
Di seguito una breve descrizione dei principali servizi disponibili:
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Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Buongiorno, buongiorno a tutti e benvenuti al compleanno, a festeggiare i trent’anni di Cedat 85, che hanno voluto introdurre questo nostro incontro con questo bel filmato in uno studio televisivo della RAI, qui all’Expo di Milano. Quindi, diciamo che trent’anni non sono mai banali, soprattutto se festeggiati in questa maniera e anche attraverso i contenuti che vedremo di questo nostro incontro.
Trent’anni per una società italiana, innovatrice e che ha saputo rendersi unica attraverso il riconoscimento automatico della voce e attraverso questa sua tecnologia, attraverso lo sviluppo e le declinazioni, insomma, veramente è un prodotto a trecentosessanta gradi, così come le esperienze delle persone che sono qui con me sul palco potranno farvi capire.
Sono sicuro – questo lo dico per mia esperienza personale, ma poi lo vedrete e lo verificherete anche attraverso i nostri ospiti – ci sono tante altre cose che si possono scoprire e sviluppare ancora all’interno di questa tecnologia.
Presentiamo i nostri ospiti, cominciando dalla dottoressa da Paola Ambrosini. Benvenuta. Facciamo gli applausi, perché stiamo in uno studio televisivo e quindi bisogna fare ciò. Vicepresidente della società di pubbliche relazioni, SEC. È qui con noi. Grazie e fra poco sentiremo anche il suo intervento.
Salutiamo Enrico Giannotti, che è il condirettore generale di Cedat85. Poi, alla mia sinistra, il collega giornalista Mario Sechi. Ciao. Benvenuto. Il Direttore generale dell’Istituto di ricerche EMG Acqua, Fabrizio Masia. E Vincenzo Gallo, Presidente del Consiglio comunale della città di Rimini. Quindi, come avete visto, tipologie di professionalità completamente diverse.
Comincerei dalla dottoressa Ambrosini, società di pubbliche relazioni. Sappiamo quanto possa essere importante avere sempre sotto controllo l’informazione, quanto si dice su chi e su che cosa, soprattutto in televisione, alla radio, nel web. Mi chiedo quanto è importante poter usufruire di questo in tempo reale.
Speaker : PAOLA AMBROSINI.
Buongiorno a tutti intanto e grazie per questo invito.
Certamente per noi l’aspetto dell’informazione, poter controllare, ma anche in qualche modo interagire con quello che accade sui media, è un elemento importante del nostro lavoro da sempre e certamente oggi di più, perché la velocità del dei mezzi di comunicazione è aumentata e quindi questo sta modificando anche il nostro lavoro.
Certamente c’è un aspetto, che magari può sfuggire a volte nel dibattito sulla tecnologia, quanto sia invasiva, quanto sostituisca, quanto in qualche modo possa rischiare di appiattire degli aspetti più relazionali.
Per noi, la tecnologia sta rappresentando invece un’opportunità di liberare sempre di più le risorse consulenziali. Oggi noi non abbiamo bisogno di perdere tempo a fare delle rassegne stampa, come si faceva una volta, perché possiamo tenere sotto controllo quello che accade in modo molto più veloce; non dobbiamo perdere tempo a ricostruire gli atti di un convegno, ma possiamo beneficiare praticamente in modo immediato di quello che è stato scritto, lo possiamo condividere, lo possiamo valorizzare.
Questo libera tempo e risorse all’aspetto, questo sì, non suffragabile della tecnologia, che è l’aspetto relazionale e consulenziale del nostro lavoro. Credo che questo sia un grande vantaggio, perché ci sono degli aspetti del nostro lavoro, che sono quelli di pensiero, la capacità di interpretare dei contesti, delle situazioni in modo da poter aiutare i nostri clienti, siano essi aziende, siano essi istituzioni, a capire in che mondo si stanno muovendo, quali sono le loro priorità, innanzitutto comunicative, e certamente, il fatto di poter attingere a informazioni sempre più in profondità, anche storica, con maggiore velocità, permette non di appiattire il pensiero, ma al contrario, di liberarlo e di dare più tempo a questo.
Certamente, sappiamo bene che invece altri aspetti della tecnologia possono essere critici perché velocizzano troppo e, in qualche modo, rischiano di costringere tutti a una rapidità che è assenza di riflessione, ma qui sta la nostra capacità di governare la tecnologia e non di essere governati.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Certo. Prima c’era una tradizione orale. Adesso, invece, c’è la rete, quindi tutto va velocissimo, come giustamente diceva lei.
A questo punto, la trascrizione dei video quanto diventa importante e indispensabile? Se lo è, secondo lei.
Speaker : PAOLA AMBROSINO.
Sicuramente lo è da due punti di vista. Da una parte, perché per la condivisione, il fatto di poter, per esempio, dal punto di vista dell’indicizzazione del testo scritto, poter inserire dei testi scritti sui propri siti, ad esempio, ha un vantaggio di indicizzazione e di reperibilità nelle ricerche. Dall’altra parte, c’è un aspetto anche di facilitazione della condivisione e della riflessione.
Per tutti noi, comunque, resta più facile prendere delle decisioni rileggendo un testo una, due, tre, quattro volte per capire se lì c’è una criticità, c’è un’opportunità. L’oralità certamente è importante, ma sappiamo anche che scappa. A noi aiuta molto, per esempio, poter riprendere una frase che è stata detta, poterla analizzare insieme al cliente − per esempio, è stata detta in una trasmissione televisiva − e capire se effettivamente merita o non merita un’azione di risposta, eccetera.
La calma di poterla vedere per iscritto sicuramente aiuta l’aspetto riflessivo rispetto al sentire una cosa e reagire istintivamente. Penso che queste due cose continueranno a interagire fortissimamente, la parte scritta e la parte verbale. Il nostro cervello funziona così. Non lo decidiamo noi.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Vero. Possiamo affinarlo, ma sempre così possiamo andare avanti.
Speaker : PAOLA AMBROSINO.
Esatto.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Bene, grazie. Grazie per il momento.
Facciamo, sì, un appaluso. Bravi, bravi, vedo che non c’è bisogno neanche di dirlo.
Enrico Giannotti, allora, trent’anni: ci vuoi raccontare che cosa è accaduto e che cosa accadrà nei prossimi trenta? Intanto, quello che è accaduto adesso.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Sicuramente.
Ringrazio il puntuale intervento della dottoressa Ambrosino, che ha colto degli aspetti che sono fondamentali nel lavoro che facciamo, che dimostrano che l’obiettivo che abbiamo, quello di dare valore alle parole, è la nostra mission, è quello che stiamo cercando di raggiungere quotidianamente.
I trent’anni come sono trascorsi? Sono trascorsi partendo dal 1985, che era un’era tecnologicamente completamente diversa da quella che stiamo vivendo attualmente, quindi un’era analogica a tutti gli effetti.
