politica da quell’arte dipende la vita dei cittadini. Per questa ragione è l’arte più difficile, così come è l’arte dell’impossibile, perché molte volte, se non sempre, la politica ha il dovere di mettere insieme posizioni non solo apparentemente contrastanti, ma molte volte proprio impossibili quasi da mettere insieme.
Noi abbiamo questo compito. Nel campo specifico della questione ILVA abbiamo questo compito. La domanda che molti di noi si fanno è questa: è possibile produrre acciaio senza inquinare e senza mettere a repentaglio la vita di chi lavora e di chi vive all’interno di quell’azienda, dell’ILVA o di altre aziende, in questo caso dell’ILVA? Io dico che questo è possibile, perché questo è il tema che ci riguarda da vicino, che riguarda migliaia di famiglie. Io dico che questo è possibile, senza presunzione ed è possibile se, per esempio, i 5 miliardi messi a disposizione, compresi quelli sequestrati ai Riva, venissero davvero usati per questo scopo, cioè per l’ambientalizzazione, per creare le condizioni di una migliore vita, di un migliore lavoro, del miglioramento delle situazioni lavorative e di vivibilità all’interno e all’esterno di quell’azienda.
Questo deve essere uno dei punti del tavolo negoziale. Noi abbiamo l’obbligo di portare – insisto – al tavolo negoziale queste ragioni, che sono le ragioni non solo di quelli che stanno lì dentro, ma sono le ragioni della Puglia, sono le ragioni della dignità dei lavoratori, dei cittadini, degli abitanti di questa Regione.
Presidente Emiliano, se io fossi al suo posto, cercherei di condividere il più possibile con questo consesso, almeno con la maggioranza di questo consesso, una linea comune, come ho detto prima, su cui poter lavorare convocando, ovviamente, cosa che in parte è stata già fatta, le varie parti, gli interessati. Avendo al tavolo negoziale l’obbligo di essere presenti e avendo a quel tavolo la forza della Regione, di quelli che vivono direttamente questa vicenda necessariamente si acquisisce più forza.
Così come, io voglio essere chiaro, e finisco, dopo aver concordato una condivisione all’interno di questo Consiglio regionale, e non solo all’interno di questo Consiglio regionale, ma con le forze che sono oggettivamente interessante, io eviterei intanto di aprire disfide, perché le disfide non risolvono i problemi.
La forza, molte volte, quasi sempre, crea ulteriori problemi, non li risolve. Lo sto dicendo prima di tutto a me stesso. Non è una critica a nessuno.
Dopodiché, noi ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale. Il Presidente del Consiglio appartiene al Partito democratico. Il Viceministro del Governo allo sviluppo economico, che è parte importante in questa vicenda, appartiene al Partito democratico. Il Presidente di questa Regione, il Presidente Emiliano, appartiene al Partito democratico. L’assessore al ramo, ieri e ancora oggi, appartiene allo stesso partito. È possibile – la domanda che mi pongo – che non riusciate a trovare un tavolo? La politica e anche i partiti hanno un senso nelle decisioni che riguardano la vita dei cittadini. È possibile che non riusciate a trovare voi, prima che fuori, una soluzione per una vicenda così importante? Io solleciterei una discussione prima lì, all’interno, per poi trasferirla nelle istituzioni. Eviterei una guerra fra istituzioni che, fino ad oggi, non ha prodotto alcun risultato.
Io voglio ricordare a me stesso e poi agli altri che dodici decreti, se non sbaglio, non sono riusciti a risolvere questo problema. Anzi, se possibile, lo hanno persino aggravato. Io chiederei un cambio di rotta, un cambio di marcia. Se noi non troviamo il modo perché si possa addivenire a una soluzione condivisa, a una tabella di marcia condivisa, che guardi prima di tutto ai problemi reali e poi anche alle nostre questioni e convincimenti di carattere personale, noi rischiamo di andare a sbattere in modo forte. Purtroppo, se andiamo a sbattere noi, le conseguenze vengono pagate non solo da quelli che lavorano all’interno, che sono le principali vittime in questo momento, ma anche la nostra Regione e il Paese pagano un prezzo altissimo.
Speaker : PRESIDENTE.
Collega Zullo, prego.
Speaker : ZULLO.
Grazie, Presidente e colleghi consiglieri.
Abbiamo stabilito nella Conferenza dei Capigruppo che a ogni Gruppo è dedicato un tempo di venti minuti per poter relazionare sul tema. Io occuperò una parte di questi venti minuti e poi cederò la parola al collega Perrini, che entrerà più nel merito. Io farò un discorso soprattutto di metodo, e lo farò partendo da un episodio che è realmente accaduto. Nei primi giorni di novembre, il mio Gruppo avviò un’iniziativa sul tema della sanità, un’iniziativa che ha recato qualche fastidio. Per noi era un’iniziativa goliardica. Quell’iniziativa – noi l’avevamo conclusa all’una – nel pomeriggio mise in moto una serie di reazioni che confinavano e arrivavano addirittura a un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’interno. Arrivavano anche tanti attestati di solidarietà. Alle 18 di quel giorno io ricevo una telefonata. Guardo il display del mio cellulare e leggo “Michele Emiliano”. Rispondo e dico: “Dimmi, Michele”. Mi dice: “Io ti devo ringraziare”. Non so se ricorda, Presidente, questa telefonata. “Ti devo ringraziare perché in un colpo solo mi hai fatto ottenere la solidarietà di tutti i renziani, nonostante io la ricercassi da tanto tempo”. Io risposi: “Sono contento. Sono contento perché così, finalmente, entriamo nel patto di leale collaborazione, sancito dalla Costituzione, che dovrebbe esistere tra Stato e Regioni, quindi la finiamo di guerreggiare tra Stato e Regioni”.
Io devo dire che ribalto al Presidente Emiliano. È stato così bravo che ha messo insieme industriali e sindacati. Tutti, però, contro di lui. Noi, cari colleghi, siamo stati chiamati a votare una legge, la legge sulla partecipazione, però a me sembra che alle decisioni di questa Regione non partecipi mai nessuno. Ed è strano, è qualcosa che, poi, riviene nelle parole che ho ascoltato da parte di tanti colleghi e che io condivido in pieno, dalle quali emerge – lo dobbiamo dire – un concetto: c’è l’inadeguatezza di un’azione politica e amministrativa di questa Regione nell’affrontare i problemi che attanagliano la nostra collettività e il nostro territorio. Perché dico l’inadeguatezza? Perché – l’hanno detto altri prima di me – è evidente che noi avremmo voluto e nella nostra storia consiliare di questo Consiglio abbiamo sempre ricercato la contemperanza di due valori di rango costituzionale: da una parte il valore del lavoro, recato dall’articolo 1 della Costituzione; dall’altra parte il valore della salute, recato dall’articolo 32 della Costituzione. Ma per fare questo ci vuole adeguatezza nei comportamenti e ci vuole equilibrio nel voler ricercare, attraverso il dialogo dentro quel patto di leale collaborazione, la soluzione più concreta rispetto a quelle che sono le necessità e i bisogni di una nostra popolazione. Perché, quando si dice che la gente si ammala, guardate che ci si ammala anche quando si perde il lavoro e anche quando si perde reddito. Le patologie sono differenti, ma comunque ci si ammala.
Che cosa voglio dire? Voglio dire che sarebbe stato molto facile questo dialogo tra rappresentanti dello stesso partito che guidano lo Stato e la Regione, questo dialogo che avviene su Twitter molto spesso, con dei tweet, ma non accade sul piano istituzionale, questo dialogo che, molto spesso, avviene attraverso delle forme che sono assurde. Io non so se dica il vero il Ministro Calenda, ma se dice il vero, e dice “caro Presidente Emiliano, eri accanto a me e non mi hai detto niente delle tue perplessità”, e poi nel frattempo partivano i ricorsi al TAR, io penso che questo dialogo, se non c’è, è chiaro che non si ricerca l’equilibrio ed è chiaro che ritorno al tema di una inadeguatezza dell’azione politica amministrativa di chi guida questa Regione.
Noi non abbiamo presentato ordini del giorno. Perché non abbiamo presentato ordini del giorno? Perché poi alla fine la fate tutta voi, questa azione politica. Voi fate e voi disfate. Voi siete in accordo quando Zullo e il suo Gruppo fanno qualcosa che dà fastidio e vi fate tutti i complimenti e le manifestazioni di solidarietà, e poi tutti voi siete uno contro l’altro rispetto alle azioni che fate tra voi e il vostro Governo, tutti voi siete tutti pronti a fare gruppo e squadra quando sta da fare un’elezione, però tutti voi siete in disaccordo quando sta da rispondere ai reali bisogni della popolazione.
Quindi, fate voi gli ordini del giorno, però sosteneteli e votateli, perché noi saremo qui a votarli e noi voteremo quegli ordini del giorno che avranno dentro di loro, e mi pare che siano tutti della stessa fattura, con qualche piccola distinzione, pensato a due momenti: il momento del ritiro del ricorso come base per poter riaprire un dialogo e il momento dell’invito ad aprire un dialogo che finalmente avvenga nelle sedi istituzionali e che la finisca di avvenire su giornali e su Twitter, perché così non si possono risolvere i problemi della gente, perché i problemi della gente sono così complessi che la cui soluzione può avvenire solo attraverso il dialogo interistituzionale, questo dialogo interistituzionale che, invece, si forma e diventa un conflitto interistituzionale.
Non penso che in una famiglia una buona conduzione del ménage familiare possa basarsi sul conflitto, ma penso, invece, che debba basarsi sul buonsenso e sul dialogo, dialogo e buonsenso che viene negato a noi in ogni materia, ma noi ce ne facciamo una ragione. Siamo opposizione e siamo marginalizzati rispetto a quello che è il coinvolgimento nelle politiche e nelle scelte di questa Amministrazione regionale. Però, se viene negato a noi, almeno non negatolo a chi fa parte del vostro stesso partito e che istituzionalmente rappresenta lo Stato, da una parte, e la Regione, dall’altra. Non negatelo e cercate di essere più adeguati rispetto a quello che deve essere il comportamento di un uomo e di uomini delle istituzioni, che devono agire per il bene e per l’interesse complessivo, contemperando le diverse esigenze: salute e ambiente da una parte, dall’altra parte, lavoro e occupazione.
Noi riteniamo che si possa ricercare e si possa trovare la piena contemperanza di questi due comparti della vita umana.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Morgante, prego.
Speaker : MORGANTE.
Questa seduta di Consiglio regionale programmata da tempo è capitata in un momento critico, probabilmente quello più delicato per il futuro dell’ILVA di Taranto e dei cittadini di Taranto.
Un futuro che continua ad essere sempre più preoccupante e inquietante, così come lo è stato in passato, così come lo è anche nel presente. Ce ne siamo dovuti occupare sin dall’inizio di questa consiliatura, e noi consiglieri regionali provenienti da quel territorio, non potevamo esimerci dal farlo.
Abbiamo cercato sin dall’inizio un equilibrio tra la salute dei cittadini gravemente compromessa, come evidenziano dei dati drammatici che via via si sono succeduti, i morti, gli ammalati di cancro, gli ammalati di malattie cardio-circolatorie, respiratorie, e i valori e i parametri considerati normali per un ambiente devastato, come ben sanno i cittadini e i bambini della città di Taranto.
Abbiamo chiesto un ruolo attivo degli enti locali e non da semplici spettatori. Abbiamo chiesto di incidere non solo sulla siderurgia italiana ed europea, ma anche e soprattutto sulla nostra comunità, che ha già pagato per decenni un prezzo fin troppo alto in termini di vite umane.
Le assenze e i mancati controlli, il mancato rispetto degli impegni presi, hanno invece continuato ad assistere alla fine della stagione della famiglia Riva, e poi alla lunga sequenza di commissari e di ben dodici decreti salva ILVA, nessuno dei quali, purtroppo, ha sortito i benefici sperati. Poi è arrivata finalmente la vendita, il bando di gara, la consapevolezza della posta in gioco, i paletti da fissare, i nuovi impegni da mantenere, sempre gli stessi, per quanto ci riguarda, garanzia della bonifica ambientale dello stabilimento, il rispetto dei parametri necessari per non continuare a mettere a rischio la salute dei cittadini, per non dover chiudere le finestre e non poter uscire di casa nei giorni di vento, per non vivere come un incubo il pensiero dei bambini che giocano all’aria aperta e vanno in bicicletta.
La garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali, del considerevole indotto, di un altro necessario equilibrio tra la continuità e la discontinuità. Abbiamo sempre seguito con apprensione e speranza le complesse fasi della vendita, senza fare il tifo per chicchessia, ma soltanto per Taranto e per la Puglia.
Ma Taranto e la Puglia, purtroppo, sono uscite sconfitte da quest’altra partita. La vendita alla cordata ArcelorMittal nello scorso giugno sembrava avesse chiuso una difficile transazione. Invece sono piombati sui lavoratori, sui cittadini di Taranto nuovi incubi: gli esuberi, il mancato rispetto dei contratti in corso, una serie di condizioni-capestro che si è cercato di imporre, respinte con forza dalle organizzazioni sindacali e col pieno sostegno della politica, soprattutto quella regionale.
In ogni fase, in questi anni, in questi mesi, abbiamo sperato nel senso di responsabilità, quello anche mostrato dal nostro Ministro Beatrice Lorenzin, alla quale noi più volte abbiamo chiesto una deroga su Taranto, richiesta che è stata accolta. Basta vedere, caro Presidente, il documento del ministero in cui si fa riferimento all’articolo 1, comma 2, della legge n. 243/2016, poi convertito dalla legge n. 18/2017 in cui prevede che la Regione Puglia presenti un progetto volto all’acquisizione dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione di interventi di ammodernamento tecnologico, delle apparecchiature e dei dispositivi medico-diagnostici delle strutture sanitarie pubbliche ubicate nei Comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola.
Questo progetto prevede 50 milioni di euro per il 2017 e 20 milioni di euro per il 2018. Adesso vediamo a che punto sta questo decreto.
L’iter è questo: la Regione ha presentato inizialmente un progetto che ha necessitato di alcune modifiche richieste dal rappresentante della direzione generale e del servizio farmaceutico in seno al tavolo dell’area di Taranto e poi condivise dallo stesso tavolo.
Il nuovo progetto è stato ripresentato dalla Regione Puglia all’inizio dell’agosto 2017. Ripeto, è stato ripresentato dalla Regione Puglia nell’agosto 2017 con alcune modifiche finalizzate a recepire le osservazioni del tavolo.
Tale nuovo progetto ha ricevuto un positivo assenso nel settembre 2017, per poi successivamente avere il parere favorevole, in data 16 ottobre 2017, dall’Istituto superiore della sanità.
Il progetto è ora all’esame della Direzione generale della programmazione sanitaria, che sta provvedendo alla relativa approvazione.
Questo significa portare le istanze del proprio territorio anche a livello nazionale.
Veniamo al problema dell’ILVA. La Regione Puglia e il Governo centrale sulla nuova priorità non sono riusciti a trovare una comunicazione diretta e costruttiva.
Per questo motivo il Presidente Emiliano, che rappresenta la Regione Puglia, collega Borraccino, ha presentato ricorso al TAR contro il Piano ambientale, insoddisfacente e la controparte ha risposto testualmente così: “È un vero e grande peccato che la nostra volontà e capacità di realizzare tali investimenti possano essere giudicate da questo ricorso. Gli investitori internazionali debbono lavorare in contesti di certezza del diritto nei quali possono assumere e assolvere impegni e precise responsabilità. Mittal conferma la propria volontà di procedere rapidamente nel processo di negoziazione con le organizzazioni sindacali qualora le condizioni generali lo consentano e quando e qualora il Ministro Calenda decidesse di riattivarle. Mittal è altresì disponibile a procedere con il dialogo intrapreso con le Istituzioni locali interessate agli impianti dell’ILVA”.
Questa è un’occasione, Presidente. È la prima occasione da quando si è insediato il nuovo Consiglio regionale ed è troppo importante per essere sprecata, per trasformarsi in una passerella, per essere intesa come una vetrina a uso e consumo degli organi di informazione. Ognuno di noi ha una responsabilità, troppo grande per poter pensare a qualcosa di diverso che non sia il bene di Taranto e dei cittadini di Taranto.
Mettiamo da parte la campagna elettorale, mettiamo da parte i partiti stessi, le coalizioni di appartenenza, cerchiamo, quindi, di fare chiarezza su ogni aspetto da valutare, i costi e i benefici delle opzioni in campo, di considerare i torti e le ragioni e poi cerchiamo di trovare una linea comune, senza fughe in avanti, senza tiri alla fune, senza bluff contro bluff. Pensiamo a quei bambini, a quelle mamme dietro una finestra che un giorno di vento non possono uscire di casa, non possono andare a scuola, come prigionieri reclusi per salvare la propria vita.
Presidente Emiliano, so che lei è stato a Bruxelles, probabilmente per farsi validare un processo industriale innovativo, quello della cosiddetta decarbonizzazione dell’ILVA. Presidente, lei deve essere chiaro oggi qui, perché lei non solo sta parlando all’Assemblea del Consiglio regionale, ma sta parlando all’intera Regione Puglia, sta parlando ai cittadini di Taranto, ai bambini e alle mamme di Taranto.
Deve dire con chiarezza se questo processo è un processo tecnicamente valido, se è un processo che ha dei tempi certi per poter dare seguito anche ad un confronto serio con il Governo nazionale. Se i tempi, Presidente, sono più lunghi, non sono così vicini come lei spera, è necessario che lei, Presidente, eventualmente, rinunci a questo processo e si confronti con il Governo per governare meglio questo processo di industrializzazione con Mittal. Ne va della vita dei cittadini di Taranto, ne va della salute dei cittadini di Taranto, della salvaguardia dei lavoratori dell’ILVA e dell’indotto dell’ILVA.
Presidente, noi non possiamo più giocare. Non possiamo più giocare. Dobbiamo liberare i bambini di Taranto da quelle case, quando c’è vento, affinché possano andare a scuola qualunque condizione meteorologica ci sia e possano giocare per strada, sperando che il giorno dopo o quel giorno stesso non ci sia del vento. Dobbiamo essere chiari.
Grazie, Presidente.
Speaker : TURCO.
Signor Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, assessori, colleghi consiglieri, innanzitutto amici tarantini.
Il mio intento con questo intervento è quello, così come ho fatto per i miei lunghi tredici anni di consigliere provinciale in quel di Taranto, di concentrarmi esclusivamente su una città martoriata da anni. Quindi, l’obiettivo che voglio raggiungere con il mio intervento è quello di salvaguardare gli interessi della comunità tarantina, i posti di lavoro, senza dimenticare comunque la priorità di quella città, la salvaguardia dello stato di salute della provincia jonica.
Vorrei partire dall’inizio o dalla fine di questa mia esposizione, di questo mio intervento, con un principio: nessuno si può permettere, così come è avvenuto in questi giorni, di cercare di umiliare le uniche istituzioni, le uniche rappresentanze che hanno difeso la città di Taranto. Il Sindaco Melucci è anche il mio Sindaco. Il Presidente Emiliano è il nostro Presidente. Questa Assise è la nostra Assise.