Oggi magari siamo abituati ad ascoltare o parlare di world wide web, ma in realtà non esisteva nel 1985….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Cosa, scusa, che hai detto?
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Www.
Il “www.” nel 1991 è nato, nel 1985 non esisteva.
Siamo abituati ad avere gli smartphone nelle nostre mani, magari i nostri figli di otto-dieci anni già hanno lo smartphone, ma in realtà nel 1985 era ad appannaggio di qualche privilegiato ricco. Oppure, se parliamo di motore di ricerca, nel 1985 che cosa significava “motore di ricerca”? Era qualcosa di molto astruso.
Questo è il contesto all’interno del quale Cedat 85 veniva a muoversi e ad avvicinarsi al mercato per fornire dei servizi, servizi di elaborazione dati, da qui anche nell’acronimo di Cedat 85 in particolare nel passaggio dal parlato allo scritto, che poi possiamo tradurre o indicare in forma di trascrizione e verbalizzazione o anche, con un termine ancora più analogico, “sbobinatura”, come abbiamo avuto modo di vedere anche nel film, che ci fa pensare proprio alla bobina. Più analogico di quella non ci può essere. Invece, oggi siamo nel 2015 dove, nel frattempo, c’è stata una rivoluzione digitale, una rivoluzione digitale che per carità non abbiamo sicuramente l’ambizione di dire che siamo stati partecipi di questa rivoluzione, però un po’ del nostro abbiamo cercato di metterlo e abbiamo cercato soprattutto di far sì che potesse essere di aiuto a evolvere i servizi. Per cui, oggi siamo qui a parlare di indicizzazione, riconoscimento automatico del parlato, sincronizzazione audio-testo e di tutta una serie di applicazioni che hanno permesso a Cedat di andare a fornire dei servizi in altri mercati, oltre a quello della verbalizzazione, nel mondo della comunicazione, delle banche, dei call center e delle telecomunicazioni.
Insomma, quindi, il digitale, la tecnologia è stato uno dei punti cardine in questi trent’anni, non l’unico, perché mi sento di dire che essenzialmente la storia di questi trent’anni è stata costruita intorno a tre aspetti: la tecnologia sicuramente, le regole da trasgredire e riformulare, tranne una, che è il nostro mantra, cioè quello per cui alla qualità non si può rinunciare mai, quindi tutto ciò che noi cerchiamo di portare sul mercato e di offrire ai nostri clienti cerchiamo sempre di proporlo mantenendo dei livelli qualitativi estremamente elevati. Infine, tutto quello che abbiamo fatto in questi trent’anni ovviamente è stato possibile grazie alle persone; persone di valore, persone che hanno dato e danno quotidianamente energia, ci fanno andare avanti e che oggi qui mi trovo immeritatamente a rappresentare, ma che sono il vero cuore di questa azienda.
Insomma, sono questi i tre cardini sui quali Cedat ha cercato di costruire la propria storia, per raggiungere sempre quella mission che è dare valore alle parole, perché noi vogliamo raggiungere l’obiettivo di creare una società della conoscenza, non della tecnologia in sé e per sé.
Devo dire anche che questo aspetto è stato fondamentale nell’ultimo successo che abbiamo ottenuto e che sicuramente rappresenta un obiettivo importante nella storia di Cedat, quello di una gara vinta per la Camera dei deputati contro dei grandi player, grossissimi player a livello nazionale e internazionale, ma focalizzati sulla tecnologia. Invece noi, conoscendo molto bene il mondo del servizio di resocontazione e verbalizzazione, abbiamo avuto la possibilità di mettere quel quantum in più per poter raggiungere l’obiettivo che ci ha permesso di vincere questa importantissima commessa.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Bene. Bravi. Complimenti.
Mi sposto a sinistra, cominciando da Mario Sechi. Diciamo che chi fa il nostro mestiere dovrebbe essere curioso a prescindere. Dovrebbe avere questa spinta a conoscere, però c’è anche la capacità, non da tutti – e in questo caso ti va riconosciuta – di sapere un po’ cavalcare le novità, nel caso del digitale, importanti.
So che tu….
Speaker : MARIO SECHI.
Sì, sono stato fortunato.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Hai catturato questa cosa, o mi sbaglio?
Speaker : MARIO SECHI.
Dunque, io ho una biografia fortunata in questo, nel senso che sono nato in Sardegna, dove i nuraghi funzionano come dei POP di internet, perché ogni nuraghe vede l’altro. Questa non è una cosa banale. Sono punti di accesso che si vedono l’uno con l’altro e chiaramente questo è entrata poi nell’esperienza dell’Isola, dove non a caso è nato l’Internet europeo, a cui io ho partecipato, e cioè il progetto pionieristico di video on line: chi se lo ricorda? Da lì è nato tutto, in realtà. Negroponte celebrò quell’esperienza come una delle più importanti del mondo, e venivano effettivamente da tutto il mondo a vedere che cosa si faceva là.
Poi da lì la passione è andata avanti, ovviamente parallelamente con quella del giornalismo, anzi, le due cose stanno insieme perché ho fatto non so quanti piani di rinnovamento tecnologico per sette quotidiani: potete immaginare che cosa significa tradurre il lavoro giornalistico in tecnologia funzionante, e soprattutto funzionante sul momento, cioè bisogna andare in stampa tutti i giorni, alla fine.
Nel 2010, poi, ho fatto una delle esperienze secondo me più belle che una persona che ha queste passioni possa fare: sono stato a Singularity University, che è l’università fondata da Google e dai visionari della Silicon Valley della teoria della crescita esponenziale. Lì ho rimesso in moto tutti i neuroni su che cosa sta cambiando nella tecnologia, non nella tecnologia ad oggi, ma nella tecnologia a dieci, quindici, venti, trent’anni, però non voglio farla lunga su questo. Poi che cosa è successo? È successo che alla fine dell’anno scorso – anzi, all’inizio dell’anno scorso –, ho incontrato un gruppo di altri visionari che non facevano il mio mestiere – non bisogna frequentare i giornalisti, se no è sempre lo stesso mondo –: erano programmatori, manager che avevano avuto esperienza sul fronte economico-imprenditoriale e così via, e abbiamo fatto, il nome mi fa schifo, una start-up, che non è una start-up ma è un’impresa che nasce e così via, che si chiama Atomic Media. Questo è uno dei prodotti. Il nome di uno dei prodotti si chiama Socialsider. Ne vedrete varie declinazioni. E lì abbiamo cominciato a lavorare a dei prodotti innovativi. La mia idea di fondo era quella di cercare di riordinare il caos, perché oggi non è che manca l’informazione. Ce n’è fin troppa. Il problema è capire che cosa è importante, che cosa impatta veramente, che cosa devi scartare e che cosa devi seguire. In sostanza, che cosa devi scegliere. Solo che la gente non ha il tempo di scegliere. Quindi, ci deve essere qualcuno che seleziona a priori le fonti, la bontà delle fonti, le classifica, le tassonomizza, si direbbe, quelli che hanno fatto gli studi parlano così, e poi procede a trasformare questi dati in prodotti.