Credetemi, quello che mi fa specie e mi fa paura è che, di fronte alle criticità di questa città, di questa provincia, non c’è stata mai una levata di scudi da parte di rappresentanti di tutti i movimenti a carattere nazionale o di partiti politici. Forse per le quote latte abbiamo visto l’occupazione del Parlamento, ma per le morti di Taranto, per la soluzione ILVA, tutti quotidianamente si sono tirati indietro, così come si sono tirati indietro i rappresentanti nazionali di quei partiti che qui gridano, ma a livello nazionale hanno abbandonato questa regione, forse pensando che le spalle del Presidente Emiliano possano sopportare tutto. Non è vero. Non è possibile.
Così la Regione è stata abbandonata a se stessa quando abbiamo protestato contro le trivelle. Così è stata abbandonata a se stessa con la TAP. Così è stata abbandonata con tutte le grosse problematiche che attanagliano questa regione. Così come hanno cercato su un quotidiano online di umiliare, visto che si gioca sui social, il Sindaco Melucci e la storicità della nostra provincia facendo credere che non sapesse nemmeno chi fosse Leonida, Serse. È stato di cattivo gusto. Quel quotidiano dovrebbe sapere che in quella guerra, che vide coinvolta la nostra città, la nostra città nella Magna Grecia fu l’ultima a cadere. La città di Taranto, in rappresentanza dell’autonomia della Magna Grecia, fu l’ultima a cadere sotto i colpi dei romani, fantasticando sul fatto che i romani l’avessero violentata perché un tarantino avesse fatto la pipì su un rappresentante istituzionale romano. Qualcuno manda questo messaggio disgregante per dire: vi opponete a Roma e farete la stessa fine dei tarantini nel 282 avanti Cristo. Così non avverrà.
La vicenda ILVA tocca la mia terra e riguarda la mia persona ormai da decenni. Anni di battaglie a favore dell’ambiente e della salute purtroppo non sono serviti a evitare che si giungesse al solito ricatto occupazionale, a minacciare gravi ripercussioni nei confronti dei 20.000 occupati, direttamente o indirettamente, dalla grande industria, solo perché due Enti locali, la Regione Puglia e il Comune di Taranto, hanno inteso svolgere fino in fondo il proprio ruolo, ruolo al quale voglio sottolinearlo soprattutto al cospetto di alcuni Governanti che non sono stati votati da nessuno.
È giusto non abdicare nemmeno quando l’onda emotiva sembra che stia per travolgerci, perché qualcuno pensa o può pensare che sul ricatto occupazionale la Regione Puglia o i cittadini tarantini o i rappresentanti istituzionali possono mai pensare gli operai e le rappresentanze sindacali che noi non saremo al loro fianco? Possono mai pensare una cosa del genere?
A ispirare i ricorsi depositati dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto alla Sezione di Lecce del TAR Puglia contro il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre scorso, con il quale è stato approvato il Piano ambientale presentato da Am InvestCo, non è stato un capriccio o una voglia di vetrina politica, come pure ho letto in queste ore, ma la voglia e il desiderio di difendere la nostra terra e la nostra comunità.
Non voglio tediare nessuno, ma è giusto ricostruire sinteticamente quanto è accaduto riguardo al Piano ambientale dell’ILVA, già precedentemente descritto in maniera dettagliata dal collega Liviano D’Arcangelo e da altri consiglieri. Presentato il 5 luglio e integrato il 31 luglio, il piano è stato a disposizione delle parti, a partire proprio dagli Enti locali, per un mese, quello di agosto, dedicato alla stesura delle osservazioni allo stesso. La lettura del piano e di tutti gli allegati è stata, però, possibile solo grazie al sito dell’associazione ambientalista PeaceLink, che ha supplito a quello del Ministero dell’ambiente, andato in palla pochi minuti dopo che era stata caricata tutta la documentazione relativa. Infatti, la Regione Puglia, alla fine di agosto, ha chiesto un rinvio per recuperare il tempo perduto a causa dei problemi tecnologici, proroga respinta, con osservazioni comunque depositate il 5 settembre.
Regione, Comune, sindacati e associazioni ambientaliste, tutti, rappresentanze sindacali e associazioni ambientaliste, che se non ci fosse stata l’opposizione del Presidente Emiliano o del Sindaco Melucci, che potevano quantomeno, perché un qualsiasi cittadino può intervenire e ricorrere al TAR, ricordiamocelo, perché anche se il Presidente Emiliano e il Sindaco Melucci dovessero ritirare questa impugnativa, qualsiasi cittadino lo avrebbe potuto fare, forse con effetti ancora più devastanti. Hanno depositato molte osservazioni al piano proposto da AM, ma nessuna, dicasi nessuna, è stata accolta.
Addirittura il Comitato degli esperti, insediato dal Ministero dell’ambiente Galletti per varare Piano ambientale e osservazioni, ha depositato il suo parere il 27 settembre, e lo stesso giorno i Ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico hanno dato il via libera, facendo finire il provvedimento il giorno dopo in Consiglio dei Ministri, con decreto pubblicato il giorno dopo ancora. Una velocità eccezionale, per Taranto c’è sempre una velocità eccezionale quando bisogna creare dei massacri di inermi, perché sia Regione che Comune nei ricorsi sottolineano come il parere del Comitato degli esperti, contenente la relazione di sintesi sulle osservazioni, non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in allegato al Piano ambientale e non risulta pubblicato neanche sul sito ministeriale appositamente dedicato.
Vorrei ricordare che abbiamo due AIA, la 16 e la 26 o 27. Sinteticamente, la prima parlava di abbattere del 50 per cento le emissioni di diossina, cosa mai avvenuta perché sapete benissimo che i filtri costano esageratamente. Sono elevati i costi dei filtri. Lo ricordo io da quindici anni, che sono stato consigliere provinciale, quando di mattina l’aria era biancastra, il pomeriggio nerastra, e di notte diventava bluastra, forse per un effetto ottico. Però anche allora il ricatto occupazionale diceva che era meglio la morte della moglie di un operaio, perché le mogli degli operai sono quelle che ancora adesso soccombono. Non si era mai vista una strage del genere solo a Taranto, e forse, nelle esposizioni dell’amianto di Fibronit, dove sono morte più donne, mogli di operai.
Dunque si dicono, in sostanza, Regione e Provincia: ci dedicate solo il mese di agosto per esaminare il Piano ambientale, non ci date le carte, o le abbiamo con molte difficoltà. Ci bocciate le osservazioni tutte e non ci dite nemmeno perché. Non solo: nessuno, dunque nemmeno Regione e Comune hanno avuto la possibilità di avere copia del decreto con il quale il MISE lo scorso 5 giugno ha aggiudicato l’ILVA ad Am. Stessa cosa dicasi per la domanda di AIA presentata ad Am InvestCo il 14 febbraio scorso. Ormai l’AIA è diventata una prerogativa degli stupidi. Le prescrizioni AIA a Taranto non sono state mai osservate – e dico mai.
Vogliamo parlare della mancata copertura dei parchi minerari, che costringe i bambini del rione Tamburi a casa, nei giorni di vento forte da nord? Il Governo ha scelto la tempistica proposta a AM, ignorando non solo le osservazioni di Regione e Comune, ma anche l’AIA del 2012, che definiva la copertura come intervento prioritario, e siamo al 2017. Per quanto riguarda le bonifiche intra ed extra un raggio di 20 chilometri, dove hanno deturpato l’intero patrimonio agroalimentare, dove non si può pascolare, non si può fare niente a livello agricolo, si rimanda al 2023: un altro bidone, sottoscritto da tutti i rappresentanti politici nazionali, perché a nessuno è mai venuto in mente di lottare così come hanno fatto per le quote latte: per 4 milioni hanno bloccato il Parlamento per anni.
Il Piano ambientale del 24 marzo 2014, che dava 28 mesi di tempo per completare l’opera, è quello del febbraio 2015, che le concedeva due anni – sto per concludere, Presidente.
Io credo che tutti dobbiamo avere come obiettivo prioritario quello di prevenire ed evitare un pericolo grave, immediato o differito per la salute dei lavoratori e dei cittadini, essendo notorio da anni il maggior contributo, in termini di emissioni inquinanti, per il rischio cancerogeno inalatorio rappresentato dalla grande industria e dall’ILVA.
La lista dei danni alla salute delle persone causati in questi anni secondo una perizia epidemiologica del giudice per le indagini preliminari di Taranto, non è una mia invenzione, resa nel procedimento penale Ambiente svenduto, nel quale, voglio ricordarlo, noi come Regione Puglia siamo costituiti parte civile, non era mai accaduto, è assai grave: 386 morti dovuti alla presenza dell’ILVA, 237 casi di tumore maligno, 17 in età pediatrica, 247 eventi coronarici, 937 ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie. Tutto a causa dell’acciaieria vicina alle case, oltre alle patologie che hanno un periodo di incubazione che va da dieci a vent’anni. Agricolture vietate nel raggio di 20 chilometri per l’inquinamento da polveri diossina, con chiusura di un centinaio di masserie; abbattimento di migliaia di capi di bestiame, fino al lavoro di almeno 600 contadini.
Detto tutto questo, credo che quando la politica demanda alla magistratura il compito di risolvere i problemi, vuol dire che la politica ha smesso di fare il suo mestiere, e questo in Italia succede da ormai un ventennio, interessando l’intero arco costituzionale. Ha smesso di fare il suo mestiere, che è quello certamente di scegliere, ma anche di mediare tra le varie posizioni. Questo mediare mi interessa molto come cittadino pugliese e come tarantino, Presidente Emiliano. Lei ha la funzione adesso di non far giocare più sui social i rappresentanti istituzionali, ma di metterli al tavolo delle trattative cercando di risolvere e spiegare come risolvere questa problematica tarantina.
Se è vero come è vero che l’innominato Ministro questa notte o ieri sera ha ricordato che i nostri operai non avranno il salario del mese di dicembre, vorrei vedere chi è che non si arrabbierebbe. Vorrei vedere chi non si arrabbierebbe a Taranto, considerando che di questo passo hanno distrutto anche il settore agroalimentare e turistico, perché venire a Taranto, per le immagini che diamo, è diventato deturpante.
Non è colpa della Regione Puglia e nemmeno del Comune di Taranto, lo ribadisco fino alla noia. Cosa sarebbe successo se i due rappresentanti istituzionali non fossero intervenuti? Mi spiegate cosa sarebbe successo? Un qualsiasi cittadino, me in prima persona, avrebbe potuto denunciare il Sindaco di Taranto e il Presidente della Regione Puglia nelle vesti di assessore alla sanità per il danno causato alle persone. Questo sarebbe successo.
Spero che il Governo ci ripensi e apra un tavolo che abbia realmente il potere di modificare il Piano ambientale varato a settembre, avviando la messa a norma degli impianti nei tempi più veloci possibili, a costo di lavorare sette giorni su sette, ventiquattro ore ventiquattro, utilizzando la migliore tecnologia esistente, salvaguardando la salute dei tarantini, dei propri bambini, delle proprie mogli e garantendo l’occupazione degli operai che non devono trasferire i propri inquinanti nelle case dove vivono le proprie famiglie.
Se non sarà possibile, è giusto, allora, che spetti alla magistratura stabilire chi ha ragione e chi ha torto. Io mi auguro, Presidente Emiliano, da tarantino e da pugliese che lei possa trovare la soluzione sperata dai tarantini, che vivono un periodo infelice sia sotto il profilo sanitario che occupazionale.
Grazie per avermi dedicato la vostra attenzione.
Speaker : PRESIDENTE.
Collega Mazzarano, prego.
Io ho iscritti a parlare, solo per capirci: Colonna, Cera, Franzoso e Perrini. Ci sono altri? Galante e Marmo. Va bene, adesso vediamo. Casili e Campo. Ti iscrivi dopo Casili. Poi c’è Leo. Spingete il pulsante dedicato, così ci capiamo.
Speaker : MAZZARANO, assessore allo sviluppo economico.
Colleghi consiglieri, l’occasione è un’occasione importante io penso non solo per creare il posizionamento dei singoli Gruppi, come pure si tenta di fare, ma questa discussione che cade in un momento difficile del confronto, direi del conflitto, sulla vicenda ILVA deve servire al posizionamento del Consiglio regionale, cioè alla possibilità che questa Istituzione possa unitariamente, ognuno con le proprie idee, con le proprie sfumature e con le proprie differenze, dire che cosa pensa questa Assise di questa vicenda.
È una vicenda caratterizzata, quella degli ultimi giorni, da un termine: “drammatizzazione”. Noi siamo di fronte ad una drammatizzazione da parte del Governo nazionale verso il legittimo intento della Regione Puglia di far valere, essendo portatrice di un interesse qualificato, le proprie ragioni, soprattutto alla luce del fatto che, come è stato spiegato dagli interventi che mi hanno preceduto, nella fase di costruzione delle osservazioni queste stesse non sono state prese in considerazione e non è stato neanche dichiarato il motivo per cui non fossero prese in considerazione. La Regione detiene il potere della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e, sulla base di questo, ha esercitato il proprio legittimo potere. Questa è una vicenda caratterizzata molto dalla drammatizzazione. Questa è una vicenda caratterizzata molto dall’intento dilatorio. “Dilazione” è un altro termine su cui si fonda questo processo, che mi permetto di definire senza retorica un processo storico, simile a quello del ’95. Io consiglierei che storici ed economisti ci dessero gli elementi comuni e le differenze tra questo passaggio, il passaggio della vendita di ILVA, e il passaggio della fine delle partecipazioni statali e dell’acquisto di patron Riva nel 1995. Sono due passaggi che andrebbero confrontati e andrebbero capite anche le similitudini e le uguaglianze. Io ne vedo molte.
Sulla dilazione c’è il punto critico più alto di questa vicenda. Non c’è il minimo dubbio che il cuore del ricorso della Regione Puglia riguardi i tempi di prescrizione dell’AIA, i tempi di prescrizione degli interventi dell’AIA. Riguarda una serie di altre cose: procedure VIA, obblighi VIA non ottemperati. Riguarda, ad esempio, l’assenza di obblighi sull’incidenza ambientale, essendo il sito dell’ILVA vicino a siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Riguarda procedure ambientali obbligatorie evase che riguardano la presenza di sette discariche nell’ILVA.
Possiamo dire che tutto questo è corollario. La cosa fondamentale, invece, è che il decreto impugnato opera un immotivato prolungamento dei termini per gli interventi della copertura del parco minerale e del parco fossile, in contrasto sia con il precedente piano ambientale sia con il decreto del Ministero dell’ambiente del 24 febbraio 2015 relativo all’approvazione dell’intervento dei parchi primari, che a sua volta aveva prescritto una durata di 28 mesi. Anzi, di 24. Quello precedente era di 28 mesi. Invece, il piano ambientale di ArcelorMittal, cristallizzato nel DPCM del 29 settembre, procrastina al 23 agosto 2023 questi interventi. Al 2023.
Di fronte alla impossibilità di essere ascoltati, di fronte a osservazioni di merito e non pretestuose, in questi ricorsi non c’è scritto che noi vogliamo la decarbonizzazione, che tanto fa irritare i più che sembrano sentirsi morsi dalla taranta ogniqualvolta sentono questo termine. Noi abbiamo fatto quello che una Regione deve fare, un ente come il nostro, che difende il territorio, la sua salute e l’ambiente, deve fare.
Io non capisco perché in una vicenda così segnata dalla volontà di non avere l’adeguata rappresentanza territoriale nel confronto avviato... Questa è una vicenda che è stata segnata dalla volontà di escludere gli enti locali. Noi abbiamo perso un sacco di tempo. Anziché parlare del merito, e questo è il merito che forse non si conosce adeguatamente, abbiamo perso il nostro tempo a dire perché era utile che anche dentro una procedura ex articolo 47 del Codice civile (cessione del ramo di azienda), a fronte del fatto che gli interlocutori principali sono gli investitori e i sindacati, che poi devono firmare, non era assolutamente fuori luogo che ci potessero essere gli enti locali, come accade in migliaia e migliaia di altre procedure di cessione di ramo di azienda. Noi siamo stati lì a produrre ragioni, anche abbastanza imbarazzanti per noi stessi che le producevamo, per dire perché era il caso che il Sindaco del Comune interessato e il Presidente della Regione interessata potessero essere seduti lì a discutere, sapendo, come tutti sanno, che la vicenda non riguarda solo ed esclusivamente il punto critico di partenza con cui si è manifestata, e cioè l’esubero di 4.000 operai, ma riguarda anche implicazioni di carattere ambientale, riguarda implicazioni di carattere territoriale, una cosa di cui nessuno mai parla e che spesso si ha la difficoltà di individuare il soggetto rappresentativo, i 150 milioni di crediti vantati dalle aziende dell’indotto che hanno servito la produzione, stanno costruendo e costituendo le opere Aia e non vengono pagate. Stiamo parlando della carne viva del tessuto produttivo di Taranto, che sta subendo una vessazione. Chi rappresenta questi? Chi li rappresenta? I sindacati rappresentano, legittimamente, gli operai interni alla fabbrica e anche quelli di fuori, sapendo che quelli di fuori hanno già dato. I licenziamenti in molte di queste ditte dell’indotto sono già avvenuti, sotto il silenzio. Ma mettere il corpo sano di un’impresa che serve con le esternalizzazioni e con l’appalto, che ha servito in tanti anni e che continua a servire anche con opere AIA nella condizione di non respirare più, lì manca l’ossigeno, significa dare un colpo mortale alla struttura imprenditoriale e produttiva di un territorio, che, ahimè, si è formato e strutturato su questa idea che bisognasse servire la grande industria siderurgica, e su quello ha costruito la sua vocazione principale, e che se gli dai un colpo mortale ha anche difficoltà a diversificare perché è cresciuta così culturalmente.
Questo tema non è presente nella discussione e non c’è chi al tavolo si può porre il problema, se non gli Enti locali, come sta facendo egregiamente il Sindaco di Taranto e il Presidente della Regione a sottolineare queste cose. Lo dico anche perché è un complesso di vicende che stanno dentro lo stesso grande problema, che ha bisogno di una pluralità di rappresentatività, che non è stata riconosciuta. Quindi, oggi si grida allo scandalo. E vedo che questo gridare allo scandalo su un ricorso al TAR, su cui mi permetto – io non sono un industrialista, non sono un tecnico – ma pensare che la pronuncia di un TAR possa fermare la più grande fabbrica siderurgica di Europa è come dire che vi racconto una barzelletta e voi pure ci credete.
Ricordo – non sono passati tanti anni – che in quel fatidico agosto, il 26 agosto 2012, a fronte di un sequestro dell’area a caldo da parte della magistratura inquirente per un’inchiesta penale, in quel caso la produzione continuò ad andare avanti. Quindi, gridare al lupo al lupo, forse per nascondere la fragilità di un’operazione, è che fragile anche dal punto di vista industriale, non solo dal punto di vista ambientale, perché la possibilità di fare il risanamento ambientale, di mettere in marcia i punti cardini di quello stabilimento e di dire come finisce la vita dell’altoforno 2 e di come si mette in marcia l’altoforno 5, che produce quasi il 50 per cento della ghisa, significa dire che puoi dare occupazione, arrivare ai livelli di produzione di acciaio che ti consentono di dare occupazione, ma significa anche dire all’Europa e al mondo che quello stabilimento è competitivo ancora e che il nostro acciaio può competere con gli altri.
Quindi, non c’è prima un piano industriale, poi un piano ambientale e poi un riverbero occupazionale. Sono aspetti di uno stesso groviglio, complicato, che ha bisogno di vedere comunità di intenti e comunione di intenti, che abbiamo chiesto dall’inizio.
Noi non abbiamo mai nascosto che l’opera di previsione, di progettazione e di proposta di Acciaitalia era quella che ci convinceva di più. Tra l’altro, siccome quelli non sono dei sognatori e l’acciaio lo producono e hanno una loro idea, quelli non hanno proposto una favola. Secondo il Ministro dello sviluppo economico del Governo italiano quella è una favola. È probabile pure che il processo di rinuncia alle fonti fossili sia un processo lungo e complicato, che va costruito passo dopo passo, ma non è una favola, la decarbonizzazione. Come non lo era per Edo Ronchi, il miglior Commissario, espressione di un Governo di centrosinistra e di un Ministro dell’ambiente che mando lì Bondi e Ronchi.
Io che ho creduto fortemente nell’idea di risanare quello stabilimento, quella è stata la fase in cui ci ho creduto di più, perché il Governo, il Ministro Orlando e i Commissari avevano un’idea chiara di Piano industriale di Piano ambientale. E Edo Ronchi, che è Edo Ronchi, si permise di aprire un ragionamento sul fronte del ricorso al preridotto e alla decarbonizzazione. Poi quell’esperienza si chiuse. In modo lampo furono mandati via, cambiò il Governo, furono mandati via e arrivarono altri commissari.
Per cui, qui non c’è chi pensa che fra lavoro e ambiente bisogna scegliere l’uno contro l’altro, l’altro contro l’uno. Noi pensiamo che quella fabbrica può essere radicalmente risanata, con un processo radicale, ma va fatto ovviamente nei tempi giusti, perché il 2023 non sono i tempi giusti. Il 2023 è eccessivamente dilatorio come termine.
E allora, il punto qual è? Il punto è che forse, anziché guardare alla quantità delle risorse finanziarie, della proposta di AM InvestCo, andava guardato alla qualità degli interventi di natura ambientale. E noi su questo abbiamo avuto la forza e il coraggio di dirlo subito. Ma quando si chiude la partita dell’aggiudicazione e si apre la trattativa, noi abbiamo voluto semplicemente insistere su un punto: che avevamo ragioni e abbiamo un’idea che queste ragioni possano essere tranquillamente rappresentate. Questa rappresentazione non c’è stata. Ecco perché oggi ci troviamo di fronte ad una drammatizzazione inspiegabile.
Noi vogliamo che non si perda nessun posto di lavoro e non è velleitario dirlo e affermarlo. Noi vogliamo che gli interventi ambientali e le prescrizioni si facciano nei tempi dovuti e che la principale fonte di inquinamento, che sono i parchi minerari, devono essere coperti così come previsto dalle Bat Conclusion e da nuovo decreto quello del 2015 del Ministero dell’ambiente in 24 mesi. E siccome, come è stato notato negli interventi precedenti, il Governo ha persino invitato personalmente, giornalisticamente a fare prima, io non capisco perché questo poi non è possibile riscontrarlo attraverso un ricorso della Regione Puglia dentro cui c’è di fatto questa richiesta e questa osservazione.
Quel ricorso è contro la dilatazione dei tempi. Non è una cosa mostruosa, è una cosa banale, che se ci avessero ascoltato, avremmo potuto fare prima del 29 settembre, per dare al 29 settembre tutti gli elementi di condivisione e di concertazione, a proposito di partecipazione, che non avrebbero messo la Regione Puglia nelle condizioni di ricorrere. Per cui qui non ci sono degli irresponsabili, qui non ci sono quelli che pensano che la politica non serve a nulla e che bisogna andare nei tribunali. Ma quando la politica rinuncia a svolgere il suo ruolo che è quello di discutere e di ascoltare il territorio, è chiaro che la difesa e la rappresentanza di un territorio, dei cittadini, dell’ambiente e della salute di quel territorio deve essere difeso con tutti i mezzi a disposizione.
Il tavolo: noi siamo pronti, abbiamo accolto, anche se con un percorso abbastanza barocco, che si aprisse un tavolo per Taranto.
Il percorso barocco – permettetemi di dirlo – è quello di impedire che Regione e Comune fossero al tavolo principale. Poi è stato fatto un tavolo enti locali dove ci siamo trovati, con tutto il rispetto, i Sindaci di comunelli delle Marche, che non c’entrano assolutamente niente con l’ILVA. Lo dico con tutto il rispetto. Sindaci e Presidenti di Regioni di mezza Italia per poi di lì rendersi conto che era un tavolo del tutto inutile e far gemmare da questo tavolo principale tanti altri tavoli. L’idea, sostanzialmente, è di perdere molto, molto tempo, e aspettare, e capire che succede. Oggi c’è l’occasione del ricorso alla Puglia per gridare allo scandalo e drammatizzare una cosa che non è per niente da drammatizzare.
Vivo a pochi chilometri da quegli impianti, frequento le persone e i ragazzi che lavorano in quella fabbrica e conosco direttamente e indirettamente la sofferenza della morte e delle malattie. Io mi permetto di chiedere una cosa alla comunità, quella più rappresentativa di Taranto, dei sindacati: non commettiamo gli stessi errori del 1995, non facciamo l’errore di aprire i tappeti rossi al salvatore della patria. Lo abbiamo già commesso con il padrone delle ferriere e abbiamo dato troppo spazio all’idea del profitto, che non lasciava spazio agli investimenti per la bonifica e l’ambientalizzazione. Non commettiamo lo stesso errore. Anche chi difende legittimamente e giustamente il mondo del lavoro, lo deve fare con almeno un quarto della propria visuale rivolto all’altro diritto fondamentale, sapendo, come io invece sono sempre stato convinto essere, che difesa del lavoro e difesa dell’ambiente non solo sono da coniugare, ma sono necessariamente legati.
Non c’è una cosa senza l’altra, e viceversa. E questo deve essere lo sforzo principale. Io spero che questa discussione, molto approfondita e appassionata da parte di tutti i Gruppi e di questo consesso, possa consegnare al Presidente Emiliano valutazioni per irrobustire le sue prerogative, per dargli una forza in più a difendere questo territorio, non una forza in meno.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie all’assessore Mazzarano.
La parola al consigliere Cera. Ricordo a tutti i Consiglieri, a tutti i colleghi, che il tempo a disposizione per ogni Gruppo è di venti minuti, come concordato nella Conferenza dei Presidenti.
Grazie.
Speaker : CERA.
Grazie, Presidente. Sarò brevissimo.
Premetto che non è mai positivo quando la politica risolve le questioni con l’ausilio della magistratura. L’UDC è stato sempre al fianco dei lavoratori dell’ILVA e degli abitanti di Taranto, pur considerando che lo stabilimento ionico rappresenta un bacino produttivo da tutelare nell’interesse non solo della Puglia. Non a caso abbiamo sempre ribadito negli incontri locali, nei tavoli regionali e nel dibattito parlamentare che l’ILVA era ed è una questione nazionale e come tale andava trattata, nel senso che richiedeva il massimo coinvolgimento delle parti, evitando prese di posizione che avrebbero poi vanificato ogni tentativo di intesa e di ripresa dell’attività produttiva secondo principi di sicurezza lavorativa e ambientale.
Se da un lato parliamo di una realtà industriale importante e consolidata, dall’altro si fatica ancora a trovare una identità di sicurezza ambientale che, pure tra gli sforzi fatti, è ancora lontana dall’essere raggiunta nel rispetto delle norme previste, tra le quali ci sono anche le leggi regionali all’avanguardia.
Siamo, per dirla tutta, in una situazione che non aiuta a definire il quadro entro il quale bisogna muoversi per tutelare i posti di lavoro e il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini, perché la presa di posizione del Governo regionale e del Comune di Taranto nasce proprio da una acquisizione organizzata per rilanciare lo stabilimento jonico, che si presta ad essere attaccata proprio da chi chiede maggiore rispetto delle regole, anche se può, poi, innescare un processo di sfilamento degli investitori e risolvere il problema con la soluzione più tragica per tutti: la chiusura dell’attività produttiva.
Non si tratta di mettere l’uno contro l’altro lavoratori e cittadini, futuro occupazionale e qualità della vita, ma di evitare che ancora una volta su Taranto e sui tarantini si muovano interessi che con Taranto e i suoi abitanti hanno poco da spartire. Con questo non voglio dire che dietro la trattativa si giocano equilibri tra lobby, ma semplicemente affermare che è terminato il tempo della politica industriale, nel quale tutto era possibile in nome della creazione di posti di lavoro e di sviluppo economico del territorio.
Non possono esserci più posizioni dominanti, sorde a qualsiasi dialogo, come non possono esserci più politici che, pur di portare a casa un qualsiasi risultato, si muovono con una logica padronale. Bene ha fatto il Ministro Calenda a ricordare le somme impiegate per la questione ambientale dello stabilimento tarantino, ma da sole non bastano. O meglio, non servono ad affrontare in modo compiuto la questione nazionale dell’acquisizione dell’ILVA. Si corre il rischio, a noi pare, che sullo sfondo di una questione fondamentale si inneschino questioni personali, che finiscono per rendere vano ogni interesse generale, ovvero il rilancio produttivo e il rispetto dell’ambiente.
Piano ambientale e piano industriale. Sono strettamente connessi, ma siamo convinti che sia prioritario un altro fattore: il tempo, cioè il periodo che serve per rendere veramente efficaci il piano presentato dal compratore e la salvaguardia della sicurezza ambientale, in verità già partita a spese dello Stato. Si faccia presto e si faccia bene. Lo sappiamo, velocità e bontà delle risposte non sempre vanno a braccetto, ma il cambio che invochiamo è proprio nella modalità di affrontare il problema.
Basta alla corsa alle dichiarazioni e scambio di accuse. Si lavori per una sintesi efficace nell’interesse dei lavoratori, dei tarantini e dei processi produttivi nazionali.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, collega Cera.
La parola al collega Galante.
Speaker : GALANTE.
Grazie, Presidente.
Dividerò anch’io parte dell’intervento con i miei colleghi. Anche noi presenteremo un ordine del giorno, Presidente Emiliano. Non so se le è già arrivato sul tavolo. Anche agli altri colleghi, se lo vogliono firmare.
Qui si tratta, innanzitutto, di intervenire immediatamente nei giorni in cui ci sono i famosi venti da nord-ovest, i wind days, e la problematica che viene da tutti analizzata con dati, con situazioni drammatiche che avvengono. Innanzitutto, l’ordine del giorno vuole che lei, Presidente, tutto il Governo, si impegni a disporre il totale fermo degli impianti, dei nastri trasportatori e dei mezzi che determinano l’innalzamento di polveri minerali che si disperdono nell’ambiente.
Inoltre, le chiediamo, Presidente, di aggiornare il piano contenente le prime misure di risanamento della qualità dell’aria, in seguito al decreto legislativo n. 155/2010. Le chiediamo di disporre delle misure più restrittive nel rispetto di quanto previsto dalle BAT in materia. In particolare chiediamo alla Giunta di elevare la percentuale, aumentarla quindi, adesso attualmente è fissata al 10 per cento, di riduzione delle emissioni convogliate, fuggitive e diffuse di benzo(a)pirene e di PM 10, da applicare quindi al comparto industriale durante i wind days. Infine, ma non per ultimo, quindi alla luce degli allarmanti dati sanitari, ad adottare ogni altro atto di sua competenza volto a fronteggiare l’emergenza sanitaria di che trattasi mediante misure che agiscono sulle fonti di inquinamento e non sui cittadini, perché anche questo è un punto fondamentale. Noi sappiamo che durante i giorni dei wind days gli interventi che vengono adottati con ordinanza sindacale, con il Sindaco di Taranto, agisce sui cittadini, mentre noi dobbiamo agire, Presidente, sull’industria, sulla fonte inquinante, che è fondamentale.
Spiego meglio il fatto del piano di risanamento, che compete a lei, Presidente, giustamente, perché io ripeto questa è una prima parte. Poi su quello che diceva anche l’assessore Mazzarano ognuno di noi si posiziona sulla propria scelta, sulle proprie decisioni, tutte o in parte, per me non tutte, rispettabili, però ognuno esprime liberamente e democraticamente la sua posizione. Perciò, dicevo, il piano di risanamento è fondamentale per intervenire subito, se vogliamo dare coraggio e fiducia alle persone che noi intendiamo superare. Quindi, durante i wind days le operazioni, ad esempio, per quanto riguarda la riduzione del 10 per cento, quando c’è la ripresa dei materiali dovranno essere ridotte maggiore del 10 per cento. La famosa bagnatura doppia sulle piste dovrà essere aumentata. Ci deve stare una riduzione della velocità consentita ai veicoli su pista, più del 50 per cento. Queste per comprenderci.
Poi la principale fonte di emissione diffusa è costituita dai processi di caricamento, sfornamento e spegnimento del coke durante i wind days. Quindi, il numero delle operazioni deve essere ridotto. Questo per far capire a chi magari… Perché anche per me la materia non è proprio chiara, in quanto non siamo tutti esperti, ingegneri e chimici, però per comprendere cosa significa quando chiediamo a lei, Presidente, di intervenire immediatamente, e lo potrebbe fare a tutela della salute dei cittadini, agendo sulla fonte delle emissioni e non sui cittadini, chiedendo ai cittadini di non uscire di casa. Anche perché sappiamo che ai bambini che viene detto di rimanere a casa questo non avviene. I bambini vanno per strada, le mamme non riescono a tenere dodici ore o ventiquattro ore in casa, perché può durare due giorni, tre giorni, i wind days. Quindi, io credo che qui ci sia anche da dibattere su una certa forma di ipocrisia da parte di alcuni quando credono che così si può limitare il danno. In casa non si possono tenere le persone, le persone vanno comunque al lavoro, quindi c’è una situazione comunque incoerente. Quindi, questo è fondamentale per quanto riguarda l’ordine del giorno.
A supporto, tra i tanti “considerato che” (mettiamola così per intenderci), a tutela, per rafforzare questa situazione di impegno immediato, c’è questo studio del Centro salute e ambiente che ha confermato l’aumento della mortalità per cause cardiovascolari, cardiache e respiratorie nel quartiere Tamburi, in corrispondenza dei giorni immediatamente successivi ai wind days. Io parlo in questi termini per far capire e comprendere a tanti che noi non stiamo parlando di opinioni, non stiamo parlando di politica, parliamo di dati scientifici, che se devono essere confutati devono essere confutati con altri dati scientifici. Non si tratta di essere bianco, rosso o giallo, si tratta di dire che effettivamente questi studi sono stati commissionati a un centro specializzato, con degli scienziati, che hanno detto che effettivamente in quei giorni, da zero a sei giorni, tra l’altro, perché purtroppo il problema non avviene nell’immediato solamente, ma avviene da zero a sei giorni, avviene questa situazione di ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e anche per morti naturali.
Quindi, i dati dello studio dimostrano scientificamente che all’aumentare dei valori di PM10 tende a seguire un aumento della mortalità e dei ricoveri, soprattutto per quanto riguarda i quartieri Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia. I decessi sono sostenuti da tumori, da malattie cardiovascolari e da malattie respiratorie. In particolare, per capirci sulla situazione, relativamente all’esposizione, individuati per il PM10 e l’anidride solforosa. Poi, sappiamo naturalmente che ci sono.
Ciò che ha spiegato, e ciò che credo sia fondamentale comprendere a tutti, perché io mi sono confrontato con comitati, associazioni, sindacalisti, molte volte si dice che l’impatto delle malattie non può essere valutato oggi, perché ci sono giorni, anni per vedere i vari effetti. Questo studio, Presidente, questa è una cosa particolare, spiega proprio che a prescindere dai tumori che si verificano a 10, 15, e 30 anni di differenza, ci sta dicendo che in quei giorni invece c’è proprio un eccesso di ricoveri e di morti naturali. Questa è l’innovazione di questo studio importante.
Quindi, durante i wind days, il maggior pericolo è proprio indicato da questi PM2,5, il PM10, il benzopirene, perciò le chiediamo di vedere esattamente questo piano di risanamento e di comprendere. Non è sufficiente, secondo l’ordinanza, mettere degli autobus che siano a basso impatto ambientale o deviare il traffico dai Tamburi, perché è la fonte inquinante, bisogna agire sulla fonte inquinante, questo è fondamentale.
L’ulteriore inaccettabile proroga dei termini di realizzazione degli interventi ambientali di cui alle prescrizioni AIA, già da tempo sono scadute e sono rimaste sinora inottemperate, contribuiscono naturalmente a rendere la situazione ambientale e sanitaria nel Comune di Taranto particolarmente critica e allarmante.
In più vorrei ricordare, Presidente, giusto per dare qualche dato, così capiamo anche questa situazione, che a prescindere dall’AIA, la copertura dei cumuli all’aperto di materiale polverulento era già previsto nel piano di risanamento del 2012, prevedendo appunto la copertura degli stoccaggi esistenti all’aperto, nelle more della realizzazione della copertura, la delocalizzazione degli accumuli di tali sostanze in zone poste a una distanza dal centro abitato tale da minimizzare le quantità di polveri trasportate dal vento nelle zone urbane, e comunque poste a distanza non inferiore a 4 chilometri. Presidente, le vorrei sottolineare, chiedo scusa, i 4 chilometri richiesti nel piano di risanamento. Non so se lei è mai stato, se l’hanno invitata, perché so che comunque è a contatto con i cittadini, se è stato invitato in uno dei palazzi dei quartieri Tamburi. Qui parla di 4 chilometri, non so se lei ha presente: siamo a 2-300 metri, quindi stiamo parlando di una situazione… Io continuo a dare i dati per comprendere di cosa stiamo parlando.
Ora io le chiedo anche se effettivamente questo piano di risanamento è stato applicato, se c’è continuità, perché è stato emesso con una delibera di Giunta regionale, in ottemperanza del decreto legislativo n. 155.
Dato che purtroppo sento da molti parlare di una situazione data da chi crede effettivamente ai dati scientifici e da chi invece li confuta senza prove, noi abbiamo chiesto anche, c’è una mozione, Presidente, e questa è un’altra cosa che potrebbe interessare in questo momento, perché non so quando arriverà in discussione, una proposta di osservatorio del real time, si chiama. Vale a dire, per avere un’ulteriore conferma di quello che accade, perché già è stato detto che da zero a sei giorni, nei giorni di wind days c’è questo aumento di ricoveri e mortalità, creiamo un osservatorio –sono dati che possiamo reperire tranquillamente dalle ASL, dal Dipartimento di prevenzione – per monitorare costantemente nell’arco di un mese cosa avviene, in modo tale che noi possiamo avere maggiore supporto per poter intervenire sia nel piano di risanamento, sia in eventuali altri atti che lei potrebbe adottare per impedire che ciò accada.