Quindi, Atomic Media fa questo. Socialsider è una sigla dietro la quale sta un algoritmo che scandaglia il World Wide Web, in particolare i social. Abbiamo cominciato con Twitter e poi faremo Instagram, poi faremo Facebook. Puntando alcuni temi, argomenti, personaggi, momenti siamo in grado di estrarre dei dati che possono diventare significativi per − come diceva giustamente la signora di SECRP – prendere, poi, delle decisioni. Questo a livello aziendale.
Naturalmente, poi ci puoi costruire delle campagne di comunicazione, delle campagne di pubblicità, delle gestioni di crisi. Ne vedremo una tra un po’. Abbiamo fatto un esperimento con Masia, con il quale stiamo lavorando. Con Cedat, Atomic è una partnership industriale che è fatta di ricerca e sviluppo di questo prodotto, e probabilmente, poi, continueremo a immaginare altre cose in seguito.
Quindi, come vedi, c’è un ventaglio di possibilità nel mondo dell’informazione molto grande. Oggi, è vero, i quotidiani sono un declining in business, ma in realtà non è che muore l’informazione. Il buon giornalismo serve per fare buone analisi e trovare le notizie, appunto, che pesano e che contano.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Ecco, ti chiedo, Mario, quanto nella tua professione, nella nostra professione può essere utile e quante volte magari hai detto “se avessi avuto il riconoscimento automatico della voce”?
Speaker : MARIO SECHI.
È fondamentale.
Io, Giannotti, l’ho incontrato in una partita di rugby, per esser chiari!
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Eravate in mischia oppure eravate tifosi?
Speaker : MARIO SECHI.
No, eravamo tifosi. Poi ci siamo passati la palla ovale, improvvisamente!
Lui dice a me: io so che tu stai facendo. E io ho detto: sì, ma tu cosa fai? E mi dice: mah, sai, io faccio questa cosa. Allora ho detto: scusa, fammela vedere! L’ho vista, e tempo, credo, un giorno ci siamo messi a lavorare. Abbiamo messo insieme i team. Noi abbiamo adesso dieci programmatori e loro sono una grande azienda, con molta più esperienza. Noi, se volete, siamo una cosa molto avveniristica da un lato, che cerca di usare alcune visioni che stanno ormai passando nel mondo della rete, ma è chiaro che il prodotto Cedat 85 è fondamentale, perché quando noi lo integriamo in Socialsider noi abbiamo che cosa? Abbiamo messaggi in YouTube, chiamate Skype, foto in Instagram, i tweet. Che cosa significa questo? Questi sono messaggi che hanno tutti un tag, cioè una parola chiave, e attraverso la parola chiave tu sei in grado di fare un’indagine accurata su che cosa sta succedendo realmente nel world wide web, che non è tutta la realtà, sia chiaro, ma vi assicuro che è un pezzo importantissimo di questa realtà e, a volte, la fa rotolare, prima è una slavina e poi diventa una valanga. Potrei citare molti casi ma, lo ripeto, qua c’è Masia che poi vi farà vedere una cosa molto divertente.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Bene, allora, fra poco, siamo curiosi, arriveremo anche a Fabrizio Masia.
Ritorno da Enrico Giannotti, perché, insomma, ci sono tanti temi, tra cui il riconoscimento automatico della voce, però poi ci sono tante declinazioni, tante tecnologie. Vogliamo parlare di queste? Io qui leggo Magnetofono, MediaMonitor, Real Time.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Abbiamo cercato di dare un’applicazione per ogni contesto dove c’è parlato. Il parlato essenzialmente viene alcune volte trascurato. La televisione la guardiamo passivamente, la radio la si ascolta passivamente. Allora, ad esempio, MediaMonitor da dove è nata? È nata da una idea semplice, che è quella che poi la tecnologia, che è alla base di tutte le soluzioni che abbiamo, che si chiama Più Voce e che al proprio interno ha questo significato, cioè dare maggior voce alla voce stessa, e come? Con il testo, integrando semplicemente con un motore di ricerca il testo che noi produciamo attraverso questo sistema di trascrizione automatica che abbiamo realizzato abbiamo la possibilità, attraverso delle macchine, di acquisire tutto il parlato che c’è in TV e nelle radio, e vedremo poi dopo con un esempio su MediaMonitor e quindi poterne avere la trascrizione integrale sulla quale poter fare ricerche, poter ricevere degli alert, poter andare a fare delle analisi che, altrimenti, sul parlato in se non sarebbe possibile fare, a meno che non si ha a disposizione uno stuolo di persone che siano lì per ore e ore e ore a trascrivere questo contenuto, ovviamente con dei costi che non hanno mai reso possibile la realizzazione di un servizio di questo tipo. Alla stessa maniera abbiamo ritenuto che in un contesto politico istituzionale fosse utile avere una soluzione di verbalizzazione automatica a supporto delle attività che pubbliche amministrazioni centrali e pubbliche amministrazioni locali fanno quotidianamente.
Ci sono dei Regolamenti che, a livello comunale, prevedono che ci debba essere il verbale del Consiglio comunale. È una banalità, ma una banalità a cui, in un momento in cui c’è forte necessità di trasparenza e forte necessità di disporre di contenuti, non solo al proprio interno, ma a disposizione dei cittadini, bisogna rispondere in maniera veloce.
Speaker : INTERVENTO.
Il giornalista che riporta una frase e il politico dice: “Ma io quella non l’ho pronunciata”. Aspetta, andiamo a vedere. Capito? È un classico.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Esattamente. Il mondo sta cambiando in questa maniera e ne abbiamo un’esperienza molto diretta, proprio nel servizio che stiamo per fornire alla Camera dei deputati dove, anche lì, sta cambiando il modo di resocontare.
Prima il resoconto dai professionisti, dai dipendenti, dai consiglieri della Camera, veniva “sistemato”, proprio per dare quel carattere di solennità, ma oggi questo non è più possibile. Sono gli stessi resocontisti che vengono chiamati in causa dai deputati per questioni politiche per dire: “Quell’onorevole non ha detto quella cosa. Ha avuto un lapsus”. Ci deve essere il lapsus nel resoconto, anche se poi si è corretto.
Questo prima non accadeva assolutamente. Quindi, in un contesto di questo tipo, avere soluzioni che trascrivono e riportano letteralmente quello che è stato detto non possono che essere di ausilio.
Alla stessa maniera, c’è parlato anche nei call center, un settore completamente diverso. Anche qui subiamo quotidianamente telefonate da call center per monitorare la qualità di servizio, per avere proposte di offerta; o magari, quando vogliamo entrare in contatto con un call center è un incubo. Soluzioni di ascolto e trascrizione integrale, come vedremo, ci hanno permesso di proporre al mercato delle soluzioni che permettono di monitorare la qualità dei servizi che i call centre offrono sia per interesse dell’azienda stessa, che del consumatore.
Ci sono altre centinaia di esempi. Non so se sapete, ad esempio, che abbiamo realizzato un’applicazione che permette ad un sordo di comunicare in tempo reale con un normodotato, attraverso una normalissima applicazione che abilita, tramite telefono, una conversazione telefonica a distanza, quindi senza intermediazione di un interprete dei segni.
Per le banche, per il mondo finanziario, sempre la soluzione della trascrizione automatica garantisce la riservatezza dei dati. Abbiamo realizzato applicazioni, per utilizzare terminologie ed esempi che nel mondo digitale attuale sono comuni, come il cloud, quindi servizi che permettono, magari, anche ad un piccolo Comune di poter accedere ad un servizio molto innovativo come questo, a dei costi molto bassi. Questo avviene potendo condividere le risorse con altri clienti, ma una soluzione di questo tipo non può essere applicata in un contesto di Consiglio di Amministrazione di una società quotata in Borsa, dove si trattano delle tematiche che sono estremamente riservate. Abbiamo quindi una soluzione che permette, in maniera completamente sterilizzata, che si possa usi utilizzare lo stesso servizio, mantenendo tutti i caratteri di riservatezza necessari.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Bene. Poi entriamo più nel particolare. Abbiamo sentito che ci saranno dei filmati e quant’altro.
Fabrizio Masia, quanto la tecnologia, il riconoscimento della voce può essere funzionale e importante per un’azienda come la vostra, che fa statistiche?
Speaker : FABRIZIO MASIA.
Intanto, credo che l’incontro, peraltro molto casuale, con Enrico e con Mario sarà per me certamente una grandissima opportunità; una grande opportunità perché la tecnologia e gli strumenti che stanno al di sotto di questa tecnologia, che io ho visto funzionare con i miei occhi, peraltro straordinaria, sarà importantissima per il mio lavoro e anche per le persone e i clienti con cui lavorerò. Noi veniamo da tantissimi anni − ancora oggi − di utilizzo di tecnologie di ricerca, di sondaggi, sostanzialmente, tradizionali; sondaggi telefonici, indagini personali, indagini anche on line. Ebbene, tutte queste indagini, seppur nella loro ricchezza, seppur nella loro importanza, difettano − dal mio punto di vista − di un elemento di qualificazione, di rivoli, un humus di conoscenza per me fondamentale, che è la tecnologia oggi. Il riconoscimento vocale, i meravigliosi portali che questi signori stanno costruendo certamente saranno di grandissimo ausilio per declinare quella che è una conoscenza che in questo momento io trasmetto, forse, in forma molto sintetica.
Giusto per darvi non tanto la mia narrazione, ma un effetto visivo di quanto sto dicendo, perché poi se uno vede si ricorda, noi cosa abbiamo fatto? Adesso, magari, facciamo vedere anche dei cartelli. Abbiamo fatto un’indagine tradizionale − spero che si possa far vedere questa prima slide − in cui abbiamo cercato, su cinque brand automobilistici, di definirne un posizionamento. Per ora, molto prosaicamente, abbiamo chiesto a un campione di duemila adulti di indicarci, su una scala da uno a dieci, quanto fossero d’accordo su una serie di elementi. Vedete? Quanto, secondo te, questi marchi − cioè BMW, Mercedes, Toyota, FIAT, Volkswagen − sono indipendenti dalla policy? Quanto, da uno a dieci, ti piacerebbe lavorarci? E poi, quanto, da uno a dieci, ritieni questo brand prestigioso, competitivo e solido? Sulla base di queste risposte, vedete che abbiamo posizionato questi brand su due grandi assi: un asse da nord a sud, che è quello del consenso e dell’approvazione, un asse da destra a sinistra, che è l’asse più elitario, del prestigio verso un segno più popular, più popolare.
Come vedete, abbiamo Mercedes e Bmw che sono brand che hanno grande consenso, ma sono anche elitari, di prestigio, e abbiamo due brand che sono di consenso ma un po’ più popular, che sono Toyota e Fiat. Dov’è finita Volkswagen? L’indagine l’abbiamo fatta tra il 16 e il 19 ottobre. Volkswagen, come vedete, sta dalla parte del dissenso. Cioè, non c’è consenso, c’è disapprovazione. Eppure, si ritiene che sia, tutto sommato, un’azienda che ha una sua solidità, una sua competitività. Però, c’è dissenso in questo momento.
Questa è una rappresentazione canonica, tradizionale di un’indagine di mercato: brand positioning. Allora, la domanda che ci siamo posti con l’utilizzo di queste tecnologie che passano dal riconoscimento locale è: ciò che oggi offre non solo il web ma tutti i media (radio, tivù e stampa) come declinano questo tipo di posizionamento? Cosa ci sta sotto?
Noi abbiamo l’opportunità – e lo vediamo con la mappa successiva – di dare un sentiment che raccoglie i giudizi positivi, negativi o neutri rispetto a quei brand, che non passa solo dal web così come oggi si vede ogni tanto, ma che raccoglie effettivamente tutto l’elemento mediatico e della comunicazione. Ed è molto interessante – come voi vedete – che Volkswagen ha un setting molto negativo, e si è visto nella mappa del dissenso, mentre Mercedes e Bmw, nonostante l’informazione che è stata veicolata e gli attributi che sono stati attribuiti a questi due brand siano stati sostanzialmente negativi e li vedete nel sentiment, nell’immaginario collettivo, nel posizionamento loro hanno resistito, quindi vuol dire la diffusione negativa di quella che è stata l’informazione, ma anche sui social, non ha tutto sommato determinato un posizionamento negativo. Per Volkswagen sì, perché si è parlato della possibilità di allargare le indagini a questi brand, ma ne sono usciti tutto sommato positivamente. Cosa vuol dire? Che la tecnologia oggi mi consente di avere tante informazioni tramite le quali io riesco ormai a declinare e interpretare quella che è una ricerca di mercato, un sondaggio tradizionale. Oltretutto mi consente una cosa in più, non solo di dire le quattro parole che sto dicendo adesso, ma di capire quali sono precisamente gli attributi, i sostantivi che vengono annessi, vengono legati a quel tipo di sentiment e lo vediamo con il cartello successivo in cui parliamo di Volkswagen. Lì c’è una tag cloud fondamentalmente, che è molto bella da vedere, ma non si capisce nulla e là invece c’è una specie di diagramma a radar in cui sono citate tutte le occorrenze principali che sono attribuibili al brand Volkswagen nel periodo dal 1° al 15 ottobre. Come vedete l’occorrenza più citata su tutti i media, quindi web, social, radio, TV e stampa ed è poi la parola chiave che è quella più vicina al brand Volkswagen che si chiama “scandalo”. Voi capite? Quindi, il concetto è: io faccio un’indagine, so che c’è un grande dissenso, c’è un sentiment piuttosto negativo e la cosa sostanziale di questa cosa qua è il concetto appunto di “scandalo”, il concetto di caso e di diesel-gate poi con tutta una serie di altre declinazioni che vanno per certi versi a dare un colore a quello che è il mio posizionamento. Voi capite bene che per me, per noi, questa è una opportunità di qualificazione e di conoscenza, perché non è una conoscenza fredda, ma è una conoscenza calda, che va in qualche modo a supportare le cose che poi noi andiamo a raccontare ai nostri clienti.