Un’altra cosa voglio ricordare: molti avranno visto quando i cittadini hanno mostrato, anche per chi può accedere a Facebook, ma anche in televisione alcune trasmissioni hanno fatto vedere cosa succede soprattutto nei giorni di wind days. ma quello succede normalmente, a Taranto, tutti i giorni, 365 giorni all’anno, così come avviene la produzione, quando mettono le mani sui balconi, sui davanzali delle finestre. Su quella famosa polverina nera purtroppo non è stata ancora fatta una specificazione chimica, perché è una grandezza rispetto al PM10 superiore, quindi il rilevamento, questa è la risposta del Dipartimento e dell’ARPA, non viene monitorato da un punto di vista specifico. Parliamo appunto di quelle sostanze superiori ai PM10. Però, naturalmente, la stessa ASL ha detto… Questo glielo ricordo, Presidente, perché capisco che effettivamente, oltre a fare l’assessore alla sanità, o meglio oltre a fare il Presidente fa anche l’assessore alla sanità, ma tante cose purtroppo…
Sì, infatti, un po’ tutto. Non era per sminuire, era proprio per dire che io immagino… Glielo dico io che l’ASL si è messa anche a disposizione dicendo “Va bene, vediamo che prescrizione dare ai cittadini, se questa polvere si può toccare o quantomeno quali sono le indicazioni da dare alle persone”. Ripeto, non so se vi ricordate il sacchetto pieno di polvere che la signora spazzava dentro il proprio balcone. Questa è un’altra problematica.
Infine, ricordo anche Odortel, che è stato un monitoraggio… Io coinvolgo anche l’assessore Caracciolo che è l’assessore in questo momento che dovrebbe, insieme al Presidente, coadiuvare il lavoro, essere in sinergia per poter intervenire a tutela realmente di questa situazione è angosciante a Taranto.
Odortel era un monitoraggio delle emissioni odorigene. È stato inserito in una rivista scientifica. È stato anche detto dal Ministero dell’ambiente che è uno strumento valido, ma è stato sospeso dalla Regione. Abbiamo fatto un’interrogazione un anno fa e non abbiamo avuto ancora una risposta, assessore, almeno per capire i motivi per cui è stato sospeso, anche perché è valido per capire, nel momento in cui i cittadini hanno queste emissioni, se devono fare una denuncia, perché poi da qui si fanno degli studi per comprendere come evitare alcune situazioni. In questo parliamo di ENI, parliamo soprattutto di ENI, perché qui è vero che oggi la seduta è monotematica sull’ILVA, ma non bisogna dimenticare, così come succede per il particolato a Taranto, quando si dice che il PM10 di Taranto è più basso di quello di Roma o di Torino, è stato detto e ridetto, scientificamente provato, che quello che avviene a Taranto è qualcosa di straordinario, perché c’è una combinazione di elementi. C’è l’ENI, ci sono le discariche, c’è la Cementir. Addirittura adesso, se non riusciamo a bloccare, ci sarà anche Tempa Rossa che aumenterà. Quindi, nel discorso complessivo di ciò che stiamo dicendo oggi e nel momento in cui magari questo ordine del giorno viene approvato è per intervenire subito, in quanto la situazione complessa di Taranto non riguarda naturalmente solo l’ILVA, anche se parliamo dell’IVA.
Odortel in questo momento è una situazione che incide soprattutto per quanto riguarda l’ENI.
Vengo alla nostra posizione, per essere chiari. Alla fine, alla luce di tutto quello che abbiamo detto, alla luce delle evidenze scientifiche è chiaro che Taranto ha bisogno di una riconversione economica che vada verso la chiusura delle fonti fossili.
Io le chiedo, Presidente, anche di essere chiaro, spero, se la sua posizione è per la chiusura dell’ILVA o semplicemente per anticipare questo famoso Piano ambientale, come diceva l’assessore Mazzarano, dal 2023 al 2020 o al 2021, perché per noi non cambia nulla. Le fonti inquinanti non sono solo il parco minerario, non è solamente il nastro trasportatore, anche se le abbiamo chiesto di intervenire urgentemente, ma poi ci sono le cokerie, ci sono i fumi degli altiforni, la diossina. Ci sono un insieme di inquinanti che non si limitano solo al parco.
In più le vorrei dire – almeno a me questo è stato detto – che è impossibile fare una cosa del genere. È impossibile – mi è stato detto da scienziati – coprire e permettere ai cittadini di stare tranquilli per un parco minerario del genere. Abbiamo inquinato la falda, abbiamo creato già un disastro ambientale, tant’è vero che il processo adesso a Taranto si chiama “disastro ambientale”.
Per correttezza, il disastro ambientale è quando noi distruggiamo le matrici essenziali da cui noi viviamo: l’acqua, il suolo e l’aria. Se avviene questo, non impieghiamo due anni a recuperare il disastro ambientale. Ci vogliono centinaia di anni per decontaminare una falda acquifera. Cerchiamo di avere anche questa realtà.
Poi si parla…
Speaker : PRESIDENTE.
Collega Galante, le faccio presente solo che ci sono venti minuti per Gruppo. È iscritto a parlare anche il suo collega Casili. Glielo dico per correttezza.
Speaker : GALANTE.
Purtroppo avete parlato dei lavoratori. In questo caso i lavoratori vanno a lavorare con quasi – credo di non sbagliare – 400.000 tonnellate di amianto. Ogni giorno c’è l’angoscia dei dipendenti ILVA che sanno che si possono ammalare. Anche qui, non so come si fa a far credere ai lavoratori che quell’azienda si può risanare, che è qualcosa di impossibile. Bisogna andare verso una chiusura immediata.
Presidente, concludo e lascio la parola ai miei colleghi o a chi viene dopo. Ci sarebbe anche un altro modo. L’assessore Mazzarano ha parlato di tavolo tecnico. Esiste la possibilità seguendo l’esempio, non certo un “copia e incolla”, ma l’esempio di Genova. A Genova lo hanno fatto. Lo so che loro sono settentrionali e si sentono un po’ superiori rispetto a noi meridionali, però lì a Genova hanno fatto un accordo di programma. Noi chiediamo di seguire anche questa strada: mettersi al tavolo la Regione, i Comuni, i sindacati, il Ministero e capire come chiudere immediatamente le fonti inquinanti, decontaminare e bonificare subito la zona e andare verso una riconversione economica, che è l’unica strada per noi possibile e accettabile.
Infine, Presidente, mi rendo conto che è un processo ambizioso, ma questo è avvenuto in tantissime parti del mondo dove ci sono crisi industriali. Ci vuole, però, volontà, ci vuole coerenza e ci vuole sicuramente molto coraggio per sfidare tutti i poteri che sono attualmente in campo. Purtroppo, ne sono cosciente, oggi non c’è più la politica che riesce a dettare la linea guida, ma ci sono le leggi del mercato, c’è questo neoliberismo che ormai comanda sugli Stati, comanda sui poteri sociali e detta le leggi.
Lo vediamo con i decreti. Qualcuno si spaventa di questa impugnativa che lei ha fatto. I decreti hanno sottomesso la giustizia. Non hanno più creduto neanche alla Costituzione. L’articolo 32, il diritto al lavoro è stato sottomesso da decreti legge. Quello che sto dicendo è la prova che noi non abbiamo più potere attualmente. Quindi, è un grosso rischio. È ancora il mercato, con questo sistema neoliberista, che guarda solo il profitto fregandosene altamente della salute dei cittadini.
Speaker : PRESIDENTE.
Ringrazio il collega Galante, che ha lasciato un minuto al collega Casili.
La parola alla collega Franzoso.
Speaker : FRANZOSO.
Presidenti, colleghi, ho avuto modo in questo tempo di leggere l’ordine del giorno presentato dal collega Borraccino ed è doveroso fare da parte mia una premessa. La storia della siderurgia in Italia – e quella tarantina, ovviamente, non fa eccezione – insegna che la gestione di Stato dell’acciaio è costata negli anni migliaia di miliardi di lire, sistematiche e consistenti iniezioni di denaro pubblico per mantenere i livelli occupazionali e produrre acciaio con scarsissimi ritorni sul capitale, scarsa ricerca dell’efficienza, scarsa coscienza ambientale, tanto che – e c’è da sottolinearlo – gran parte delle responsabilità ascritte al privato in tema ambientale sono state prodotte e trasmesse dalla gestione pubblica.
Per questo nasce l’ILVA privatizzanda. Nasce da un processo di ristrutturazione di Taranto e di Genova, che impone delle ingenti svalutazioni degli asset industriali di ILVA, svalutazioni che rimangono in capo al denaro pubblico, allo scopo di consentire la realizzazione di un equilibrio tra il capitale investito e la capacità della gestione industriale di non continuare a distruggere denaro, ma a produrlo.
Produrre acciaio di Stato con l’efficienza di un imprenditore privato significa gestire la produzione al servizio del mercato nazionale, così da assicurare competitività di costo non solo all’azienda produttrice di acciaio nei mercati internazionali, ma alle stesse aziende italiane che utilizzano l’acciaio. Questo l’ho voluto puntualizzare affinché lo tengano a mente i nostalgici sostenitori di un’ILVA pubblica.
Ora riportiamo le lancette dell’orologio ai giorni nostri e lo diciamo fin da subito, Presidente. Forza Italia è nettamente contraria al ricorso al TAR della Regione con cui si è impugnato il DPCM, un DPCM che approva il Piano ambientale di ILVA presentato da Am InvestCo, perché questa, Governatore, ci sembra l’ennesima mossa ad effetto per strappare il consenso della piazza, perché dopo cinque anni di attesa, di sconvolgimenti sociali dentro e fuori la fabbrica, l’ultima cosa che serve è prolungare l’incertezza. La città è stremata, lo sono i lavoratori, lo sono le imprese collegate ad ILVA.
È impensabile che una vicenda così complessa possa risolversi per via giudiziaria, perché dopo anni di sequestro, di capitali in fumo, esuberi, posti di lavoro bruciati, il ricorso amministrativo blocca l’avvio di un processo di normalizzazione, l’uscita dal guado, iniziato a fatica.
Il trasferimento del principale complesso siderurgico dalla gestione commissariale ha un big player mondiale dell’acciaio. Si ripete la storia: si ritorna dallo Stato al mercato, dalla gestione commissariale, questa volta, a quella finalmente nuovamente imprenditoriale.
La risposta del Governo alla mossa del Comune e della Regione la conosciamo. È stata severa, netta, decisa, ma a mio avviso molto giusta: lo stop ad ogni trattativa. Si ferma ogni ipotesi di rilancio, Presidente, ogni ragionamento sugli investimenti, ogni ragionamento sul risanamento ambientale e sulla salvaguardia dell’occupazione.
Credo, invece, che le cose che c’erano da fare erano esattamente l’opposto, ossia continuare il tavolo delle trattative, per porre massima attenzione alla tutela dei lavoratori, al risanamento ambientale della fabbrica, il Piano ambientale in primis. Sarebbe assurdo che, nonostante le critiche da più parti sollevate, quel Piano ambientale, che comunque sia ha vinto un’aggiudicazione pubblica, oggi resti inattuato, quando a Taranto da anni e anni andiamo denunciando la significatività dell’emergenza ambientale legata ad ILVA.
Allo stesso tempo è importantissimo il rapporto tra la fabbrica e il mondo che ruota attorno ad esso. Ci sono 14.000 dipendenti diretti, 10.000 solo a Taranto, ed esiste una rete di indotto, che è stata valutata per circa 7.300 unità. Ci sono all’incirca 300 aziende, dicono i sindacati, e non sappiamo quale sarà il futuro di queste aziende. Non sappiamo se saranno coinvolte nel processo di rilancio della fabbrica.
È bene ricordare una cosa, perché pochi di noi conoscono questo fattore. Le imprese dell’indotto a Taranto costituiscono il più grande raggruppamento di imprese impiantistiche del sud, insieme a quelle del petrolchimico di Augusta e Priolo in Sicilia. Queste imprese, dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza di ILVA, hanno perso crediti per 150 milioni di euro, crediti vantati per aver effettuato lavori di manutenzione degli impianti, che hanno consentito a ILVA di rimanere in piedi sino ad oggi, e per aver realizzato le misure ambientali, che sono state effettuate. Diciamolo, in fondo la stragrande maggioranza dei lavori AIA è stata realizzata a spese totali dell’indotto ILVA.
Nelle ultime settimane, però, si era fatto un passo in avanti. Eravamo arrivati a mitigare quelle che parevano degli effetti molto pesanti sulla cessione di ILVA. Con il lavoro paziente del Ministro Calenda, con un lavoro di grande responsabilità istituzionale, avevamo bloccato un aumento esponenziale degli esuberi, avevamo permesso che non ci fosse più la riassunzione dei lavoratori e quindi il loro assoggettamento alle nuove regole assunzionali con il Jobs Act. E soprattutto, è la cosa più importante, eravamo arrivati a migliorare i tempi del Piano ambientale.
È inutile, assessore Mazzarano, che lei continui a parlare del 2023: è storia vecchia. La copertura dei parchi minerari avrebbe avuto inizio, se non ci fosse stata la vostra iniziativa, a gennaio 2018. Ed è inutile, Presidente Emiliano, evocare la presenza, nei magazzini della Cimolai, l’azienda vincitrice dell’appalto per la copertura dei parchi, dei pali propedeutici alla copertura, perché quel lavoro che ha un importo enorme non poteva più essere finanziato dallo Stato, che ha già gravi problemi con Bruxelles per gli ingenti aiuti di Stato che ha continuato ad effettuare in questi anni nei confronti di quella fabbrica.
Ora, io ho letto abbastanza basita le sue dichiarazioni. Lei ha parlato di un ricorso amministrativo qualunque. È impensabile, ha dichiarato, che un ricorso amministrativo possa avere effetti diversi da quelli che normalmente si generano. Probabilmente ha scambiato i casi, stiamo parlando di ILVA, stiamo parlando di un’azienda che è stata dichiarata di interesse strategico nazionale, stiamo parlando di 20.000 famiglie che dipendono economicamente da quell’impresa. Non stiamo parlando delle lobby, stiamo parlando delle nostre pance piene, stiamo parlando degli stipendi che arrivano nelle case di ognuno di quei 20.000 lavoratori. La smettano di parlare di lobbisti e di mercato regolato dalle lobby. È un mercato che garantisce ai lavoratori di condurre una vita normale.
Il suo provvedimento ha avuto un altro effetto devastante: quello di nuovamente esasperare una tensione sociale che da anni attanaglia Taranto. Per una volta – per una volta – tutte le sigle sindacali, per una volta, il mondo delle imprese, per una volta col Governo si erano seduti insieme e avevano intravisto gli obiettivi in maniera univoca. Per una volta avevamo parlato…
Speaker : PRESIDENTE.
Per favore, silenzio in Aula. Diventa difficile per i colleghi farsi ascoltare.
Speaker : FRANZOSO.
Per una volta avevamo parlato al mondo dell’ambiente e avevamo fissato dei paletti certi: copertura dei parchi in primis. Il wind days, tanto evocato in quest’Aula, con la copertura dei parchi non ci sarà più il problema del wind days.
Perché allora andare ad impugnare un DPCM che prevede all’interno delle sue misure proprio la copertura di quei parchi? Ma soprattutto, da rappresentanti istituzionali, vogliamo fingere di non sapere che il problema di questo Paese è rappresentato il più delle volte proprio dalla lentezza burocratica che si genera ogni volta dai ricorsi amministrativi, ogni qualvolta si debba fare, realizzare un’opera pubblica?
Non ci posso credere. So che è una cosa che voi stessi volete raccontare al mondo fuori, per tranquillizzare le persone. Ma la gente sa che questo del TAR è davvero un grande brutto guaio. Allora, Presidente, io la invito veramente a rivalutare la sua posizione, a ritirare quel ricorso, a consentire che a Roma riprendano le trattative. Non è vero che è stato escluso dalle trattative. Il Ministro Calenda ha convocato tre tavoli di concertazione: uno per Taranto, uno per i siti minori e uno per Genova. Spettava a voi presentarvi a quei tavoli e spettava a voi attendere di prendere qualunque decisione, perlomeno per correttezza istituzionale, dopo un avvenuto confronto. Io voglio solamente far riflettere quest’Aula e dire che ovunque il gioco della politica è quello che paga di più e punisce di più.
Io credo che a Taranto questo gioco abbia punito oltremodo. Non è più il tempo di tatticismi politici, non è più il tempo di scontri istituzionali. Questo è il tempo del lavoro, è il tempo del confronto, è il tempo di una sobria posizione istituzionale.
Lei è entrato all’interno di quello stabilimento, Presidente, ma vi è entrato con occhi, cuore, mente fortemente pieni di pregiudizio, perché lei non è riuscito a vedere all’interno di quello stabilimento quello che, invece, ha visto Padre Nicola Preziuso, che è il parroco di Gesù Divin Lavoratore e cappellano dello stabilimento ILVA di Taranto.
Io credo che quelle dichiarazioni debbano essere ascoltate in quest’Aula per far comprendere a tutti che cos’è l’ILVA: “Quando entrai per la prima volta sul piano convertitore dell’acciaieria 1 certamente ebbi timore, anche tremore. La movimentazione dei carriponti, delle siviere, dei convertitori è talmente grandiosa che più che l’idea dell’inferno mi nacque l’idea della straordinarietà dell’ingegno umano. Vuol dire che quella fabbrica non produce solo acciaio, produce anche intelligenze, scienze, che se messe al servizio di una produzione altra con tecnologie altre è possibile produrre acciaio pulito. Io ci credo”. Ci crediamo anche noi, ci crediamo nella possibilità di riconvertire quello stabilimento, che era l’opera compiuta dal Governo in questi giorni. Crediamo nello straordinario capitale umano che abbiamo all’interno dello stabilimento, che può di nuovo consentire a Taranto di diventare un sito tra i più grandi a livello produttivo nel mercato internazionale di Taranto e crediamo che, finalmente, con il lavoro veramente degli uomini di buona volontà si possa ritornare a lavorare per sciogliere definitivamente il nodo ILVA.
Ha parlato di disastro ambientale lei, Presidente, varie volte. Io le consiglio di preoccuparsi dei disastri ambientali provocati da tutte quelle criticità che direttamente dipendono dalle sue competenze. E parlo delle innumerevoli discariche sotto sequestro che esistono in Puglia, per cui non ci sono soldi per effettuare i lavori di caratterizzazione, per cui non ci sono soldi per effettuare le bonifiche. Parlo dei casi incredibili di sistemi fognari mancanti, di depurazioni mancanti per cui si continua a inquinare la falda. Parlo di un sistema stressato, che è quello ospedaliero e sanitario. Queste sono le cose di cui si deve occupare.
La vertenza ILVA non è di sua competenza. Perciò ritiri il ricorso e consenta a chi ne ha competenza di portare a termine un lavoro che, finalmente, potrà mettere fine a tutto questo disastro a cui in questi anni abbiamo assistito. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie alla collega Franzoso. La parola al collega Marmo. Si prepari il collega Colonna.
Speaker : MARMO.
Grazie, Presidente.
Solo due minuti per annunciare, Presidente, che a fianco dell’ordine del giorno che abbiamo depositato per richiedere…
Speaker : PRESIDENTE.
Silenzio in sala. Stanno parlando i colleghi.
Speaker : MARMO.
…il ritiro del ricorso al TAR, come è stato dichiarato dall’intervento della collega Franzoso, il nostro Gruppo ha predisposto un altro ordine del giorno da affiancare a quello e da portare all’attenzione del Consiglio, che è relativo alla materia sanitaria.
Noi riteniamo che accanto alla normalizzazione della produzione all’interno dell’ILVA e alla normalizzazione della situazione ambientale non riusciamo a capacitarci del fatto che in Italia non si riesca ancora ad ottenere un impianto a Taranto come quello di Linz. Noi vogliamo Taranto come Linz, dove la compatibilità ambientale e il lavoro degli operai all’interno e dei cittadini all’esterno possano convivere tranquillamente.
Quello che è successo in questi lunghi anni di travaglio degli abitanti, dei cittadini di Taranto e della provincia resta un tratto indelebile nella coscienza di ognuno di noi. Per questo, riteniamo di sottoporre un ordine del giorno sulla scia di quello che già svolge in quel territorio il Centro salute e ambiente, che sta riportando dati enormi, importanti. Credo che bisognerebbe fare un salto di qualità e utilizzare le convenzioni che la Regione ha con l’Università di Bari per mettere in campo e per affiancare progettualità che sono già state poste in essere, da realizzare, che sono organizzate all’interno della Facoltà di Medicina e che hanno visto la luce del progetto Mossat, cioè il monitoraggio sociosanitario di Taranto.
Noi vogliamo partire da questo obiettivo per iniziare con i primi 20.000 tarantini ad essere monitorati dal punto di vista della salute personale, non solo collettiva, per giungere al monitoraggio a tappeto di tutti i cittadini di quel territorio. Crediamo che questo sia un fatto importante, che sia dovuto nei confronti di un territorio martoriato e chiediamo che il Governo regionale si affianchi e finanzi questa iniziativa dell’Università di Bari.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, collega Marmo.
Collega Colonna, ha cinque minuti.
Speaker : COLONNA.
Grazie.
Giusto qualche spunto molto rapido e frammentario, purtroppo, perché mi sono consegnato nei tempi e nelle argomentazioni a colleghi che, per prossimità territoriale e per un’attitudine coltivata negli anni, hanno seguito con attenzione questa tematica rispetto a me. Mi riferisco, in particolare, a Mino Borraccino e ad altri colleghi.
Voglio prendere spunto da considerazioni sviluppate da diversi colleghi. Da Mino prendo una dichiarazione che dovrebbe essere fatta a mo’ di principio all’inizio di ogni intervento: non avere certezze. Sono materie complesse e articolate.
Collega Franzoso, d’accordo, la logica di mercato. Sappiamo tutti anche quanto di buono ha prodotto un sistema di mercato che, però, avrebbe le sue regole, anche. Avrebbe la regola degli investimenti con denaro privato e non la voragine di denaro pubblico che si è consumata a Taranto. Mercato significa anche preoccuparsi dei limiti di concentrazione di quote di mercato in un settore fondamentale per l’Italia e l’Europa, come il siderurgico e il siderurgico di Taranto. Certezze, che io non condivido, come quelle dei 5 Stelle, che ci presentano come soluzione tranciante un mondo senza ILVA.
Io sono legato a una massima che il buon Marco Pannella da sempre mi ha insegnato: lottare per il possibile contro il probabile. Si riferiva al probabile di palazzo. Nella lotta tra il possibile reale e l’impossibile che viene propinato, “improbabile” è ben altro quello che viene sotto gli occhi di tutti. Certezze espresse da diversi colleghi. Sembra quasi che il dibattito odierno non aspettasse altro che la decisione di presentare ricorso contro il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, quasi fosse questo il tema.
Credo che il tema sia a monte, ben altro. Mi limito solo ad evocare due o tre cose, molto schematicamente, di cui una Regione dovrebbe occuparsi, ha il dovere di occuparsi. Ha ragione, anche in questo caso, invece, il collega Zullo quando evoca un principio costituzionale come la leale collaborazione e diffida, insieme ad altri colleghi, da ogni forma guerreggiata di interlocuzione. Ebbene, domandiamoci chi ha avviato la guerra, se guerra è. Io credo che sia dovere nostro, di un’intera classe politica dirigente a livello regionale, dare rappresentanza, concretezza agli interessi del popolo pugliese o, meglio, dei cittadini pugliesi – bando alla retorica –, dei cittadini pugliesi e dei cittadini tarantini.
Io devo dire che ho apprezzato tanto, credo che questa volta sia stato particolarmente efficace, oltre che appassionato, e so anche il perché, sospetto il perché, l’assessore Michele Mazzarano nel suo intervento. Insomma, chi dà rappresentanza? Questo è il tema. Al di là della partecipazione, delle formule, della collaborazione, chi dà rappresentanza agli interessi di questa terra, ad esempio, nel dire quale è la prospettiva di governo di un territorio, la prospettiva economica di un territorio, la prospettiva di vita, perché qui si tocca proprio la carne viva delle persone, letteralmente. Ma abbiamo il dovere-diritto di poter dire che è una cavolata – io non so a che punto sia, se sia irreversibile – immaginare che sia uno scatolo di 80-100 metri per una larghezza superficie pari a 80-100 campi di calcio, come la copertura immaginata dei parchi minerari? Possiamo dire o sentiamo il dovere di dire che è una grandissima cavolata rispetto ad altro possibile concreto come una diversa fonte combustibile di energia, come nella prospettiva della decarbonizzazione, tracciata più volte, delineata ed evocata in questi anni qui a livello regionale, in particolare dal Presidente Emiliano con la conversione a gas? Sappiamo tutti che è un combustibile fossile. Ma sappiamo sul terreno del possibile e realistico che quel combustibile fossile consente un abbattimento di polveri, di emissione di gran lunga inferiore alla devastazione che determinano quei parchi minerari.
Abbiamo il dovere di dire, ad esempio, che quell’impianto forse in tutta la sua vita non ha mai scontato una valutazione di impatto ambientale? Possiamo dire che la valutazione degli impatti sanitari è un qualcosa che pretendiamo, come Regione Puglia, oltre che essere prevista dal Collegato ambientale 2015, legge nazionale? Possiamo dire che continua a essere una cavolata l’uso delle acque che dovrebbero essere destinate a uso potabile, come quella del Sinni e del Tara, anziché puntare al recupero delle acque reflue?
Ebbene, chi dice, chi rappresenta questo stato di cose, e non ne menziono altre, a un Governo che, invece, decide in tre giorni – in tre giorni! –, tra pareri di esperti, deliberato di Consiglio dei Ministri e decreto – in tre giorni, 27, 28 e 29 settembre! –, decide la modifica del Piano delle misure delle attività di tutela sanitaria e ambientale, che poi è la vera AIA.
Ebbene, chi dice tutto questo, sarà improprio? Non è elegante fare un ricorso? Probabilmente sì, in ossequio a quel principio costituzionale di leale collaborazione. Ma come dire che in questa trattativa questa terra ha i suoi rappresentanti e ha interessi da tutelare, che sono una prospettiva industriale che va mantenuta e una prospettiva di vita, di salute e di tutela ambientale che va recuperata per la terra di Taranto e per i pugliesi.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie al collega Colonna.
Prego, collega Casili. Ha un minuto.
Speaker : CASILI.
Se io devo fare un intervento di un minuto, chiaramente in questo perimetro non ce la faccio neanche a dire “parte”. Cerco di mantenermi almeno in 2-3 minuti.
Speaker : PRESIDENTE.
Bontà sua.
Speaker : CASILI.
Grazie, Presidente.
Colleghi, è da tanto tempo, sono tanti anni, oltre vent’anni che si parla di questi temi e oggi purtroppo abbiamo risentito gli stessi discorsi. Lo dico con tutta la serenità in questi casi, soprattutto quando ci sono tante vite umane interessate.
Il sito di Taranto, voi lo sapete, è caratterizzato da un polo industriale molto complesso, costituito da grandi insediamenti, e non è soltanto lo stabilimento siderurgico ILVA, il più importante e quello più impattante e più inquinante sicuramente, ma anche le raffinerie ENI e anche lo stabilimento e il cementificio Cementir.
Si parla di bonifica dalla legge già espressa, dalla legge del 1998. Tutto questo ritardo purtroppo scontato, in questi anni, ha significato, per quel territorio, per il territorio di Taranto, in termini di dati epidemiologici, migliaia di malati e centinaia di morti a causa delle matrici inquinate: acqua, aria e suolo.
Oggi assistiamo alla stucchevole retorica di quanto succede nei tavoli politici nel voler a tutti i costi contemperare le esigenze lavorative a quelle ambientali. Quantomeno dovremmo lasciare da parte l’ipocrisia, perché in questo modo è più facile poter sviluppare un dialogo, che non è evidentemente quello che dice il collega Liviano, cioè emozionale, il Movimento 5 Stelle, dice il collega Liviano, si basa su dati emozionali al fine, forse pensa lui, di essere più incisivi da un punto di vista elettorale.
No. A noi piacerebbe, per senso di responsabilità, visto che il diritto alla salute è sancito per tutti i cittadini, che su questi tavoli avessimo il coraggio di dire le cose come stanno. Purtroppo, la miopia sta nell’ignorare oltre all’individuazione di quei dati epidemiologici che sono stati espressi, i costi sanitari diretti e indiretti delle mancate bonifiche, e quindi i costi sanitari, i costi a carico di categorie imprenditoriali, come allevatori, agricoltori, mitilicoltori.
Proprio l’altro giorno mi chiamavano dalla provincia di Taranto per dirmi: ma perché io non posso fare un’azienda agrituristica a 20 chilometri da Taranto? L’abbiamo fatto presente all’assessore Leo Di Gioia. Come si fa a poter ripensare a un territorio dove è impensabile poter ricodificare alcuni codici e poter ricollegare quelle matrici che si sono scucite in questi vent’anni? Parliamoci chiaramente, diciamoci come stanno le cose, perché ho sentito parole, neologismi come “normalizzazione” o come “ambientalizzazione”, lo dico ai cittadini che sono presenti in sala, ma anche ai colleghi presenti in Aula. Andate a trovare questo termine, a capire il significato del termine “ambientalizzazione”. Non c’è.
Abbiamo creato un neologismo sforzandoci per cercare di fare, così come è successo con le varie proroghe che sono state date a quello stabilimento, ai cinque anni di commissariamento, ai dodici interventi normativi. Ci siamo sforzati di appioppare dei termini e dei neologismi in una contraddizione in termini, in un ossimoro costante su uno stabilimento che purtroppo inquina.
Mi accingo alla conclusione. Cari colleghi, se è pensabile, io lo dico con senso di responsabilità, perché di fronte alle morti non possono esserci opere di mitigazione, opere di compensazione, io sono rimasto allibito dal discorso della collega Franzoso, che veramente era quasi privo di senso di responsabilità, soprattutto non dignitoso, è un attacco di violenza nei confronti delle morti che sono successe al Tamburi.
Chiudo, Presidente, e la ringrazio per avermi dato questa disponibilità. Poter parlare di uno sviluppo consapevole di quel territorio, di aspetti legati all’identità sociale e culturale che sono stati completamente distrutti. A Taranto è stata annichilita la cultura di un popolo che non ha più la forza e la volontà di poter reagire, ed è lì che dobbiamo saper intercettare questa gente che è abbandonata a se stessa. E per farlo, lo dicevo l’altro giorno al Sindaco di Taranto presente in audizione, che conveniva, dobbiamo lasciare da parte la retorica e agire profondamente, perché ripeto, se da 1,637 milioni del Piano di sviluppo rurale non è possibile utilizzare un solo euro per poter riconvertire, per poter dare senso a un territorio, allora tutti questi discorsi che facciamo qui in quest’Aula sono privi di significato. Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. La parola al collega Perrini.
Speaker : PERRINI.
Che dirvi? Mi è venuto il mal di testa, stamattina, perché ho sentito tutti quanti e ora vi racconto la mia storia.
Forse sono stato, o sono l’unico che ha fatto l’operaio lì dentro, ho lavorato per sette anni. Conosco molto bene quella situazione, per averla vissuta fisicamente, ma che soprattutto ho vissuto con le mie mani.
Io lavoravo nei posti più brutti che uno può immaginare. Addirittura, se oggi vogliamo avere un incubo, basta che mi ricordo quando stavo nei forni o nei convertitori.
Io sono orgoglioso di dirlo, perché ho lavorato lì. A un certo punto della mia vita feci una scelta. Mi dissi: la media che dobbiamo vivere, più o meno, se il Signore vuole, è 75 anni. Un terzo della mia vita lavoro qui dentro, e non mi piace, un terzo della nostra vita dormiamo, vivo i due terzi della mia vita in un modo che a me non piace. Allora, ho cominciato, nell’incoscienza più totale, ad aprirmi una partita IVA e piano piano mi sono licenziato e ho aperto un’attività per conto mio.
Ho cominciato a fare un altro tipo di lavoro. Da essere un dipendente – allora non era ILVA, era una ditta dell’indotto – mi sono trovato a fare un altro tipo di lavoro. Cosa vi voglio dire? Io conosco bene le due realtà, una da operaio e l’altra da imprenditore. Conosco anche molto bene la realtà delle malattie che stanno sul territorio. Mi devo vergognare, invece, perché il mio modo di pensare sull’ILVA è stato sempre lo stesso, da quando ero dipendente, da quando sono diventato imprenditore, da quando ho avuto anche delle morti in famiglia per malattia e da quando da due anni sono consigliere regionale.
C’è qualcuno che fino a poco tempo fa sull’ILVA voleva l’arcobaleno, le farfalle che volavano sull’ILVA, Gardaland e oggi dice il contrario di quello che diceva cinque, sei, sette anni fa. Emiliano dice questo e io devo dire il contrario. Calenda dice questo e io faccio il contrario. Tizio dice quello, quell’altro fa il contrario. Io con il mio Gruppo spesso… Io non intervengo mai. C’è qualcuno che interviene anche su cose che non conosce e interviene sempre. Su alcune cose dobbiamo anche cominciare a essere un po’ più reali. Non pensiamo che ci sono le politiche di marzo. È passato un anno dal referendum. Un anno fa c’era un’altra battaglia: si parlava di sanità e c’era il referendum a Roma sul sì e sul no, e a Taranto perdevamo 50 milioni di euro perché Emiliano in quella partita si era messo contro Renzi. Adesso succede anche quest’altra partita.
Mi dispiace che non ci sia il Presidente Emiliano. Questa è la grande considerazione che ha per Taranto. Quando viene quell’altro signore, chiariamo. Lui spesso ci richiama alla partecipazione. La richiesta di discussione sull’ILVA, caro Presidente, e lei è anche colpevole, perché lei è il Presidente, è del 15 febbraio 2017, quando io fui il primo a dire: “Attenzione, cari amici, stanno cominciando a fare la vendita dell’ILVA”. Sta scritto qua dentro. Cerchiamo di capire noi come Regione come ci dobbiamo collocare, qual è la nostra linea.
Stiamo parlando del 15 febbraio 2017. Lui parla di partecipazione. Poi lui presenta il ricorso al TAR. Ha chiamato qualcuno del Consiglio regionale? Lui parla di partecipazione. Tu prima devi chiedere al Consiglio regionale.
Soprattutto da parte mia e da parte del mio Gruppo, alcune volte, su alcune cose sulle quali eravamo contrari se c’era un disguido… Noi, come Gruppo, non abbiamo preconcetti. Avevamo alcuni pensieri. Quando si parla, Presidente, credo che alcune soluzioni, insieme, le abbiamo studiate e siamo arrivati a votarle insieme. Lui si mette insieme a Calenda. Lui attacca Calenda. Anche il Ministro Calenda mi deve spiegare, con tutte le vertenze che ha in Europa e in Italia, come fa a stare dalla mattina alla sera su Facebook o su Twitter a rispondere. Un giorno, se avrò il piacere di conoscerlo, dovrà cominciare... Perché poi se la prende con i 5 Stelle che stanno su Twitter. Lui è stato tutta la giornata di ieri. Il mio addetto stampa mi ha fatto venire il mal di testa. Ogni cinque minuti mi mandava tutte le chiacchiere che si dicevano. Si passano le giornate così, quando noi abbiamo l’indotto...
Purtroppo, come ha detto la collega Franzoso, là c’è anche l’indotto. Quando andremo al tavolo di Carlo Sebastiano prepariamoci a un’altra vertenza. Lei è assessore al personale. Quando si va a trattare a Roma si parla sempre degli operai diretti e ci dimentichiamo che là ci sono altri 4.000 dipendenti dell’indotto, dove l’indotto, che sta là dentro, che fa i lavori più brutti, sennò l’ILVA non funziona... Mittal, oggi, ve lo dico io, non sa che ci sono altre 4.000 persone che lavorano nell’ILVA e altre 3.000-4000 che lavorano fuori perché servono a fare in modo che l’ILVA vada avanti. Di queste cose dobbiamo parlare, credo. Lo avevo chiesto già a febbraio, non di cercare di bloccare la trattativa, perché quella è una partita che riguarda il Governo.
Ogni tanto sotto le elezioni cambiano un sacco di Gruppi. Abbiamo i renziani, i dalemiani, i vendoliani. Non ho capito. Per me, sono tutti amici. Io voglio fare un invito a questi amici. Io ve l’ho detto dal primo momento i cui sono entrato in Consiglio regionale. Io farò questo percorso. Non so se mi candiderò più. Certe volte dico ai colleghi che non mi trovo qua. Vedo certe volte il contrario di quello che ha detto uno tre mesi prima. Io ho una buona memoria.
Tutti questi Gruppi che si formano sempre prima delle campagne elettorali, due o tre mesi, capisco che questo è un trucco per fare in modo che ognuno si vada a prendere i voti dalle varie... Noi ce la prendiamo con i 5 Stelle, ma alcuni atteggiamenti qui dentro sono peggio dei 5 Stelle, secondo me. Almeno loro sono coerenti nel dire che l’ILVA deve chiudere, le malattie, le cose... Io alcune cose non le condivido. Almeno sono stati coerenti dall’inizio alla fine, ma c’è qualcuno che, a seconda del momento che stiamo vivendo, tira questo filo. Ora è il momento delle malattie: contro il Governo. Ora è il momento dell’ILVA: contro l’ILVA. Poi, quando si faranno le liste, a febbraio, tu vedrai... Questo è il gioco che, se lo riuscirà a capire la gente, si metteranno insieme e diranno: “Scusa, a te quanti parlamentari spettano? Cento? Allora basta. Facciamo la campagna elettorale”. E il problema a Taranto rimane, caro Francesco.
Smettiamo questo teatrino. Fino adesso io sono stato in giro nella mia provincia. Vedevo teatrini che stavano sempre all’interno del PD. Qual era il teatrino? Anche sulla sanità. Io alcune cose le ho condivise con Emiliano. Vedevo che all’interno del PD tu andavi nei reparti. Dicevano: “È venuto l’onorevole Tizio del PD che ha detto il contrario che ha detto Emiliano”. Io, che sono una persona equilibrata e portata a cercare di risolvere il problema, in questi anni e tutt’ora... Ve l’ ho detto. Ho fatto l’operaio lì dentro, sono un imprenditore, ho avuto anche io le mie problematiche familiari di malattia, ma quando vado in tutti gli ambienti la mia linea è la stessa. Quando anch’io visito... Da oggi in avanti farò nome e cognome di chi va al reparto oncologico e spara a zero sulle ditte, le imprese che lavorano là dentro e chi va poi alle imprese e dice il contrario di quello che ha detto là. Da oggi in avanti chiederò nome e cognome di chi fa questo gioco.
Io sono sia per una sanità che funzioni nel mio territorio, e questo è quello che dobbiamo chiedere fortemente, che Emiliano si faccia portavoce, ma sono anche per il lavoro. Qua la dobbiamo smettere di giocare sulle persone. Tanto io faccio il consigliere regionale, a me interessano i voti per essere eletto la prossima volta. Io non faccio questo tipo di strategia nel popolo, faccio la strategia che dico quello che penso. Lo dicevo dieci anni fa, lo dico oggi e lo dirò sempre.