È una cosa che può essere estesa non solo ai brand, ma anche a dei personaggi, anche a dei prodotti, anche dei servizi. Quindi, potenzialmente ha dei limiti quasi infiniti.
Speaker : INTERVENTO.
Voglio solo aggiungere una cosa.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Stanno facendo un applauso per l’intervento di Masia. Prego.
Speaker : INTERVENTO.
Voglio aggiungere una cosa: questa ricerca diventerà ancora più significativa quando verrà aggiornata, perché il dato di oggi – è uscito stamattina sul Financial Times – è che Toyota ha già superato a settembre Volkswagen come primo produttore mondiale di automobili, ma la cosa determinante è che quel dato non comprende il periodo della crisi del diesel gate, per cui, nel prossimo e ultimo trimestre di gestione del 2015, potremo misurare realmente, in termini di pezzi di auto vendute, di autoveicoli venduti, che cosa è successo e ricontrollare nuovamente quel dato con questa elaborazione che ha fatto Fabrizio Masia.
Quindi, si intrecciano i fatti reali dell’economia con i rumors dei social, della rete e dei media tradizionali, monitorati appunto come fa Cedat.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Esatto. Allora, entriamo un po’ nel dettaglio di alcuni tipi di prodotto. Cominciamo dal Magnetofono. Facciamo parlare Vincenzo Gallo, perché come amministratore mi chiedo perché avete scelto Cedat e questo tipo di prodotto.
Speaker : VINCENZO GALLO.
Credo che l’analisi possa partire da questa esigenza per cui, in Europa, sempre più spesso si sente parlare di smart city, di città intelligenti. Anche in Italia questa esigenza è sentita in maniera determinante. Gli amministratori, quindi, le pubbliche amministrazioni, in questo caso il Comune di Rimini, sono sempre alla ricerca di soluzioni tecnologiche innovative digitali, che possano accorciare i tempi tra la Pubblica amministrazione e il cittadino.
Il Comune di Rimini già dal 2006 si dotò di un impianto nello specifico, venendo alla domanda posta. Una soluzione tecnologica consentiva, con un impianto audio, di sentire il parlato e registrare video gli interventi degli oratori in Consiglio comunale. Ciò però non bastava. Nel 2012, quindi con il prodotto Cedat, siamo riusciti ad ottimizzare quella che era un’esigenza ancora non individuata, e cioè, la possibilità di trascrivere in tempo reale gli interventi dell’oratore. Questo ovviamente ha comportato da un lato sicuramente una maggiore facilità da parte del cittadino, di poter riascoltare….
Speaker : INTERVENTO.
Adesso mi sta venendo in mente, mi scusi, il Comune di Roma, quello che potevano aver detto. Prego, scusi l’interruzione.
Speaker : VINCENZO GALLO.
Allora colgo l’occasione: il dottor Sechi diceva che spesso il politico dice “no, quella parola io non l’ho detta…”.
Speaker : MARIO SECHI.
Al Comune di Roma serve anche l’audio, perché solitamente si esprimono anche in maniera non verbale.
Speaker : VINCENZO GALLO.
Dovendo tutelare i diritti dei consiglieri comunali, in questo caso del Consiglio comunale di Rimini, io la guardo sotto la possibilità che un consigliere, un amministratore eletto, possa, grazie a questa digitalizzazione, alla trascrizione del proprio intervento, tutelare la propria opinione espressa, e non magari manipolata, perché no, anche dalla stampa. Sotto questo aspetto quindi vedo una tutela anche dei diritti Una certa manipolazione talvolta, ahimè, a danno anche di qualche politico viene fatta.
Quindi, dicevo, è stata felice questa intuizione perché ci ha permesso di accorciare i tempi di trascrizione. Il Comune di Rimini si affidava a ditte esterne per la trascrizione con dei tempi di esecuzione che non permettevano di poter avere direttamente e velocemente il dato dell’intervento.
Mi piace anche poter dire che questa soluzione ha permesso di eliminare quelle pareti fatte di faldoni di carta. Oggi abbiamo la possibilità di vedere intanto i nostri uffici puliti e ordinati (sto scherzando, ovviamente), ma la possibilità di, con un’ottima indicizzazione, vedere l’intervento dell’oratore in maniera precisa all’interno del web e con una facilità di ricerca assolutamente in linea con quelle che sono le necessità che le Smart City, le città intelligenti si prefiggono, cioè aiutare il cittadino ad entrare nel meccanismo amministrativo.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Questo, però, si traduce anche in maggiore trasparenza, perché posso andare... No?
Speaker : INTERVENTO.
Assolutamente sì. Oggi il legislatore nazionale ha puntato molto sulla trasparenza come concetto che garantisce l’esplicazione di quei princìpi costituzionali sanciti dalla nostra Costituzione, cioè trasparenza come possibilità di diritto di uguaglianza, la possibilità di verificare in tempo reale il comportamento dell’amministratore, se vogliamo anche nell’ottica dell’anticorruzione.
Io non credo che la trasparenza si raggiunga attraverso l’immissione in rete di tutti i dati possibili e immaginabili. In questo senso, io credo che sia importante che il legislatore intervenga per ascoltare le esigenze del cittadino – prima si parlava, appunto, del sentiment – quindi ascoltare il sentiment dei cittadini per trovare delle soluzioni tecnologiche che possano garantire l’esigenza del cittadino. Ecco, noi in questo caso l’abbiamo raggiunta grazie, appunto, a questo strumento che ci consente tranquillamente di poter arrivare comodamente e in qualsiasi momento al cittadino direttamente.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Direi una cosa ottima da questo punto di vista. Complimenti. Complimenti all’Amministrazione pubblica di Rimini.