Io invito il Presidente Emiliano, invece, a ritirare quel ricorso che ha fatto e a farsi portavoce che noi abbiamo 6.000 lavoratori che lavorano diretti, di cui 6.000 famiglie, poi abbiamo le imprese dell’indotto, che non sono più in grado di sostenere i costi per garantire la continuità occupazionale a causa del notevole credito accumulato e per i ritardi nei pagamenti. Questi hanno crediti per 150 milioni di euro. Già hanno i primi danni della gestione del 2012, e ormai quelli sono persi, ora abbiamo altri 150 milioni di euro, che i commissari… E qua mi viene da sorridere o da piangere. Vanno a fare i lavori, non li pagano, poi le imprese, quando devi avere il pagamento, devono presentare il DURC, ma per tenere il DURC devi avere i pagamenti degli operai, delle tasse, lì devi tenere tutte le cose a posto, ma se un’impresa non è stata pagata lì dentro, dallo Stato non è stata pagata, poi le chiede lo Stato stesso che per essere pagato, perché la legge lo pretende, deve pagare il DURC. Noi di queste cose dobbiamo parlare in questo Consiglio regionale, non di D’Alema, di Renzi, della corrente di Tizio, della corrente di quello. A me di tutte queste correnti… Speriamo che la prende qualcuno e muore, perché a me non interessa proprio niente. Perché a seconda di come va l’aria noi sposiamo le correnti, ma il problema a Taranto là rimane. Il problema a Taranto rimane là.
Infine, le cose importanti che dobbiamo chiedere, scusate, amici dei 5 Stelle. Gardaland, o chiusura, o altre cose all’ILVA non si può fare. Gardaland, o fiumi artificiali, o altre cose per fare le vacanze, ci sono altri siti dove si possono andare a fare. Io, invece, quello che dico al Presidente Emiliano, insieme a tutti i renziani… Poi io voglio sapere Amati, che è quello più esperto, non lo so di quale corrente è. Si mettono intorno a un tavolo e si… Succede a me, nel mio partito, che sono il più kamikaze di loro, però ogni tanto ci sediamo… Quando dovete fare una cosa – così dico al mio partito – me lo dovete dire. Se me lo dite, io l’assecondo, se c’è da fare qualcosa. Se non me lo dite, io faccio casino.
Sapete la mia correttezza nelle varie Commissioni, nei rapporti che ho con tutti quanti voi, quante volte non ci stavo su un punto, poi nel ragionamento vi ho dato la parola d’onore da parte mia: se aggiustate alcune cose, io la voto questa cosa. Bene, Presidente, so che dopo tocca a lei… Michele, ascolta, ora tocca a te, però l’invito che ti voglio fare è questo: non pensiamo alla campagna elettorale, non pensiamo a questo congresso di Renzi e tuo, che è finito. È finito. Ha vinto lui e tu hai perso. Per ora. Adesso, secondo me, tu hai ragione quando tu dici che noi dobbiamo prima pensare a poi. Io sto con lei, Presidente, perché il mio Presidente è lei. Poi viene il Ministro Calenda, che sta sempre su Twitter. Ho detto prima che un Ministro che sta sempre su Twitter non lo so chi gli dà il tempo. Non lo so. Non lo so. Le dico: mettiamoci intorno a un tavolo e sistemiamo questa situazione, perché qua ridiamo, scherziamo, ma qua c’è gente che ha da pagare i mutui, c’è gente che deve portare lo stipendio a casa, c’è gente che è ammalata, ammalata, c’è gente, tipo altri Ministri, che hanno governato a Taranto – e qua dobbiamo stare attenti –, che sono venuti a Taranto a fare il Ministro dell’ambiente, e disse durante un’intervista che l’ILVA è nata prima dei Tamburi. Cioè, questo è il problema che noi abbiamo avuto in questi anni.
Allora, io voglio dare conto, quando finirò di fare politica, ai miei nipoti che andranno a vedere che cosa ha fatto il nostro nonno.
Io sto da due anni in Consiglio regionale, forse ne starò altri tre. Il mio contributo a fare in modo che se risolva questo problema a TAR lo devo dare fino a quando sarò qua. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, collega Perrini. La parola al collega Campo.
Speaker : CAMPO.
Presidente, io raccolgo l’invito del collega Perrini. Per tanti di noi che non hanno vissuto direttamente il dramma di Taranto in questi anni, è chiaro che diventa difficile avventurarsi in considerazioni specifiche, approfondite. Lo diceva la Franzoso: ha più conoscenza delle dinamiche sociali ed economiche che attraversano quella realtà. Starò, come annunciava il consigliere Colonna, tra coloro che non hanno certezze rispetto a questa vicenda. Dopotutto, vorrei vedere chi, all’esito di una vertenza pluriennale così complicata, che ha vissuto colpi di scena, che ha prodotto inchieste giudiziarie, che ha richiesto anche uno stress normativo da parte del Governo e dei ministeri competenti, sarebbe francamente presuntuoso ritenere, con i limiti che annunciavo prima, di detenere certezze a questo riguardo. Però, credo che siamo qui anche e soprattutto per questo, alcune considerazioni di ordine politico, pure rispetto all’evoluzione che ha assunto il dibattito oggi, io credo che meritino di essere fatte, senza la pretesa di rappresentare o di trarre la sintesi delle posizioni che stanno in questo Consiglio, poi lo dirò anche infine riguardo alle proposte di ordine del giorno. Senza questa pretesa, ma con la volontà di aggiungere un contributo alla riflessione.
Io non penso, di questo sono assolutamente convinto, e qui lo posso dire anche per esperienza personale, perché vengo da una realtà che ha pagato lo scotto della grande impresa di Stato, che ha impattato significativamente sull’ambiente, uno dei petrolchimici più grossi d’Italia, lo stabilimento Enichem, insediato nella Piana di Macchia, tra Monte Sant’Angelo e Manfredonia, che tra lavori diretti e quelli dell’indotto contava oltre 2.000 unità, mutatis mutandis, facciamo il paragone con Taranto, che è quattro, cinque volte quella realtà in termini di popolazione, non dico che siamo a una vicenda di quella portata, ma ci siamo quasi.
Dal punto di vista dell’impatto ambientale vi posso assicurare che la significatività di quell’impatto non fu, non è stata e non è da meno. Il Presidente Loizzo ricorderà bene quella vicenda, avendola seguita in qualità di capo del sindacato pugliese.
Lo dico a ragion veduta agli amici dei 5 Stelle: chiudere l’ILVA non risolve il problema ambientale. Non lo risolve per ciò che è stato, non lo risolve nel breve periodo, non lo risolve nemmeno nel lungo periodo. Dobbiamo diffidare dalla tentazione di trovare in vicende così complesse scappatoie o scorciatoie che alla meglio, soprattutto data la loro impossibilità pratica, rischiano di aumentare i germi della conflittualità già presente, inevitabilmente presente in una discussione così complicata, ovvero, alla peggio, diventano scorciatoie che non aiutano a far luce sui problemi. Sembrano quasi una rinuncia al confronto e al dibattito, hanno più il sapore della rinuncia della politica a misurarsi con una sfida. Una sfida che, per cultura politica, ma anche perché ne sono profondamente convinto, il Paese merita che vada colta, che la Puglia merita che vada colta.
Io non posso rinunciare e non ho mai rinunciato all’idea che l’Italia debba essere per ragioni storiche, per la sua collocazione nel contesto europeo, per il numero di abitanti, per la sua cultura, per la sua tradizione. L’Italia deve tornare a essere… Non può rinunciare all’idea di essere una grande potenza industriale. E non rinuncio all’idea, ecco la sfida politica, che ciò sia possibile garantendo le esigenze di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Qualcuno mi ha preceduto nel dibattito e ha anche illustrato casi esemplari in cui ciò è stato possibile.
È chiaro che non è semplice, è chiaro che non è facile, ma siamo nel 2017. Oltre ai social network e a internet la tecnologia ci ha messo a disposizione o ci metterebbe a disposizione gli strumenti per fare in modo che l’idea che questo Paese, che questa Regione non rinunci a un grande asset industriale, e non mi dilungherò sulle conseguenze pratiche di un’eventualità di questo tipo per il sistema produttivo, ma anche per il sistema sociale non solo di quel territorio, ma anche pugliese, che si possa fare ciò senza compromettere l’esigenza di tutela ambientale e la salute dei cittadini, anzi procedendo anche a una bonifica con i tempi che saranno richiesti, con i tempi che la scienza richiede, che la tecnologia richiede debbano essere sufficienti e necessari. Io credo che questa debba essere una sfida un’ambizione che la politica debba praticare.
Tuttavia, rispetto a questa ambizione non vi sono scorciatoie e quando parliamo o quando ci troviamo di fronte a sfide di questo tipo, che ci pongono o che appaiono dilemmi veri e propri che oltre che interrogare la nostra cultura politica e la nostra capacità di amministrare interrogano anche la nostra coscienza come uomini, come cittadini, non solo non servono e non solo utili le scorciatoie, ma ci vuole un supplemento di sforzo e la piena consapevolezza che sono sfide politiche. Se gli obiettivi sono quelli che non da oggi, ma che da quando abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora della gestione Riva, non ce n’era bisogno, molte cose erano acquisite, si sapevano, così come a Manfredonia si sapeva che l’arsenico era entrato da tempo nel ciclo alimentare.
Nel 1976, a due chilometri dall’abitato – Mario, ti ricordi? – scoppia la colonna dell’arsenico, la popolazione fugge, quell’odore acre che ha impregnato ettari e ettari di territorio circostante. Se fossimo stati nel 2017 non so cosa sarebbe accaduto. All’epoca, nel 1976 noi eravamo bambini, correvano per le strade con un fazzoletto bagnato sul naso. Quindici giorni dopo la produzione era la ripresa e lo stabilimento era lì tranquillo. Per dire quanto gli strumenti culturali, gli strumenti tecnologici, la consapevolezza aiutano non a rimuovere, ma a rimodulare le sfide e a giocarle ponendosi nuovi e più alti obiettivi. L’obiettivo che avevamo, dicevo, da quando la vicenda Riva si è conclamata – mi rivolgo a Francesca Franzoso – era fondamentalmente risanare l’ambiente, non fare in modo che le ragioni della produzione e del lavoro mortificassero le ragioni della tutela ambientale. Vi era una grave emergenza sanitaria che aveva già prodotto i suoi effetti, ahimè non rimovibili, perché i decessi non si possono recuperare, ma che minacciava di produrne altri e altrettanto gravi gli effetti sulla salute pubblica. Abbiamo tutti convenuto, però, che questi obiettivi prioritari potessero essere raggiunti, essere salvaguardati accettando la sfida, utilizzando nuovi processi produttivi e una diversa gestione, di mantenere quell’asset produttivo a servizio del Paese e soprattutto al servizio della Regione Puglia e dell’area tarantina. Non è solo la permanenza dello stabilimento, lo diceva Perrini in ultimo, i 10 o i 14.000 indotti, è un capitale molto più grande, che non si vede, che sta nell’indotto, che sta nella cultura del lavoro che si crea, che sta nell’orgoglio e nella dignità di chi ritiene che con la propria fatica può contribuire a far avanzare il progresso civile e morale non solo di una città, ma di un territorio più grande.
Gli strumenti che abbiamo messo a disposizione, perché a noi quello che interessa sono gli obiettivi, attraverso le ricorrenti e successive decretazioni, erano gli strumenti migliori? Erano gli strumenti più coerenti? Abbiamo svolto questo percorso condividendolo, sapendo che specialmente nelle democrazie non è che ognuno di noi o una parte politica o una corrente di partito può determinare autonomamente un percorso. Si discute, si sceglie una strada, che pare la più coerente, per approssimarci agli obiettivi che abbiamo e poi la si pratica, e chi ha responsabilità di governo la pratica nel modo migliore che ritiene.
Credo che il punto della discussione non sia, quindi, e su questo dobbiamo fare uno sforzo per tranquillizzare tutti, non sia e non debba esservi il sospetto che qualcuno ha deragliato dagli obiettivi, che erano quelli di risanamento e tutela ambientale, ma che erano al tempo stesso quelli di riavvio della produzione e di tutela non solo dei posti di lavoro dell’ILVA, ma dell’indotto, di un sistema e di una cultura imprenditoriale che a Taranto esiste ed è un vanto per l’Europa e per il Paese, ma è come questo processo lo possiamo declinare al meglio per fare in modo, appunto, che quei fini siano concretamente al meglio realizzati.
Certo, bisogna fare presto. Certo, bisogna cogliere le opportunità. Certo, fare in fretta molto spesso non vuol dire fare presto e forse fare in fretta, a volte, confligge con l’esigenza di fare presto. Con ciò, guardate, non mi iscrivo al partito di chi in questi giorni – e poi dirò perché, secondo me, è pericoloso – cerca necessariamente di collocarsi all’interno di un conflitto che sembra essersi aperto tra istituzioni diverse. No. Mi sforzerò di dire perché questo conflitto mi pare pericoloso e perché ritengo, al di là dell’elemento del ricorso, che, come ha detto qualcuno, forse Mazzarano, può essere considerato un elemento dialettico di questo confronto, magari che ha esasperato una posizione, ma a fronte, evidentemente, di una indisponibilità a considerare fino in fondo l’opportunità di praticare soluzioni che sono in campo non da oggi.
Evidentemente, bisogna avere la responsabilità, anche a livello governativo, di non ritenere che tutto ciò che si è fatto... Lo si è fatto senz’altro per una giusta causa, senz’altro per raggiungere un obiettivo, senz’altro c’era una necessità di ripresa produttiva, ma al tempo stesso, se ti si chiede un approfondimento del confronto e non te lo si chiede dal quisque de populo... Lasciamo perdere adesso, perché sembra riduttivo stare al tema così come è stato posto (ritira o non ritira il ricorso), che sembra francamente eccessivo. Se ti è stata posta la necessità di un confronto approfondito, questo confronto seriamente e in maniera approfondita va svolto.
Guardate, non è tanto il fatto che lo chiede il Presidente della Regione o non è solo questo. C’è il Sindaco della città di Taranto, il vostro Sindaco, Francesca. Penso che noi tutti dovremmo contribuire, per quanto possiamo e al di là delle correnti, a fare in modo che questo confronto si tenga, che perda i connotati del conflitto, ma che diventi un confronto approfondito e consapevole su soluzioni praticabili, non soluzioni che rinviano la palla nell’altro campo oppure la rimuovono dal terreno di gioco. Soluzioni praticabili che colgono l’interesse collettivo, che colgono la tutela di obiettivi comuni che, abbiamo detto, restano sempre gli stessi: la ripresa di quel sito produttivo alla sua massima potenzialità, la tutela dei posti di lavoro e primariamente la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e l’esigenza di bonifica. Non sottovalutiamo questo tema.
Lo dico agli amici del 5 Stelle. Lì, se non riprende la produzione a pieno regime di bonifica, non parleremo più, perché le risorse non ci saranno. Abbiamo il caso emblematico non solo di Manfredonia, dove la bonifica tuttora permane per alcuni versi, ma abbiamo il caso di Bagnoli, e sappiamo come è andata a finire.
Perché dico che cercare, per quanto ognuno legittimamente può essere convinto della bontà delle proprie ragioni, ma affermarle cercando di indicare un capro espiatorio credo che non solo non serva a risolvere il problema, ma rischi di aggravarlo irrimediabilmente. Perché sapete cosa accadde nel mio territorio quando si smarrì, anche nell’Assise consiliare, l’ansia, l’anelito a condividere un obiettivo comune, lasciando da parte i contingenti calcoli personali anche di ordine elettoralistico? Il richiamo di Perrini è quanto mai opportuno. Gli elementi latenti, che pure non erano tuttavia emersi, ma che – non conosco la situazione tarantina – sono sicuro permangono, esistono già, gli elementi latenti del conflitto sociale tra chi lavora all’ILVA e chi non lavora all’ILVA, tra chi ha subìto un lutto, tra chi è indifferente, rischiano di esplodere quando non solo la soluzione si allontana, ma quando non si contribuisce a indicare un percorso, per cui la gente attende fiduciosa nella consapevolezza che, all’esito di quel percorso, per quanto lungo e accidentato, ci sarà una risposta tanto alle esigenze del lavoro quanto alle esigenze della salute, della tutela della salute e dell’ambiente. Ed era un percorso avviato, rispetto al quale un approdo sembra possibile, e io non credo che le ragioni o la necessità di un approfondimento debbano, in una partita così complessa, muovere qualcuno a dire frettolosamente “va beh, il banco è saltato perché si è prodotto un ricorso”.
Per cui, l’invito non è a una grande prudenza, ma è a una grande e operosa opera da parte di tutti i Gruppi politici e i consiglieri per fare in modo che quella che è la necessità di un approfondimento nel merito, che io stesso sarei presuntuoso se ritenessi di avere gli strumenti per poterlo affrontare vista la portata anche tecnica, la complessità tecnica delle soluzioni o delle questioni che stanno in campo, appunto questo confronto smetta le vesti, la natura, le connotazioni di un conflitto e si torni ad ascoltare e a prendere sul serio le ragioni espresse dalle comunità locali e anche dalla Regione.
In questo contesto, e concludo, perché dicevo all’inizio che abbiamo posizioni differenti, è difficile trarre una sintesi? In questo contesto andare oltre l’approfondimento della discussione, l’acquisizione di una consapevolezza che l’occasione odierna ci ha dato rispetto alla vicenda, dunque fare la corsa a presentare un ordine del giorno perché prevalga la mia o l’altra opinione… Perché Perrini ha ragione: anche all’interno del PD non è che tutti la pensino esattamente alla stessa maniera. Si fanno valutazioni, c’è una discussione. Costringere, ridurre, incanalare questa discussione nel voto di un ordine del giorno, qualunque esso sia, per dire all’esterno “ho dato ragione a Tizio, a Caio o a Sempronio”, non solo non fa fare passi avanti alla nostra discussione, non solo non lo ritengo utile, ma rischia di cristallizzare magari la distanza su posizioni, una distanza che, invece, credo che il prosieguo del confronto e la discussione tra di noi all’interno dell’Assise consiliare può consentirci di ridurre se ci mettiamo pazienza e buona volontà e se mettiamo da parte le sirene dell’imminente campagna elettorale.
Per questo inviterei tutti a concludere la discussione odierna o, meglio, a concludere questa sessione di discussione, a stare sul tema, a fare ogni sforzo perché si riconduca alla ragione che oggi sembra più che altro o prevalentemente interessato a porre diktat, e che il Consiglio, se deve arrivare a una presa di posizione lo faccia in maniera più consapevole, più matura, più compiuta, con maggiori elementi a disposizione.
Pertanto, se questo appello non verrà accolto, che era una delle cose che mi interessava di più dire all’esito di questo intervento, poi parlerà il Presidente, chiaramente ed esprimerà senza dubbio le ragioni che lo hanno indotto, ci aggiornerà sulla vicenda, io non credo che il Partito democratico possa partecipare alla votazione su alcuno degli ordini del giorno proposti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. La parola all’assessore Caracciolo. Ha chiesto la parola per precisare qualcosa.
Speaker : CARACCIOLO, assessore alla qualità dell’ambiente.
Solo una precisazione, senza nessun tono polemico, in merito all’intervento della consigliera Franzoso, che richiamava l’attenzione della Regione sulla vicenda relativa alla mancata programmazione, o alla mancata attenzione sui siti di discarica e sulle bonifiche.