Questo era il Magnetofono. Invece, abbiamo parlato anche in precedenza di MediaMonitor. Io personalmente sono rimasto folgorato da MediaMonitor. Lo dico senza nessun tipo di problema e non perché sono qua. Quindi, sono curioso adesso di vedere come verrà spiegato, nel senso che come ha colpito me immagino che possa colpire, nelle potenzialità straordinarie, tutti coloro che sono presenti quest’oggi.
Prego.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Non mi perderei in troppe chiacchiere e, quindi, condividerei un po’ con tutti, altrimenti rimaniamo un po’ teorici.
Che cos’è MediaMonitor? Come dicevo prima, attraverso tivù, radio e web-tv passa una serie di informazioni, veniamo subissati di formazione. Qui, attraverso una semplice pagina web, noi possiamo accedere a queste informazioni.
Vedete, vicino alla scritta “MediaMonitor” c’è un classico campo di ricerca alla Google, dove possiamo scrivere qualunque tipo di parola, parola, personaggio, argomento di nostro interesse. Visti gli eventi ieri sul GP di Valentino Rossi, pensavo proprio….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Perché è successo qualcosa ieri?
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
C’è stata una ginocchiata. Quindi, ad esempio, una semplice ricerca con la parola “ginocchiata”, che sicuramente non è una parola che viene utilizzata per taggare manualmente….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
È chiaro. Questo è interessante, perché, in effetti, se tu vai su Twitter piuttosto che altro non trovi “ginocchiata” taggato.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Esatto. Quindi, taggare per il nome di Valentino Rossi sarebbe stato molto, molto semplice. “Ginocchiata”, invece, ci dà l’idea di come si possa andare nel profondo delle parole che sono state dette. Attraverso dei semplici strumenti di statistica, ad esempio, possiamo vedere in un arco temporale quanto la parola “ginocchiata” sia stata frequente. Ovviamente c’è un picco negli ultimi due giorni e poi c’è un altro picco in un’altra giornata. Ma se ci concentriamo sull’evento di ieri….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Quella non sarà quella di Valentino Rossi.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Magari la possiamo andare a vedere, che cos’è. Quindi, abbiamo tutti i risultati dall’archivio che noi abbiamo in pancia e possiamo andare a chiamare il video in cui è stata citata la parola “ginocchiata” potendo disporre del testo, ovviamente trascritto automaticamente, sincronizzato con il video. Non so se è visibile. Magari è opportuno tirare un po’ su la tendina. Abbiamo, sotto il video, il testo che scorre con un effetto che possiamo definire karaoke. È la traduzione a livello di fruibilità di quella che chiamiamo sincronizzazione audio-testo o indicizzazione, cioè ogni singola parola è sincronizzata con il video. Non abbiamo l’audio ed è peccato. Magari se avete modo di leggere la trascrizione, vi potete rendere conto….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Sono io che copro il karaoke, perché c’è il pezzo che si scurisce e io sono in mezzo. Mi dispiace.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
No, assolutamente.
Ecco, cosa possiamo fare? Possiamo, ad esempio, anche estrapolare questa porzione di video in cui il commentatore riporta quanto accaduto e per tutti i video frutto della ricerca possiamo andare a selezionare e a ritagliare, sempre da questa pagina web, solo la porzione che ci interessa.
Immagino che questo sia stato l’utilizzo che è stato fatto per un’analisi relativa a Volkswagen o….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Sai che cosa mi fa venire in mente? Che, per esempio – la dottoressa forse ne sa ancora più di noi –, se fossi Valentino Rossi e dovessi capire come difendermi da tutto quello che è stato detto contro di me, ecco che avrei… Giusto dottoressa?
Speaker : PAOLA AMBROSINO.
Certo.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Quindi, per chi fa il vostro mestiere significa avere un’infinità di dati dopo su cui poter lavorare.
Speaker : PAOLA AMBROSINO.
Assolutamente. Diciamo che fino ad adesso era la cosa più difficile tracciare la parte video e la parte radio. Ovviamente i giornali sono lì, si leggono la mattina, si possono ritagliare, fotocopiare, scannerizzare eccetera.
Questo fatto è sicuramente molto importante per la gestione della strategia di comunicazione, per il confronto con il cliente, per la riflessione che dicevo prima, ma anche in occasioni meno critiche. Questa è chiaramente una situazione critica, ma banalmente in questi mesi di esposizione universale, abbiamo avuto come clienti dei padiglioni stranieri. Poter fornire loro un testo scritto, da cui ricavare un piccolo estratto nella loro lingua, in modo da poter condividere l’analisi della rassegna stampa e l’analisi della rassegna video con il loro Paese e con i loro Governi, perché i padiglioni nazionali all’Expo sono l’espressione dei Governi, è stato per esempio un aspetto di grande semplificazione del nostro lavoro, ma anche importante per la sua valorizzazione, in termini, appunto, strategici. Se no uno dovrebbe rivedersi tutto e andare a fare questa summa ogni mattina. Invece questo è un aspetto molto importante quando si ha a che fare con altri Paesi. Le opportunità che questa cosa offre, quindi, sono tante; grazie al cielo non sono sempre critiche, ma possono invece essere delle opportunità….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Possono essere costruttive, non solamente difensive….
Speaker : PAOLA AMBROSINO.
Assolutamente, certo.
Speaker : MARIO SECHI.
Pensate all’applicazione nell’ambiente finanziario, dove le oscillazioni di un titolo spesso sono legate esclusivamente ai rumors e a informazioni che di fatto sono in possesso, anche spesso, di pochissime persone. Avere la capacità di leggere questi dati in tutte le loro forme, quindi dal video fino al singolo tweet dà appunto la possibilità di costruire esattamente il sentiment su un prodotto. Vi faccio un esempio che è venuto fuori in questi giorni: McDonald’s. McDonald’s sta subendo un processo di trasformazione gigantesco a causa del mutamento degli stili di consumo negli Stati Uniti e in Europa.
Tutto questo, probabilmente, poteva essere colto prima, se si fosse analizzato meglio − non c’erano gli strumenti anni fa; oggi ci sono − il rumore di fondo che c’era intorno non al McDonald’s in sé, ma a un certo tipo di alimentazione. Oggi McDonald’s ha il problema − che risolverà, perché è una grande azienda, ovviamente − di modificare il proprio menu. Cioè dalle cose piccole, poi, si può ottenere un quadro generale.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Certo, non c’è dubbio. Non ci sono più i panini di una volta.
Speaker : INTERVENTO.
No. Comunque, a me piacciono. Si vede anche.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
A proposito di MediaMonitor, qual è la visione che voi avete su questo?
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Come è apparso chiaro, credo, dalla discussione di questa mattina, l’evoluzione qual è? È quella di avere a disposizione strumenti più capaci di estrarre e valutare queste informazioni.