Si è appena chiuso un avviso pubblico, da parte della Regione, indirizzato alle amministrazioni locali. Sono stati investiti circa 130 milioni di euro. Hanno partecipato a questo avviso circa 90 Comuni che hanno presentato progetti per messa in sicurezza, piani di caratterizzazioni e bonifiche, per cui c’è questa attenzione al territorio. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. La parola al Presidente Emiliano.
Speaker : EMILIANO, Presidente della Giunta regionale.
Sono particolarmente… Non può parlare.
Speaker : PRESIDENTE.
Silenzio in Aula.
Speaker : EMILIANO, Presidente della Giunta regionale.
Sono particolarmente commosso nel salutare il Sindaco di Taranto, che in questo momento è entrato in Aula.
È una commozione che deriva ovviamente dall’inevitabile percezione di ciò che egli sta provando in questi giorni e in queste ore, perché ci sono delle dimensioni istituzionali, e io ho avuto la fortuna e l’onore di viverne tante, tutte straordinarie. Anticipo quindi che comunque vale la pena viverle, queste condizioni, nonostante il dolore e la sofferenza che si patiscono, nelle quali occorre prendere posizione non in base al proprio personale interesse, ma in base ad un rapporto molto particolare, tra la propria coscienza e il ruolo che si svolge, secondo le regole di quel ruolo.
La regola fondamentale nel ruolo politico è quella di rispettare gli impegni di programma. Innanzitutto voglio dire che la Regione Puglia, assieme all’Amministrazione comunale di Taranto, sta rispettando gli impegni del proprio programma, sta cercando con assoluta dedizione, da anni, un dialogo con i Governi che si sono succeduti in questo periodo per trovare una soluzione ad una vicenda che ha sempre tenuto in scacco la città di Taranto, fino al punto di privarla di un’autonoma capacità di guida politica.
La forza dell’ILVA è sempre stata talmente intensa da soverchiare quella delle Istituzioni della città. Questa cosa non la dico io, la dicono gli atti del processo in corso, lo dicono i capi di imputazione. Questa forza è stata così straordinaria da arrivare a concepire una cultura nella quale le istituzioni democratiche della Puglia e della città, come è stato detto qui in Aula, non devono occuparsi dell’ILVA. Non è un’intuizione la mia, per chi non ha ascoltato gli interventi di questo dibattito. È proprio stato detto in Aula.
In Aula è stato detto: “Presidente della Regione Puglia, ti devi occupare di altro, ti devi occupare delle bonifiche”. Infatti, l’assessore all’ambiente ha dovuto fare una precisazione. “Ti devi occupare della sanità. Non ti permettere di occuparti dell’ILVA”. Questa è la discussione di questa sera. Ci possiamo permettere di occuparci dell’ILVA? È nostro dovere? È nostro diritto, ammesso che esista un diritto nell’esercizio del dovere delle funzioni?
Una volta sottoposto l’atto all’Avvocatura, e qui è presente il Capo dell’Avvocatura, che guardo senza interloquire come si deve fare, una volta sottoposto l’atto all’Avvocatura e l’Avvocatura risponde che l’atto ha profili gravi di illegittimità è consentita ad un Presidente di Regione una valutazione discrezionale sulla opportunità o meno di impugnare un atto? Cosa sarebbe accaduto e con quale atto politico avrei dovuto rinunciare al diritto-dovere della Regione Puglia, che non sono io, io sono solo il Presidente, un ruolo piccolo-piccolo rispetto a quello della Regione. La Regione è una Istituzione, non è una maggioranza, non è un Consiglio, non è un Presidente, non è una Giunta. È una Istituzione prevista dalla Costituzione della Repubblica.
Nel momento in cui l’Avvocatura mi ha segnalato gravi profili di illegittimità, l’atto con il quale avremmo dovuto dire “Sì, gli atti sono, secondo noi, illegittimi, ma rinunciamo per collaborare alla soluzione del caso che abbiamo di fronte”, voi ve lo immaginate? Ve lo immaginate un atto fatto così? Io non me lo immagino, perché un atto nel quale tutte le osservazioni della Regione Puglia, peraltro osservazioni che sono state introdotte lì come ultima chance perché voi sapete che nei decreti precedenti la Regione Puglia, a differenza che per qualunque altro stabilimento industriale, è stata privata di ogni potere di intervento sull’ILVA.
L’ILVA è uno stabilimento extra territoriale, non è più uno stabilimento pugliese, perché la Puglia è stata privata di ogni possibilità di intervento su quella fabbrica. Abbiamo impugnato davanti alla Corte costituzionale questa circostanza e la Corte costituzionale, anch’essa probabilmente sottoposta ad uno strazio evidente nelle motivazioni delle sentenze che riguardano l’ILVA, ha concluso che proprio nelle osservazioni al DPCM consisteva la mancata lesione del diritto della Regione Puglia di interloquire con il Governo. Quindi, quando abbiamo presentato quelle osservazioni lo abbiamo fatto in buona fede, così come ha fatto il Comune di Taranto, con una rinnovata competenza, con una rinnovata convinzione, con una condivisione da parte non solo degli organismi politici, ma di una città intera; una condivisione che è consistita anche nelle altre osservazioni che sono state presentate da parte di molti altri soggetti e che nella sostanza coincidono quasi integralmente con quelle del Comune e con quelle della Regione.
Non stiamo parlando di atti sconnessi, individuali, personali, stiamo parlando di atti ampiamente condivisi, coincidenti, collimanti, aventi sostanzialmente la stessa direzione.
I due ricorsi che sul mio onore sono stati redatti in perfetta autonomia sono assolutamente simili, forse con l’unica differenza che il Comune di Taranto ha specificatamente richiesto di rimettere la questione alla Corte costituzionale per un’ulteriore verifica e, invece, quello della Regione si riserva di farlo in una seconda fase.
Questo genere di condotta, ineccepibile, connessa ad un programma di Governo, il nostro e, devo dire, anche quello del Sindaco di Taranto, che aveva richiesto particolari attenzioni per la salute dei cittadini nella convinzione che l’ILVA – lo dico chiaramente – debba continuare a funzionare, una convinzione che non è oggetto della nostra competenza, non è oggetto della nostra determinazione. Lo diamo come dato di fatto. Il Governo della Repubblica ha deciso, individuando quello stabilimento come strategico, che quello stabilimento deve andare avanti e noi abbiamo preso atto di questa determinazione. È una determinazione rispetto alla quale noi abbiamo provato a collaborare e continueremo a collaborare totalmente, il che però non vuol dire farsi cancellare ancora una volta, come è accaduto in passato, peraltro con una gestione diversa, quella che improvvisamente è diventata da quella che aveva salvato la fabbrica, quella della famiglia Riva, è diventata famigerata, al punto che la famiglia Riva, secondo la stessa Asso Acciai, ha subìto un esproprio ancora non definitivo dal punto di vista giudiziario. La fabbrica viene venduta ad altri soggetti.
Le assurdità giuridiche di questa vicenda sono tante. Certo, alcune non sono di nostra competenza. Certamente la mia Amministrazione non si rinzela dei danni fatti alla famiglia Riva, ma indiscutibilmente anche quelli ci sono. Siamo così oggettivi da essere capaci anche di ammettere che c’è un profilo che la stessa Asso Acciai, che oggi sostiene che la soluzione di questo caso debba essere quella di ritirare il ricorso, però ammette che lo stesso Governo che con noi ha tenuto determinate condotte è quello che avrebbe, secondo la Asso Acciai, illegittimamente espropriato Riva. Non riesco a capire. Se il comportamento illegittimo è nei confronti di un associato ad Asso Acciai questo è un problema, al punto che Asso Acciai continua a ripeterlo sistematicamente. Se avviene nei confronti della Regione Puglia per ragioni di salute noi dobbiamo ritirare il ricorso.
Adesso vorrei che noi ci svegliassimo dallo shock mediatico. Dove si è visto mai in questo Paese che un Governo chiedesse anche solo a un cittadino, non voglio dire ad una Regione, anche solo a un cittadino... Dove si è visto mai che il ricorso ad un giudice venga considerato un atto di irresponsabilità? Vi rendete conto in che condizioni hanno ridotto la Repubblica? Non si fidano del ricorrente, e questo passi. Non si fidano del magistrato al punto che passa l’idea che una vertenza come questa la risolve la politica. La risolve la politica come? Con quali modalità? Almeno, abbiamo detto, costruendo un tavolo. Sediamoci ad un tavolo. Lo abbiamo chiesto per mesi. Sediamoci ad un tavolo e definiamo il piano industriale assieme al piano ambientale. Facciamo in modo che esso convinca tutti i soggetti e proviamo ad andare avanti. Siamo stati inizialmente esclusi da qualunque tavolo perché, con un espediente abbastanza infantile, si è considerato: “Adesso facciamo così. Non facciamo come per qualunque altra vertenza, dove ovviamente tutti per prima chiamano la Regione”. Normalmente, la Regione... Anche qui ci stiamo mettendo dei soldi, ma non è questo il punto. La Regione deve intervenire perché poi deve tenere insieme il quadro. Il sindacato ci chiama per ogni vertenza.
Oggi c’è stato un sit-in davanti ai cancelli dell’OM. È chiaro che quel sit-in era rivolto a noi, perché lì dobbiamo provvedere noi. Invece qui viene costruito un tavolo dove c’è l’esclusione del Comune e della Regione. Abbiamo fatto una battaglia pacata, perché nessuno di noi ha perso la calma, nessuno di noi ha alzato la voce. Abbiamo insistito. Era talmente assurda la posizione che, alla fine, si sono dovuti inventare il cosiddetto “tavolo bis”. Una seduta spiritica, giusto, hai ragione. Si sono dovuti inventare un tavolo bis, al quale siamo andati. La Regione era presente. La Regione ha parlato trenta secondi quella sera, e abbiamo detto, a differenza di ciò che è stato dichiarato in queste ore: ripartite cortesemente dalle osservazioni al DPCM. C’erano molte persone, sindaci, potranno confermarlo. Io avevo in mano le osservazioni al DPCM, che poi nella sostanza sono il ricorso: ripartite da là, dateci una disponibilità a discutere delle osservazioni e alla modifica del DPCM, e ricominciamo il passaggio.
Certo, non c’erano i sindacati, ma non si capisce perché io non possa essere presente, come Regione Puglia, e il Comune non possa essere presente a una discussione in presenza di testimoni autorevoli come i sindacati. Era presente il Sindaco di Novi, che insomma, con tutto il rispetto, è famoso molto di più per il cioccolato che per lo stabilimento dell’ILVA. Perché questa vertenza si chiama Taranto.
Poi ci sono delle conseguenze, come in tutte le vertenze di questa dimensione, ma il tavolo dove il Piano ambientale deve stare insieme al Piano industriale è quello di Taranto. Il piano dove il sindacato italiano, che è un sindacato fondato da Di Vittorio, che non ha mai avuto una visione corporativa del suo ruolo, che ha sempre coniugato l’interesse generale con l’interesse dei lavoratori e che non ha mai diviso popolo da sindacato, doveva essere presente, nella nostra cultura politica, nella mia cultura politica, ammesso che la mia abbia un rilievo, per costruire una soluzione.
Questo il Governo lo ha sempre evitato. Lo ha evitato fino, ripeto, al giorno in cui abbiamo chiesto la rivalutazione, nella prima occasione in cui c’è stata data la possibilità di sederci a un tavolo, ripeto, con tutti i sindaci che in qualche maniera erano connessi a stabilimenti, uffici, foresterie, li hanno chiamati tutti. Si sono impegnati a riconvocare il tavolo Taranto e il tavolo Genova: siamo in attesa di conoscere questa data. E nel frattempo? Adesso lo dico a chi di mestiere fa trattative: nel frattempo io mi faccio decorrere i termini per l’impugnativa di fronte ad un atto come questo e questo Consiglio regionale, durante questa monotematica, prevista già prima, cosa mi dice se io mi faccio scappare il termine e non impugno l’atto? Che mi sono tolto l’arma principale di discussione per interloquire con un Governo che non mi vuole dare retta. Non c’è nessuna volontà di darci retta. Lo dico ai consiglieri della mia maggioranza, che si illudono che il Governo ci voglia dare retta. Il Governo non ci vuole a quel tavolo, perché l’unica Istituzione, le uniche due Istituzioni che hanno i tecnici, formidabili anche quelli del Comune di Taranto, che ha avuto modo di incontrare, formidabili i nostri, della Regione Puglia, con questi tecnici non si vogliono sedere, perché noi quella fabbrica la conosciamo, conosciamo tutto di quella fabbrica, sappiamo cosa dire, sappiamo come replicare, non ci facciamo prendere in giro.
Perché l’epoca in cui la Regione e il Comune stanno zitti è finita. E ve lo dico subito: io non farò la fine di Bondi e di Ronchi. Non mi faccio commissariare da un Governo. Non mi faccio mandare a casa da un Governo. A casa mi potete mandare voi e i pugliesi, non i Governi che man mano si succedono nel tempo, perché il sistema che noi proponiamo per far andare avanti la fabbrica è contro la più potente lobby del mondo, che è la lobby del carbone, che costringe tutti a cambiare opinione, pur di essere accordati con i loro interessi.
Capisco che queste mie parole in quest’Aula rischiano di essere particolarmente pericolose per l’Amministrazione che ho l’onore di presiedere e non so che cosa avranno in mente per tentare di indebolire questa Amministrazione, perché è la prima volta che si trovano di fronte al Comune di Taranto e alla Regione Puglia schierati con tanta nettezza su queste questioni e così determinati a discutere nel merito il modo in cui quella fabbrica dovrà andare avanti.
Ci hanno provato anche in passato, intendiamoci. Consigliere Borraccino, ho apprezzato il passato. Però quel passato, alla fine è stato piegato, non so neanche io come e non voglio entrare nel merito, forse con mezzi che la storia si incaricherà di esaminare.
Quello che è certo è che quella Amministrazione regionale è stata messa a tacere nella peggiore delle maniere e non ha potuto svolgere il ruolo. Noi dobbiamo impedire che anche questa Amministrazione sia messa a tacere dallo stesso schema e dalla stessa logica, addirittura convocando contro l’Amministrazione della Regione Puglia, tutto l’universo, utilizzando il ricatto occupazionale.
Il motivo per il quale non mi sentirete dire una parola contro il sindacato è la mia cultura politica, è il mio rispetto per i lavoratori, è il mio rispetto per il sindacato, che non cambia, nonostante il giudizio che il sindacato ha dato – una parte del sindacato – alla nostra impugnativa.
Ripeto: noi non siamo titolari della decisione se chiudere o meno l’ILVA. Riceviamo dal Governo della Repubblica, in modo fedele, l’indirizzo che la fabbrica deve continuare a funzionare, e ci stiamo sforzando, nel nostro ruolo di tutori della salute dei cittadini, di trovare la maniera di farla funzionare. Il ricorso attiene solo a questo. A noi non interessa il nome dell’azienda che se l’aggiudica, non ci interessa, per il vero, neanche quella che noi abbiamo chiamato per comodità “decarbonizzazione”. Esiste un altro sistema, diverso dalla decarbonizzazione? Per noi non esiste. Ma se esiste un altro sistema per evitare l’uso del carbone, per evitare quel livello di emissioni, noi siamo disponibili a parlarne, purché non ci si dica che dobbiamo tacere, perché comunque qui non tace più nessuno, su questa storia dell’ILVA. Anzi, devo dire, sarebbe impossibile tacere, perché probabilmente nessuno dei signori che vivono in questa splendida condizione di distacco dalle cose quotidiane si rende conto di qual è l’atmosfera che si respira a Taranto, non solo in senso concreto, ma anche in senso figurato.
Se il sindaco di Taranto, o il Presidente della Regione facessero anche solo mezzo passo indietro, Sindaco, cosa succederebbe? Glielo vogliamo spiegare? Non riescono a capirlo. L’ultima volta che un Presidente del Consiglio è venuto a Taranto ci sono voluti 1.500 poliziotti per farlo entrare in città. E l’unica proposta di buonsenso è quella della Regione e del Comune che vogliono trovare un Piano Ambientale accettato da tutti, in città, non imposto facendo fuori dalla discussione Regione e Comune.
Noi ci vogliamo essere. Voi dovete esserci e noi ce ne dobbiamo occupare. Noi ce ne dobbiamo occupare. Siete voi che siete stati eletti per tutelare la salute di quelle persone, e metterla insieme al diritto al lavoro: sta scritto nelle sentenze della Corte costituzionale, e non è impossibile, purché questa interlocuzione ci sia.
È possibile che un ministro dica: si può ricominciare il dialogo se ritira il ricorso? Non è possibile. Noi ritiriamo il ricorso quando il DPCM sarà modificato, cosa che si può fare assolutamente facilmente, mettendo insieme il punto di vista del Comune, della Regione, dell’azienda e del Governo, che non è solo un arbitro, perché il Governo, in questa vicenda, sul Piano Ambientale non è un arbitro, ha le stesse prerogative di tutela della salute e del lavoro che ha la Regione: identiche. Quindi, non è un arbitro.
Io ho il timore che i ministri che si occupano di questa vicenda abbiano una formazione di natura aziendale che gli impedisce di distinguere l’interesse generale dal profilo industriale. Sono due cose diverse. È possibile che un’azienda dica: guardate che noi abbiamo dei costi, nel caso si venga proposto un sistema produttivo “x” talmente fuori mercato che noi non li reggiamo. Ma vogliamo arrivare a questa conclusione? Vogliamo discutere? Anche perché, in questa vicenda, non c’è tutta la fretta che sembra essere stata impressa a questa vicenda dal Ministero dello sviluppo economico.
La procedura di vendita è bloccata. Sono in corso indagini da parte della DG concentrazioni. Anche le indiscrezioni che si erano diffuse sui giornali su questa proposta che ArcelorMittal aveva formulato (questo lo abbiamo accertato a Bruxelles), ovvero “Se tiriamo fuori dalla cordata la Marcegaglia e la sostituiamo con qualche altra cosa, questa cosa può essere utile?” non è stata neanche presa in considerazione questa ipotesi a Bruxelles.
È stata considerata, diciamo così, una barzelletta all’italiana, perché evidentemente ArcelorMittal sta cominciando a prendere tutti i vizi del precedente sistema. Pensa di entrare in questa partita con lo stesso ruolo che aveva prima la famiglia Riva e l’azienda Riva, ed è questa la partita politica sulla quale noi dobbiamo stare insieme e non ci dobbiamo far dividere. Non ci dobbiamo far dividere perché non abbiamo scopi diversi. Persino coloro che dicono – parlo del Movimento 5 Stelle – “chiudiamo la fabbrica” non è che lo fanno per il divertimento di dire “chiudiamo la fabbrica”, ma arrivano a questa conclusione perché, come tutti i tarantini, non si fidano delle altre proposte, non si fidano certamente del Piano industriale così come strutturato da ArcelorMittal, non si fidano forse neanche della proposta di decarbonizzazione, soprattutto per una ragione io penso, perché ritengono che, come è accaduto in altre vicende, l’arroganza del Governo ci obbligherà ad andare dall’altra parte.
A questo punto è meglio non scegliere ipotesi alternative. La sfiducia arriva al punto che non si crea quel consenso generale che porterebbe ad una soluzione possibile. Chi è che ha fatto quel bellissimo discorso sul “possibile”? È di Altamura come Conca, ma evidentemente l’aria buona ha il suo effetto.