Il problema di catturare le informazioni noi riteniamo di averlo risolto con successo, ma ora, di tutte queste informazioni che abbiamo a disposizione, cosa andiamo ad estrarre, cosa andiamo ad analizzare? Quindi, stiamo valutando nuove soluzioni per facilitare il lavoro di un centro di analisi per brand o per soggetti, chi è esperto nella comunicazione. Questo come avviene? Avviene attraverso il percorso successivo, che è quello della text analysis. in quello che il mondo in cui noi trattiamo, cioè quello del trattamento del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale è una parte. Una volta ottenuto il riconoscimento vocale, dobbiamo andare ad analizzare il testo. E qui si apre un mondo, dalla semantica, che è sulla bocca di tutti, ad approcci statistici, ed è il fronte sul quale ci stiamo concentrando anche rinforzando il nostro team con esperti di quello che è il settore che in questo momento ha le maggiori potenzialità, quello del data scientist, cioè un soggetto che ha la capacità di analizzare il dato, ma con una complessità notevole, che va dalla conoscenza tecnologica alla conoscenza di business.
I dati che noi tiriamo fuori sono equivalenti se li estraniamo dal contesto. Ma, nel momento in cui li contestualizziamo, analizzare ciò che viene detto in un call center che gestisce carte di credito è decisamente diverso dall’analisi di un call center che, invece, gestisce la vendita di prodotti per le telecomunicazioni. Qui, per analizzare il dato, bisogna conoscere anche il contesto di business. Ed è il fronte più ambizioso che vogliamo toccare.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Trent’anni, hai voglia, c’è….
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
C’è tempo, speriamo.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Parliamo di BeSmartCall.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
E proprio toccando i call center.
Qui abbiamo prima accennato che viviamo quotidianamente un’esperienza con i call center proprio da utenti, e ad oggi in realtà non c’è una valutazione reale della qualità che è fornita dai call center ma rimane una valutazione della qualità percepita. Peraltro, questa valutazione viene lasciata agli stessi soggetti che forniscono il servizio, che molte volte, anzi nella quasi totalità dei casi, non coincidono con chi vende, cioè chi è l’intestatario del servizio: la società di telecomunicazioni, che vende le carte prepagate o che vende telefonini non gestisce direttamente il call center, ma normalmente fa un’attività di outsourcing e non ha nessuno strumento per monitorare il servizio che viene fornito da questa società e si fida di quelle che sono le analisi e i criteri e le valutazioni date, che spesso si fermano a degli aspetti quantitativi.
Oggi ho ricevuto centomila chiamate, non ne ho persa nessuna, c’è stata un’attesa media di qualche minuto, ma nulla su quanto effettivamente è stato detto durante le conversazioni. Attraverso uno strumento come MediaMonitor – magari se la grafica ci dà supporto – abbiamo anche qui cercato di mettere insieme una serie di informazioni in un unico pannello che chiamiamo “dashboard” che ci dà, ad esempio, informazioni sulle parole più frequenti in tempo reale che sono utilizzate in quel call center. Sui trend, quindi, rispetto alle motivazioni per le quali i clienti contattano il call center normalmente, qual è la differenza? Se sono un call center che gestisce l’ingrosso di carne, se vedo che c’è carne andata a male c’è da preoccuparsi e lo vedo in tempo reale, così come i tempi di attesa combinati anche con il tempo di silenzio degli operatori. Scusate.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Ci vuole l’acqua. Pubblicità! No, scusate, non c’è la pubblicità.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Questo è BeSmartCall!
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Ne approfitto. Vado da Masia e gli chiedo se questo può essere veramente un qualcosa che dà un impulso importante per quelli che possono essere i servizi a distanza.
No?
Speaker : INTERVENTO.
Su questo non vi è alcun dubbio, perché se riusciamo a integrare delle metodologie di indagine o di studio di carattere diretto con delle metodologie indirette, è chiaro che abbiamo una conoscenza non dico olistica – è un aggettivo che piace molto al mio amico Mario –però chiaramente ci dà una mole di conoscenza e di possibilità di formazione, non dico perfetta e totalmente esaustiva o esauriente, questo sarebbe ambizioso, ma chiaramente ci avviciniamo al 90 per cento dalla conoscenza.
Riuscire a spiegare, non solo con un’indagine tradizionale, ma anche con tecnologie di questo tipo che cosa significa che a me quel prodotto non piace è una grandissima ricchezza, perché chiaramente sui social se ne parla, su qualche blog se n’è parlato, qualche media ha citato delle cose.
Da un’indagine tradizionale si dice quale di questi aspetti ti piace o non ti piace e da 1 a 10 dammi un voto. Chiaramente gli aspetti vengono concertati a tavolino e saranno venti o trenta, ma quello che nasce dal fluire inconscio del web e dei media, chi lo sa? Per cui lì c’è veramente una ricchezza straordinaria. Anzi, quella potrebbe essere anche prodromica alla costruzione di indagini sempre più raffinate, perché emergono dei concetti che prima io a tavolino non potevo pensare.
Come interpretare un gelato? È morbido, c’è più panna, non c’è più panna? Benissimo. Magari poi oggi si usano dei linguaggi diversi. Si interpreta in modo diverso. Forse allora devo crescere e pensare in modo diverso perché quei segnali latenti che la tecnologia mi ha messo a disposizione saranno per me utilissimi per costruire migliori indagini.
Per me è veramente, lo dicevo prima, un’opportunità straordinaria di conoscenza personale, ma anche di possibilità di interfacciarmi con un linguaggio più evoluto che è nato dal mondo inconsciamente, ed è straordinario.
Mi.
Speaker : MARIO SECHI.
Veniva in mente una cosa nostra: che sono strumenti che possono servire anche a costruire dei prodotti creativi. Ti faccio un esempio, un format televisivo: oggi il grande problema della televisione generalista tradizionale è che non becca i giovani, ma proprio neanche di striscio, mentre se tu riesci ad ascoltare la rete, a fonderla con l’interpretazione di quello che passa nei media tradizionali (giornali compresi, televisione, radio, eccetera), probabilmente trovi quelli che sono i veri argomenti che oggi possono catturare nuovo pubblico, pubblico che comunque poi spende….
Speaker : INTERVENTO.
Senti, Mario, ci sarà ora la grande sfida di Netflix. Questi strumenti sono fondamentali per capire.
Certo. Basta anche vedere come giovani usano… Al di là che la tv tradizionale non prende più i giovani, proprio il mezzo non prende più i giovani, che vanno sul proprio….
Su altro….
Speaker : MARIO SECHI.
Su altri canali, questo è il punto.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Ecco, infatti. A questo punto, la Pubblica amministrazione: noi in Italia la consideriamo sempre leggermente un passo indietro rispetto ai tempi, invece abbiamo visto che insomma voi, proprio nel concetto di Smart City, avete cercato di….
Il digitale, nella Pubblica amministrazione, che tipo di evoluzione potrà avere?
Speaker : VINCENZO GALLO.