Noi abbiamo un’occasione imperdibile per tenere unita finalmente la città di Taranto con il resto della Puglia, che è un elemento politico fondamentale. La città di Taranto, se noi non avessimo fatto il ricorso, come si sarebbe sentita? Non avrebbe avuto l’assistenza tecnica della Regione, l’assistenza giuridica della Regione. Si andavano a sedere a fare che tipo di trattative, con quale argomento in mano e con l’aiuto di chi? Lo Stato di diritto come poteva aiutare la parte debole di questo ragionamento se non attraverso i giudici? Perché lo Stato di diritto ha questo schema: quando la parte più debole di una relazione, dove c’è possibile violazione dei diritti, si sente minacciata, ricorre al giudice. Non ci sono altri mezzi. Degli altri mezzi non ne dobbiamo neanche parlare, non so se è chiaro, perché sono una cosa alternativa allo Stato di diritto. E le alternative allo Stato di diritto sono per noi inaccettabili.
Rivolgo un appello a tutto il Consiglio, a tutti coloro che si interessano della vicenda dell’ILVA, al Governo, perché, come ho detto, non è difficile trovare una soluzione se questa soluzione non viene suggerita da uno solo degli interessi in campo, ma si riesce a trovare un punto di equilibrio. Se uno solo degli interessi in campo è così forte da determinare la soluzione, peraltro con il ricatto di andar via, “io me ne vado e vi lascio nello sfascio”, io non so se si possa affrontare un argomento del genere con un soggetto che in verità non ha mai detto una cosa del genere, perché devo riconoscere ad ArcelorMittal che questa frase non l’hanno mai detta. Quindi, è vergognoso che una cosa del genere venga addirittura utilizzata come argomento non dal soggetto che potrebbe tenere quella condotta, ma da altri, come se si può affrontare una vicenda del genere con i calzoni in mano da parte del Governo della Repubblica italiana, come se quella fosse l’unica soluzione per far funzionare un’acciaieria, come se ArcelorMittal fosse diventato improvvisamente l’unico soggetto in grado di gestire quel compendio industriale, come se gli italiani non fossero in grado di realizzare una gestione equilibrata e attiva, anche se mai si dovesse verificare, cosa che ArcelorMittal non ha mai detto, di voler mollare la trattativa solo perché noi vogliamo discutere con loro di condizioni industriali e ambientali che, peraltro, riconcilierebbero la fabbrica con il suo territorio. Signori, la riconciliazione degli stabilimenti con il territorio che li ospita alle volte provoca investimenti di centinaia di milioni di euro.
Noi, con il nostro atteggiamento e nel chiedere di avere una interlocuzione con l’acquirente dell’ILVA, con la mediazione del Governo, stiamo costruendo quel consenso attorno alla definizione definitiva di questa vicenda che consentirà a quella fabbrica di proseguire il lavoro. Che soluzione è tenere fuori il Comune, tenere fuori la Regione, tenere fuori tutte le associazioni, come se un’intera città dovesse essere commissariata? Devo dire, anche i toni utilizzati nei confronti del Sindaco di Taranto sono sconcertanti. È sconcertante, peraltro, che un Sindaco debba chiedere rispetto a un Ministro della sua stessa Repubblica.
Ci vuole pazienza, perché nelle istituzioni non tutti sono addestrati a vivere. Le istituzioni sono una cosa che si serve con delicatezza, con senso del limite, con educazione, possibilmente anche con la conoscenza della storia, dei fatti, con quella maturità che ruoli del genere evidentemente pretendono. Noi non abbiamo neanche il diritto di arrabbiarci. Se dovessimo perdere la calma in questa vicenda, e avrete notato che i tentativi di farmela perdere sono stati tantissimi...
C’è questa idea – adesso ve la dovete togliere definitivamente dalla testa – che io sia uno di quelli che si accende facilmente. Ve lo dico chiaramente: io tutte le volte che mi accendo lo faccio apposta e tutte le volte che non mi voglio accendere non mi accendo. Qua, anche se mi avessero fatto, come è capitato, provocazioni sanguinose, questa vicenda è talmente seria che qui io provocazioni non ne accetto da nessuno. Faccio finta di niente. È un atteggiamento necessario in una vicenda come questa. Questa è una vicenda che, se viene gestita in maniera emotiva, può determinare dei guasti insuperabili. Già Taranto ha pagato troppo da questo punto di vista. La sua instabilità politica, i Governi del passato che erano frutto di formule politiche sempre difficili da afferrare, da costruire, tant’è che si ricorda ancora l’ultimo grande Sindaco di Taranto, Cannata. Lo si ricorda proprio perché quella fu l’ultima volta in cui Taranto ha avuto un Sindaco capace di coniugare il suo aspetto popolare... Perché non si può negare che Cannata fosse, come altri, anche un po’ populista, ma aveva una struttura politica e viveva un’idea della comunità che ha consentito a Taranto, in quel periodo, di essere una delle città che competeva addirittura con il capoluogo dal punto di vista economico, sociale, culturale.
Credo sia ambizione del nuovo Sindaco di Taranto riposizionare la città non come luogo della discarica dei problemi italiani. Che Sindaco sarebbe e che Presidente di Regione sarebbe quello che accettasse che la seconda città della Puglia fosse considerata una specie di Chernobyl. Sapete com’è Chernobyl adesso? Ha una copertura simile a quella che vorrebbero costruire a Taranto. Peraltro, è stata incaricata la stessa ditta per costruirla. Questa ditta ha i pali previsti per la costruzione delle coperture a Taranto pronti da due anni e li tiene in magazzino. Ha preso questi pali che ha fatto l’ILVA, non li ha pagati, non ha pagato il materiale. Pasticci che non finiscono mai, con questi parchi minerari che non sono stati coperti in questi due anni, per quale ragione? E con chi ce la pigliamo? E in una condizione come questa, a un qualunque industriale italiano che non avesse adempiuto agli obblighi di legge, noi che facciamo? Gli proroghiamo il termine. Ma dove l’avete vista mai una cosa del genere! Gli diciamo al massimo: adempia nel tempo più breve possibile. Anzi, addirittura dicono che non possono proseguire la copertura dei parchi perché c’è l’impugnativa. Si vergognino! Si vergognino, perché la copertura dei parchi sarebbe possibile anche se saltasse l’aggiudicazione o se saltasse il DPCM. Era obbligatoria da anni. Peraltro, mi chiedo dal punto di vista giuridico: come si fa a prorogare con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri un termine di legge?
Ecco, su questo è fondato il ricorso. È irresponsabile? Perché, non potrebbe essere un qualunque cittadino a impugnarlo? Non potrebbe essere un soggetto qualunque di fronte all’inerzia a intervenire, di fronte a strafalcioni giuridici di questo genere? E si ha paura del verdetto di un giudice? Se hai fatto tutto bene, per esempio, come il Piano di riordino ospedaliero… Sto scherzando, consigliere Borraccino. Voglio sdrammatizzare. Mica abbiamo paura dei giudici. Mica abbiamo mai detto a un sindaco: o ritiri il ricorso… No, adesso ho fatto finta di arrabbiarmi. Non sono arrabbiato sul serio. Però, volevo far capire che io non mi sono mai permesso di dire a un sindaco: o ritiri il ricorso o ti chiudo l’ospedale o io non parlo più con te. Una cosa del genere, se l’avessimo fatta, sarebbe stata una vergogna. E, invece, noi che facciamo? Subiamo dal Governo questo trattamento. Voi me l’avreste mai consentito? Mi avreste mai fatto una delibera all’unanimità per dire: Presidente, minaccia quel sindaco perché ritiri il ricorso, minaccialo di non collaborare più con lui? Ripeto, potrei continuare perché la vicenda è talmente evidentemente sbagliata, che va rimessa indietro con la moviola, e noi siamo disponibili a rimetterla indietro con la moviola.
Sediamo a un tavolo alla presenza del sindacato, perché io non parteciperò a tavoli se non c’è il sindacato. Io il sindacato lo voglio al tavolo, per cultura e per necessità tecnica, perché dopo la Regione Puglia, dopo i suoi uffici tecnici, dopo la custode… Perché vi ricordo che il capodipartimento è il custode giudiziario dell’ILVA da anni. Dopo il custode giudiziario dell’ILVA, chi conosce la fabbrica meglio di chiunque altro sono gli operai e sono i sindacati. E io non posso discutere del Piano ambientale e del Piano industriale senza il sindacato. Non mi farò mettere in un angolino a parlare da solo, perché se poi dovessimo arrivare a una conclusione che non è condivisa dal sindacato voi pensate che si possa accettare una cosa del genere? È fare quello che si fa in tutte le vertenze di questo mondo: stare seduti in tre e trovare una soluzione.
Ho già detto che la decarbonizzazione non è una pregiudiziale. Più di questo non posso dire. Non è una pregiudiziale. Certo, se però noi dimostrassimo che la decarbonizzazione è la maniera più facile e meno costosa per arrivare alla stessa conclusione, io ho il diritto di sostenerla, come si ha diritto da parte dei miei interlocutori di dire che la decarbonizzazione è economicamente in questo caso non utile. Quello che non si può dire è che non esista e che sia una barzelletta. Il Ministro Calenda è esperto, se ho capito bene per ragioni familiari, di cinema e poi di altre materie, ma non è esperto di acciaierie. Noi abbiamo i progetti e le fotografie di un’acciaieria in Louisiana che produce dodici milioni di tonnellate di acciaio con la tecnica del DRI. Esiste questa acciaieria. Facciamo un viaggio, ognuno a spese sue, sennò i 5 Stelle chissà che dicono, e andiamo a vedere l’acciaieria. È possibile fare una cosa del genere, andare a chiedere come funziona? Quando – lo dico al consigliere Marmo – in un’occasione a Taranto, davanti ad Asso Acciai, al dottor Gozzi, Presidente, credo, di Asso Acciai, si presentò Linz come esempio, sa cosa rispose con un umorismo macabro? “Che c’entra? Linz è come Disneyland, non si può fare un’acciaieria come Linz a Taranto”. Certo, Linz è piccola, Taranto è la più grande acciaieria del mondo. È questo il punto. E da questo punto ne esce la politica, ne esce il Consiglio regionale della Puglia, il Consiglio comunale di Taranto e ne usciamo noi. Non vi fate fregare dal sistema mediatico che vi vuole –come dice? Lo vuole l’Europa. lo vuole Mittal, lo vuole questo… Le uniche autorità che in Puglia hanno il compito di prendere la decisione, per quanto ci riguarda, siamo noi. E siamo noi che facciamo le impugnative degli atti del Governo quando li riteniamo illegittimi. Nessuno ci può dire: o ritiri il ricorso, o noi facciamo una manifestazione e un casino, perché non si fanno manifestazioni contro l’esercizio di un diritto da parte di una persona, si fanno le manifestazioni per un licenziamento illegittimo, si fanno le manifestazioni perché qualcuno ti sta imbrogliando sul contratto, o non ti vuole firmare il contratto, non perché uno sta facendo una causa. Ma voi ve l’immaginate se passa il principio che una Regione ritira un ricorso perché se no altrimenti passa un guaio? Sarebbe un fatto drammatico.
Svegliamoci. Se possibile, abbracciamoci, certo, con una certa cautela, perché o a questa vicenda poniamo una soluzione noi, o l’impressione che ho io è che il Governo della Repubblica sia completamente nel pallone, che sia agghiacciato dall’idea che la DG concentrazioni gli dica: guarda che hai sbagliato ad aggiudicare, perché hai aggiudicato ad un soggetto che sta oltre la quota. E se dovessero chiedere, lo faranno in modo riservato ovviamente, perché così funziona, mi sono andato a documentare, l’interlocuzione è riservatissima, ovviamente, gli dicono: bello mio, se ti vuoi comprare l’ILVA di Taranto devi dismettere qualche altra cosa. Ma voi ve l’immaginate la scena in cui un sindacato belga, francese o tedesco si sente dire che hanno messo in vendita lo stabilimento perché loro si devono comprare quello di Taranto? Ma è nella nostra concezione del sindacato e dei rapporti di lavoro una cosa del genere? Perché loro sono oltre la quota, lo sanno tutti che sono oltre la quota. È il segreto di Pulcinella, Bruxelles, e siccome non sarà facile fargli fare altre dismissioni per le ragioni che potete facilmente intendere, hai voglia, tu, a calcolare e a ricalcolare, come alle volte si fa con le schede dei voti. Hai voglia a calcolare e a ricalcolare: se la quota è alta, la quota è alta. E se supera… Peraltro, per riallargare l’occupazione, noi dovremmo salire, immagino, prima o poi, sopra i il limite previsto dal decreto, che è di 6 milioni di tonnellate, se non sbaglio, giusto? E se sale, che succede? E se questa acciaieria diventa la migliore del mondo, è qualificata, produce, va avanti, che facciamo? La teniamo bassa perché se no poi sfondiamo la quota?
È evidente che questa cosa è andata male, lo racconta benissimo, vi invito tutti, sull’Huffington Post, Roberto Della Seta, che ha scritto un capolavoro, perché, come si dice, essendo un anziano, conosce i fatti. Conosce i fatti, li ha raccontati. Se qualcuno ci sente e ci vede, andate a leggervi, non lo ripeto per non tediarvi. Ha raccontato la storia pari pari. Liberiamoci da questo sortilegio dell’ILVA, liberiamo Taranto, liberiamo la Puglia, liberiamo l’Italia da questo sortilegio, trasformiamo l’ILVA nella più moderna acciaieria del mondo, nell’acciaieria più condivisa con la popolazione che la ospita, nell’acciaieria che è in grado di produrre le migliori qualità di acciaio del mondo, e contemporaneamente, avere un marketing attrattivo per l’acquirente, perché è una produzione carbon free. Tra qualche anno “carbon free” sarà scritto su tutti i prodotti, se no altrimenti la gente non li comprerà, perché la decarbonizzazione è un obbligo per COP21, è un mantra per l’Organizzazione mondiale della sanità e persino sua santità il Papa sta attento a queste vicende, compresa la vicenda di Taranto, perché è una questione inevitabile, che ha a che fare con il clima, che ha a che fare con la sanità, che ha a che fare con le morti evitabili. Tutte cose talmente giuste da sfondare una porta aperta.
Non mi meraviglio che non vogliano sentire queste cose al tavolo della trattativa, perché io poi farei lo streaming di nascosto. Che succederebbe al tavolo di una trattativa quando gli dovessimo dimostrare che non è come dicono loro, che il carbone costa meno del gas, perché il carbone costa meno del gas perché non paga i prezzi sanitari, e noi abbiamo i calcoli di quanto spendiamo in più per la sanità, abbiamo i calcoli di quanto si spende in più per pulire la città, abbiamo i calcoli del mare inquinato.
Insomma, stiamo sfondando una porta aperta. Chiunque ascolti questo mio discorso sa che io ho ragione, ma non perché sia più intelligente degli altri, perché sono stato a sentire tutti e qualcuno vuole negare l’intrinseca solidità del discorso che sto facendo dicendo “Tu ritira il ricorso, statti a casa, non parlare e facciamo come abbiamo sempre fatto”. Questa cosa non funziona. Ammesso che io cedessi - lo dico chiaramente – ammesso che, a un certo punto, per ragioni politiche, perché mi offrono un posto politico importantissimo, io mi tiro indietro, che succede? Voi pensate che questi argomenti muoiano con me? Questi argomenti andranno avanti, sono nella testa di tutti.
A Taranto anche i bambini sanno che questo ragionamento è corretto. Siamo noi che facciamo finta di niente e se facciamo finta di niente ci rendiamo ridicoli, come si sono resi ridicoli tutti coloro che pretendevano di mettere a tacere la Regione Puglia e il Comune di Taranto, senza arrivare ovviamente ad una frase che mi ha emozionato con lo scudo o sopra lo scudo, perché come tu sai, Sindaco, io in situazioni del genere mi sono già trovato parecchie volte nella vita, pensavo di viverla un po’ più tranquillamente. Però, quello che ti posso dire è che l’Amministrazione comunale, e lo dico a tutti i cittadini della Puglia, ma in particolare a quelli della provincia di Taranto, l’Amministrazione regionale considera questa vicenda di Taranto come la linea del Piave. Non c’è nessuna possibilità di nessun genere che chicchessia ci convinca a fare diversamente.
Andremo fino in fondo.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, Presidente.
Nel frattempo sono arrivati alcuni ordini del giorno che metteremo ai voti con il sistema elettronico, secondo l’ordine di arrivo.
Il primo ordine del giorno è quello presentato da Noi a Sinistra. Apriamo la votazione. Dichiarazione di voto? Prego, collega.
Speaker : BORRACCINO.
Semplicemente per chiarire, Presidente, alla Presidenza e ai colleghi che resteranno in Aula per le votazioni, che non è il documento del Gruppo consiliare Noi a Sinistra, ma è firmato esclusivamente dal sottoscritto. Lo dico per una questione di correttezza anche nei confronti dei colleghi del Gruppo.
Grazie. Ovviamente non lo ritiro.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Zullo, per dichiarazione di voto.
Speaker : ZULLO.
Posso?
Speaker : PRESIDENTE.
Prego.
Speaker : ZULLO.
Grazie, Presidente.
A me dispiace vedere la gente o, meglio, i colleghi consiglieri che scappano. Dispiace perché di fronte a questa situazione bisogna metterci la faccia e bisogna dire se si è un “sì” o un “no”. È veramente assurdo. Rispetto al dibattito nazionale che c’è, rispetto a quelle che sono le ansie di una città e dei lavoratori, è assurdo che si abbandoni l’Aula rispetto a un vuoto dove ognuno di noi coscientemente e liberamente dice se è d’accordo su una questione o non è d’accordo.
Abbandonare l’Aula in questo modo è segno di codardia e di mancanza di rispetto verso i cittadini di Taranto, verso la nostra Puglia, ma anche verso chi sta lavorando per la soluzione del problema.
Noi, ovviamente, l’abbiamo detto all’inizio, siamo per il ritiro del ricorso e perché si avvii un dialogo istituzionale che porti a capire se c’è la possibilità di contemperare due valori di pari rango costituzionale: il valore del lavoro e dell’occupazione (articolo 1 della Costituzione) e il valore della salute (articolo 32 della Costituzione). Scappare rispetto a questo noi non ce lo permettiamo, perché come sempre mettiamo la nostra faccia rispetto a tutto quello che facciamo, nel bene e nel male.
Quando si scappa di fronte a una situazione di questo tipo significa che non si ha il coraggio di difendere con il proprio voto le proprie ragioni e non si ha il coraggio di dire chiaramente alla città di Taranto, alla Puglia, all’Italia intera che siamo qui a lavorare per i loro bisogni e per le loro necessità.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Apriamo la votazione.
Presenti 24, votanti 10, favorevoli 2, contrari 8, astenuti 13.
Manca il numero legale.
Prego.
Speaker : PERRINI.
Io voglio vedere gli assenti, soprattutto di quelli di Taranto chi manca. Facciamo sempre i professori e i poeti quando facciamo i discorsi e quando si tratta di andare nell’argomento non c’è il numero legale. Ognuno si prenderà le conseguenze di quello che andremo a dire adesso.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Bene. Farà richiesta all’ufficio.
Grazie.
A questo punto, la seduta è chiusa.