Io credo che sia importante. Credo le Pubbliche amministrazioni si giocheranno un ruolo fondamentale nell’approccio e nella trasparenza con i propri cittadini, proprio puntando sul digitale. Credo che l’accorciamento delle distanze che avviene proprio con l’accesso virtuale al proprio Comune venga garantito da questi sistemi, credo sia il futuro delle amministrazioni. Le soluzioni innovative create con questi prodotti, quindi, sicuramente non potranno che garantire la maggior trasparenza possibile all’operato di una Pubblica amministrazione. E forse, anche se è molto più difficile, anche l’Amministrazione potrà intercettare quello che interessa realmente il cittadino. Così come parliamo di prodotti televisivi...
Speaker : INTERVENTO.
Se tu sei un amministratore pubblico oggi, sopra − mi corregga se sbaglio − il fiume dei servizi essenziali che tu devi...
Setacciare.
C’è tutto un mondo, cioè c’è una popolazione che invecchia. Noi siamo il Paese più vecchio del mondo, insieme a Giappone e Germania. La gente se ne dimentica. Quindi, deve cambiare totalmente l’assistenza e il welfare locale, il trasporto locale. Queste sono cose che determinano un cambiamento pazzesco, ma con un’intensità che non si è mai vista prima.
Vi consiglio un libro di Alvin Toffler. È stato scritto negli anni Ottanta, l’ho riletto. È pazzesco. Ha visto tutto il futuro. La terza ondata. È meraviglioso.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Io direi di chiamare, a questo punto, il papà. Lo possiamo definire un po’ il papà, colui che ha dato il via a questa Cedat, che oggi festeggiamo per i suoi trent’anni: Gianfranco Mazzoccoli.
Benvenuto e complimenti.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Grazie a tutti.
Non vi saluto solo per esigenze televisive.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Io sapevo che te, lei... Ci diamo del tu. Che te saresti venuto anche con una sorpresa. Ce l’abbiamo questa sorpresa oppure no?
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
È in corso di...
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
È in corso di svolgimento.
Allora, ti chiedo una sintesi o, comunque, un tuo giudizio su quello che hai ascoltato, su quello che è stato detto, visto che tu sei colui il quale ha fatto partire questa società. Dì qualcosa anche tu, insomma, su quella che può essere la potenzialità anche nel prossimo futuro.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Innanzitutto permettimi di ringraziare te, ovviamente, il parterre che è sul palco di grandissimo spessore (intanto mi fanno segno dalla regia che la sorpresa c’è veramente). Poi anche il parterre che c’è sugli spalti.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Spalti gremiti. Pubblico delle grandi occasioni. Facciamoci un applauso.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Ecco, fatevi un applauso, perché ve lo meritate.
È il degno coronamento di questi anni di duro lavoro per tutti e probabilmente, cogliendo quello che diceva Mario Sechi, anche della capacità di leggere in anticipo quella che era la prospettiva anche tecnologica.
È stata toccata, in maniera brillante, da tutti gli intervenuti, la difficoltà di arrivare alle nostre elaborazioni, diceva Paola Ambrosino, quella di riconoscere il parlato, quella che più si avvicina all’elaborazione che fa il cervello umano. Quindi, siamo su una frontiera veramente importante ed estremamente complessa.
Quello che vediamo adesso in maniera naturale, quando è passato il video di Valentino Rossi, e non so se avete visto la qualità della trascrizione: era parzialmente impallata, ma era praticamente un riconoscimento vicinissimo al 100 per cento. È una cosa abbastanza impressionante. Vi devo dire che mi è scappato: la claque l’ho fatta io! L’applauso l’ho fatto partire io.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Mi sembra giusto.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Qui abbiamo – non so quanto sia possibile, magari si può seguire anche sui monitor che avete a disposizione – già il resoconto multimediale di quello che si è detto. Vedete che è stata fatta una ricerca e ogni parola è un link e quindi si può scandagliare tutto quello che è stato detto.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Necessità di trasparenza, forte necessità di disporre di contenuti, non solo al proprio interno, ma anche messi a disposizione dei cittadini. Bisogna rispondere in maniera veloce.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Il giornalista che riporta una frase e il politico dice “Ma io quello non l’ho loggata”. Aspetta. Andiamo a vedere. È un classico.
Speaker : ENRICO GIANNOTTI.
Il mondo sta cambiando in questa maniera e ne abbiamo esperienza….
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
È la dimostrazione dell’immediatezza, della capacità….
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Della potenza dello strumento.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Se qualcuno di voi in questo momento dice “No, però c’è stato un passaggio particolare” subito si ha la possibilità, basta mettere una parola, la parola chiave...
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Assolutamente.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Non è che bisogna ricordarsi chissà che cosa. Questo direi che è fondamentale.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Ed è possibile….
Speaker : MARIO SECHI.
Ti voglio vedere a dire “non ho detto così”!
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Esatto.
Questo, infatti, bisognerebbe, per quello che mi riguarda, nel mio campo soprattutto, gli allenatori dopo le partite che dicono “sono stato frainteso”. Insomma, mica tanto.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Proporrebbero una legge per eliminare la tecnologia.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Esatto.
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Poi ovviamente il testo esce su a sottotitolo, quindi è possibile seguirlo, è possibile ritagliarlo. Tutto quello che abbiamo visto si può fare. Il bello è che funziona quando bisogna dare massima pubblicità alle cose che si dicono perché si tratta di un’Assemblea elettiva che ha interesse a trasmettere quello che fa all’interno, a volte ha anche il dovere di trasmettere quello che discute al proprio interno, ma può essere anche, come è stato detto, l’esigenza di verbalizzare ciò che si dice in un ambiente estremamente riservato, che però è indispensabile che rimanga codificato.
Quindi, nel caso di massima trasparenza, nel caso di massima riservatezza, noi ci siamo. Nell’uno e nell’altro caso.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
E per ancora tanti, tanti anni, trenta sono niente. Grazie. (Applausi).
Speaker : GIANFRANCO MAZZOCCOLI.
Grazie a tutti voi.
Speaker : MASSIMO CAPUTI.
Auguri e buon compleanno a Cedat85.
Questo non fa parte della trasmissione televisiva, però prima di salutarvi voglio dirvi che all’uscita vi verrà consegnato il pass per il lunch che si terrà presso la terrazza Ferrari e che si trova nel padiglione Italy, sul lato destro del decumano, dopo il cluster del caffè e davanti al padiglione Argentina. Se vi perdete, siete finiti. Ve lo dico. Quindi, andiamo tutti in carovana.
Ringrazio tutti gli ospiti: la dottoressa Ambrosino, Mario Sechi, Masia, Gallo e naturalmente Giannotti che è il padrone di casa.
Grazie a tutti. Di nuovo auguri e buon pranzo a questo punto. (Applausi).
